L’uomo che amava le donne

Al funerale di Bertrand si ritrovano tutte le donne della sua vita. In flashback, ripercorriamo il diario della sua esistenza di innamorato assoluto. «Le gambe delle donne sono i compassi che misurano il globo in tutti i sensi». Truffaut che più Truffaut non si può, con un titolo che solo lui… Alla lontana, il modello è
Il paradiso può attendere
di Lubitsch; ma in realtà Truffaut non è mai stato, di suo, un autore di commedie. Per lui la leggerezza e la grazia sono un’aspirazione, mentre permane sempre un fondo di cupezza, quasi necrofilo, che nell’ultima parte della sua filmografia appare addirittura primario.
L’uomo che amava le donne
è un film sulla morte, con un ritmo sospeso più che lepido, che annuncia il capolavoro La camera verde, una delle sue pellicole più segrete e funebri.
(emiliano morreale)

Giochi proibiti

Durante la seconda guerra mondiale, una bambina parigina rimane orfana e viene accolta da una semplice famiglia contadina; diventa amica del figlio più giovane e condivide con lui un mondo segreto che gli adulti non possono capire. Dramma triste, intenso e commovente, che si guadagnò l’Oscar come miglior film straniero.

I santissimi

Depardieu e Dewaere sono due rozzi delinquenti che si comportano come ragazzini nonostante l’età: commettono crimini insignificanti, terrorizzano e si dividono le donne. Spassosa, spigliata e a tratti poetica disamina sull’alienazione. La Moreau compare per poco nelle vesti di una ex-truffatrice che se la intende coi due ragazzi.

Nuovo cinema Paradiso

Nell’immediato secondo dopoguerra, in un piccolo centro abitato della Sicilia, il piccolo Salvatore, preso a benvolere da Alfredo, un anziano proiezionista, passa gran parte del suo tempo nell’unico cinema del paese. Quando il vecchio perde la vista in seguito a un incidente, il ragazzino prende il posto dell’uomo in cabina di proiezione. Un omaggio nostalgico al mondo del cinema e al modo con cui questo veniva fruito in un’epoca che sembra ormai remota, visto con gli occhi di un bambino. Indubbiamente ben confezionato sul piano puramente estetico-visivo, il film eccede furbescamente in sentimentalismi e stereotipi nostrani (che hanno fatto la fortuna della pellicola all’estero). Esistono due versioni del film: la prima, voluta da Tornatore, fu distribuita senza fortuna; la seconda, sensibilmente accorciata dal produttore Franco Cristaldi, riuscì a ottenere un grande successo che spianò la strada alla conquista (ampiamente immeritata) dell’Oscar come miglior film straniero.
(andrea tagliacozzo)