La taverna dei sette peccati

Amore burrascoso tra un ufficiale della marina americana e una cantante di tabarin, legata a un losco avventuriero che la sfrutta per imprese poco pulite. Raccogliendo la sfida del rivale, l’ufficiale è coinvolto in una gigantesca rissa. Godibile e movimentato film avventuroso reso memorabile dalla conturbante presenza di Marlene Dietrich. Eccellente il cast di contorno formato da grandi caratteristi hollywoodiani.
(andrea tagliacozzo)

Kid Rodelo

Appena uscito dal carcere, Kid Rodelo si mette in viaggio alla volta di Sheridan, il paesino abbandonato dove ha nascosto l’ingente frutto di una rapina. L’uomo è seguito da tre ex compagni di cella, da una coppia di avventurieri e da una donna aggregata a questi ultimi due. I sette fingono d’accordarsi per un’equa spartizione del bottino, ma poi finiscono per uccidersi a vicenda. Un western di routine. La quarantenne, ma ancora bellissima Janet Leigh era già in precoce declino. Dal ’69 in poi lavorerà soprattutto per la televisione.
(andrea tagliacozzo)

Il bidone

Vita squallida di un bidonista di professione, che vorrebbe cambiar vita ma farà una fine tragica. Uno dei Fellini meno riconciliati, meno «istituzionalizzati». E uno dei più amari, dei più melodrammatici: non meno cattolico del precedente
La strada
e del successivo
Le notti di Cabiria
, ma più cattivo nel suo agghiacciante finale: anzi, quasi un doppio atroce delle storie dei mille simpatici truffatori italiani alla Albertone o alla Gassman. È forse il primo film pienamente tragico di Fellini, dopo la commedia malinconica degli esordi e la poesia chapliniana di Zampanò e Gelsomina. Il tragico vi abita curiosamente puro, senza il grottesco, l’orrido o il barocco dei film successivi; e così puro lo ritroveremo di rado in Fellini (ad esempio nel suicidio collettivo de
La dolce vita
, comunque osservato dall’occhio distante di Marcello). Forse per questo Il bidone è un film negletto, quasi maledetto. E forse per questo (oltre che per la gigantesca interpretazione di Broderick Crawford) fece innamorare di Fellini il giovanissimo critico François Truffaut.
(emiliano morreale)