L’amore e il sangue

Chiassosa avventura ambientata nel XVI secolo: la Leigh è la promessa sposa del giovane principe Burlinson, ma cade nelle grinfie di Hauer e della sua variopinta banda di guerrieri. Grandi dosi di amore e sangue (appunto…), ma è tutto piuttosto sgradevole e disgustoso. Verhoeven (al suo primo impegno americano) in quanto ad audacia non è secondo a nessuno. Conosciuto anche con il titolo The Rose and the Sword. Technovision.

Ancora 48 ore

A San Francisco, durante uno scontro a fuoco, l’agente di polizia Jack Cates uccide un delinquente al servizio di un trafficante di droga. La pistola del criminale, che aveva sparato per primo provocando la reazione del poliziotto, scompare e Jake si ritrova in un mare di guai. Ad aiutarlo ci pensa una sua vecchia conoscenza: il galeotto Reggie Hammond. Stanca ripetizione del film precedente, nonostante il buon mestiere di Walter Hill (qui decisamente meno ispirato del solito).
(andrea tagliacozzo)

Il mio nemico

Due astronavi, guidate rispettivamente da Davidge, terrestre, e dall’alieno Jeriba, proveniente dal pianeta Dracon, si danno battaglia e finiscono per precipitare sull’ostile asteroide Fyrine IV. Alla mercé dei carnivori abitanti del pianeta, i due nemici decidono, anche se a malincuore, di unire le loro forze. Una parabola sulla tolleranza in forma fantascientifica, non banale, a tratti commovente, ben diretta dal tedesco Wolfgang Petersen. Realizzato con un budget notevole, il film fu un insuccesso al botteghino.
(andrea tagliacozzo)

Bambola meccanica modello Cherry 2000

In un futuro dall’aria apocalittica, la maggior parte degli uomini possiede degli splendidi robot-donne che fungono in tutto e per tutto da compagne ideali. Quando Cherry, l’amante-automa del giovane Sam, si guasta improvvisamente, questi, per sostituirla con un modello identico, decide di rischiare e addentrasi nella pericolosa e selvaggia Zona 7. L’atmosfera ricalca un po’ quella della serie Mad Max diretta da George Miller, anche se Steve De Jarnett non possiede sicuramente il talento visionario del collega australiano. A tratti curioso, ma nulla di più. (andrea tagliacozzo)

Il quinto elemento

Racconto esagerato e immaginifico ambientato nel XXIII secolo, in cui uno stanco tassista di Brooklyn si ritrova coinvolto da una strana donna che potrebbe salvare il mondo dalla distruzione. Una giostra visiva di immagini futuristiche, ma la caratteristica migliore del film è il suo senso dell’umorismo. Sfortunatamente, verso la fine diventa un po’ noioso e convenzionale, con il personaggio sopra le righe del presentatore radiofonico (Tucker) che si prende la ribalta. Concepito da Besson durante la sua adolescenza. Super 35.

Il nido dell’aquila

Uno scalatore (Boothe), incaricato da un collezionista (Pleasance) di raccogliere le rarissime uova dell’aquila calva, si avventura sui ripidi pendii della montagna. Ma deve scontrarsi con l’ostile proprietario della zona (Hauer), un reduce del Vietnam. Un mediocre film di stampo avventuroso, con un fin troppo chiaro messaggio ecologista.
(andrea tagliacozzo)

48 ore

Per catturare un pericoloso criminale, fuggito di prigione e deciso a recuperare l’ingente bottino di una rapina, l’ispettore Cates si serve di un ex compagno dell’evaso, lo spigliato galeotto nero Reggie. Fortunato debutto di Eddie Murphy sul grande schermo in un film che fonde abilmente i toni della commedia con quelli del poliziesco veloce e ultraviolento. Nel 1990, Walter Hill ne realizzerà un seguito,
Ancora 48 ore
, con gli stessi Nolte e Murphy come protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Tango and Cash

A Los Angeles, Yves Perret, boss della droga, fa incriminare con prove false due agenti di polizia, Ray Tango e Gabe Cash, che minacciavano di far crollare il suo impero. La coppia di tutori dell’ordine riesce a evadere, decisa a dimostrare la propria innocenza. Un filmetto d’azione stupido e fracassone reso godibile da una buona dose d’ironia. Il regista russo Andrei Konchalovsky, da anni trapiantato negli Stati Uniti, è fratello di Nikita Mikhalkov. Il film è stato terminato da Peter MacDonald, regista della seconda unità, dopo l’abbandono del set da parte di Konchalovsky.
(andrea tagliacozzo)