Lord Of War

Yuri Orlov (Nicholas Cage) è un giovane ucraino trasferitosi a New York con i genitori e il fratello Vitaly (Jared Leto). Resta affascinato dalle armi durante un attentato e comincia così a dedicarsi, anima e corpo, alla lucrosa professione del traffico di pistole e mitragliatori. Insieme al fratello ribelle, batte tutte le zone di guerra utili alla sua «frusciante» causa, dalla fine degli anni Settanta fino alla caduta del muro di Berlino, nel 1989, e oltre, momento più propizio per fare affari con i vari dittatori di tutto il pianeta. In poco tempo diventa uno tra i più grandi trafficanti internazionali d’armi, anche grazie a un canale preferenziale al di là dell’ex cortina di ferro che gli garantisce ogni armamento pensabile a prezzi stracciati. All’apice del successo personale conquista la bellissima modella Ava Fontaine (Bridget Moynahan), la donna dei suoi sogni, e la sposa tenendole però nascosta la sua vera professione. Yuri dovrà poi vedersela con Jack Valentine (Ethan Hawke), un agente dell’Interpol che cercherà di metterlo al fresco e fargli fare i conti con la propria coscienza.

Andrew Niccol
(Simone, Gattaca)
presenta una pellicola dalle molteplici ripercussioni etiche, affrontando una tematica difficile come il commercio internazionale d’armi, raccontato attraverso gli occhi di uno dei suoi artefici e principali beneficiari: il trafficante. Sceglie di farlo con la buona interpretazione di un Nicholas Cage che dosa bene la spirito cinico e quello etico del suo personaggio e di un Jared Leto perfetto nel dar vita al fratello sbandato del protagonista, emblema della debolezza umana. Ma dopo un ottimo incipit con la soggettiva della vita di un proiettile, dalla produzione all’atroce utilizzo, il film si perde in uno zig zag, non sempre entusismante, di grottesca ironia e slanci moralistici. Poco incisiva e alla lunga anche noiosa risulta poi l’onnipresenza della voce narrante fuori campo che, anche se dovuta (visto che il racconto è ispirato a una storia vera), avrebbe potuto essere meglio utilizzata. Un’occasione mancata per realizzare un film di denuncia e analisi profonda e non solo di facile e a tratti scontato intrattenimento, nonostante la regia di Andrew Niccol già autore dell’originale script di
The Truman Show.
La performance defilata di Ethan Hawke fa da cornice a una pellicola al limite dell’anonimo. In puro stile hollywoodiano.
(mario vanni degli onesti)

Le ragazze del Coyote Ugly

Il bancone di un bar aperto tutta la notte può trasformarsi nella ribalta ideale per il coronamento del sogno americano, per chi sia disposto a esibirsi ogni notte a beneficio di una folla di scalmanati. Così la giovane Violet, cantautrice timida e al verde, trova – papà John Goodman permettendo – la maniera per superare l’imbarazzo iniziale, trasformarsi nella reginetta canora del bar newyorkese dove spettacolo, suggestioni erotiche e sbronze fanno tutt’uno, raggiungere la notorietà e innamorarsi come una collegiale. Siamo insomma dalle parti di
Flashdance
e «Papa Don’t Preach» di Madonna, con l’ingombrante aggiunta di una costruzione narrativa suadente e di un montaggio serrato e rutilante. È insomma imbarazzante dover ammettere che un film ipocrita e moralista come questo riesca a mantenere una progressione così calibrata, a rendere credibile la sua improbabile tenerezza e a far digerire allo spettatore la sua indigesta miscela di trasgressione, familismo, retorica spettacolare (the show must go on…) e apologia del successo.
(anton giulio mancino)

Io, robot

Io, Robot

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Del Spooner tra i robot

Il regista Alex Proyas trasforma la trilogia di successo di Isaac Asimov in un film. È Io, Robot, pellicola del 2004 prodotta dalla 20th Century Fox. Dal materiale letterario sono state mantenute le Tre leggi della robotica, cioè le norme che regolano il rapporto tra uomini e robot. Ma ogni altro aspetto delle teorie robotiche di Asimov è stato reinterpretato nella trasposizione cinematografica.

Il film ha come protagonista il detective Del Spooner, interpretato da Will Smith, ed è ambientato nell’anno 2035 a Chicago. I robot sono ormai entrati nella realtà quotidiana di tutti gli esseri umani. Inoltre, sono in arrivo sul mercato i nuovi modelli NS-5, prodotti dall’azienda leader nel settore della robotica U.S. Robots. Spooner, tuttavia, nutre ancora della diffidenza nei confronti dei robot. E quando viene chiamato sulla scena del presunto suicidio del dottor Alfred Lanning, ideatore delle Tre leggi della robotica, qualcosa sembra fuori posto. Insieme alla psicologa Susan Calvin (interpretata da Bridget Moynahan), Spooner inizia a indagare sulla vera natura dei robot. Si tratta solo di paranoie o le ultime tecnologie nascondono una minaccia per l’umanità?

Curiosità sugli sponsor del film

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Audi RSQ
  • La moto che guida Spooner è una MV Augusta F4.
  • L’automobile di Spooner è un’Audi RSQ Sports Coupè. Le altre macchine che compaiono nelle scene, inoltre, sono solo Audi A2, TT e A6 berlina.
  • L’azienda leader U.S. Robots rimanda nel nome alla U.S. Robotics, che esiste davvero: è una società del Gruppo Platinum Equity specializzata nella produzione di apparecchiature per computer. Si chiama così, quindi, in onore di Isaac Asimov.
  • L’impianto Hi-Fi in casa del detective è della JVC.
  • Spooner indossa delle Converse All Star, le quali vengono menzionate più volte.
  • Il robot che incontra il protagonista all’inizio del film costituisce un caso di product placement che riguarda la FedEx.

Quando l’amore è magia – Serendipity

Dopo un incontro casuale a New York Cusack e la Beckinsale passano una serata romantica, ma lei decide che sia il destino a scegliere se dovranno mai rivedersi. Alcuni anni dopo, alla vigilia del suo matrimonio, Cusack è determinato semplicemente a ritrovarla. Adorabile commedia romantica con due attraenti protagonisti e il meraviglioso supporto di Piven e Levy. Buck Henry appare non accreditato.