L’urlo dei comanches

Accusato ingiustamente di omicidio, Davis viene inseguito dallo sceriffo cui sfugge rifugiandosi nell’insidioso territorio dei comanches. Qui salva una donna e suo figlio. Il protagonista (Clint Walker) non è di quelli memorabili, ma la costruzione della vicenda, semplice e lineare, riscatta dall’anonimato l’operazione.

Uno dei tanti western di Gordon Douglas, piccolo e discontinuo autore (ma dal solido mestiere) di B-movies di ogni genere, dalla fantascienza al gangster, dai polizieschi ai bellici. Di lui preferiamo
L’avamposto degli uomini perduti
(1951) e
Rio Conchos
(1965), western notevoli e innovativi, realizzati rispettivamente prima e dopo
L’urlo dei Comanches
. Comprimari d’eccezione Virginia Mayo e Brian Keith, che diventerà famoso come westerner e attore di telefilm.
(anton giulio mancino)

Al centro dell’uragano

In una piccola città degli Stati Uniti, una vedova di mezza età, direttrice della locale biblioteca, si rifiuta di ritirare un libro che la comunità giudica sovversivo. La donna, boicottata dai suoi concittadini, è costretta a lasciare il lavoro. Coraggiosa (ma fino a un certo punto) denuncia della «caccia alle streghe» operata dal senatore McCarthy ai danni di numerosi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Il film sembra voler restare ambiguamente in bilico tra le due fazioni: se da un lato critica l’intolleranza ideologica, dall’altra si guarda bene dal mostrare simpatia verso i comunisti. (andrea tagliacozzo)

Supponiamo che dichiarino la guerra e nessuno ci vada

Un titolo orribile nasconde una decisa satira sui difficili rapporti tra una città di provincia e la vicina base militare fino all’inevitabile punto di rottura. Non ci sono dei veri “buoni” in questo insolito film; non è privo di difetti, ma certamente merita un’occhiata. L’idea fu poi ripresa in Tank. Rititolato War Games per la tv.

I segreti di Filadelfia

Desideroso di fare rapidamente carriera per imporsi nell’alta società, un giovane avvocato sacrifica i princìpi dell’etica professionale per adeguarsi alla corruzione e all’ipocrisia che regna nel suo ambiente. Divenuto celebre, però, l’uomo non esita a difendere un amico ingiustamente accusato d’omicidio. Un melodramma solido nell’intelaiatura, ma proprio per questo anche scontato, malgrado la buona regia di Vincent Sherman e l’ottima interpretazione di Paul Newman.
(andrea tagliacozzo)

Il vento e il leone

Agli inizi del secolo, a Tangeri, uno sceicco rapisce una vedova americana pretendendo dal governo degli Stati Uniti l’eliminazione del sultano del Marocco, che con la sua politica favorisce l’espansionismo coloniale francese e tedesco. Film infarcito degli elementi epici ed eroici da sempre cari al regista e sceneggiatore John Milius. Quest’ultimo rivitalizza lo spirito delle vecchie pellicole d’avventura con un soffio di sensibilità modernità e un grande senso dello spettacolo. Sean Connery tornerà a vestire panni arabi nel 1976 in
Il prossimo uomo
di Richard Sarafian.
(andrea tagliacozzo)

Young Guns – Giovani pistole

Sei giovani teppisti, presi sotto la protezione e inciviliti da un gentiluomo britannico (Stamp), trovano difficile mantenere il proprio equilibrio quando vengono abbandonati a se stessi e scagliati in un impeto di violenza dalla loro nuova recluta William Bonney, che ben presto sarà meglio noto come Billy the Kid (Estevez). Un western pensato in chiave contemporanea, che adotta il linguaggio e le sensibilità proprie degli anni Ottanta ma sconta una trama che presenta tanti buchi quanto alcune delle vittime di Billy. Comunque passabile, con interpretazioni avvincenti. Provate a riconoscere Tom Cruise nei panni di un bandito che viene colpito. Con un sequel.

Arrivano i russi, arrivano i russi

Un sommergibile russo si arena lungo la costa di una piccola isola americana. I marinai sovietici, scesi a terra in cerca di aiuto, si introducono nella casa di una famiglia del posto che, dopo una iniziale diffidenza, decide di dare loro una mano. Una intelligente commedia sulla distensione diretta con mano leggera da Nornan Jewison. Alan Arkin, al suo esordio sul grande schermo, si guadagnò una meritatissima nomination all’Oscar. Nell’87, Rick Rosenthal realizzerà uno scialbo rifacimento del film intitolato
Mamma ho acchiappato un russo
.
(andrea tagliacozzo)

La seconda guerra civile americana

La seconda guerra civile americana dimostra come Joe Dante sia il più intelligente e caustico cineasta statunitense della generazione cresciuta negli anni della guerra fredda. Benché ampiamente rimaneggiato dall’emittente televisiva Hbo che lo produce, il film resta uno dei grandi capolavori degli anni Novanta. Di sicuro la più perfida satira sul conflitto tra capitalismo e povertà, nonché un’impareggiabile riflessione sul fallimento del melting pot americano. Da La seconda guerra civile americana si potrebbero tranquillamente ricavare elementi per sbeffeggiare le tendenze separatiste che con esiti tragici (come nei Balcani) o ridicoli (come nel Nord Italia) hanno caratterizzato la geopolitica della fine del XX secolo e messo in discussione l’ottimismo della globalizzazione. Non mancano naturalmente, come nei migliori film di Dante, bordate alla vocazione guerrafondaia e fascistoide dei militari, alla demenzialità isolazionista della politica o al rimbecillimento collettivo alimentato dai network televisivi. Lo spunto narrativo? Uno degli stati americani (l’Idaho), per protesta contro il flusso di immigrati, è pronto alla secessione. E sarà guerra senza quartiere, come diceva Archer, l’emissario dei Gorgonauti di Small Soldiers . Semplicemente geniale. (anton giulio mancino)

La carovana dell’Alleluja

Nell’imminenza del rigido inverno, una cittadina del West si preoccupa dell’approvvigionamento delle bevande alcoliche. Una carovana di quaranta carri carichi di whisky e champagne parte, scortato dalla cavalleria, per arrivare a destinazione, mentre la Lega della Temperanza tenta d’impedire lo «scempio». Un western comico, a tratti divertente, ma troppo prolisso. Tra gli interpreti, in un piccolo ruolo, compare anche il regista John Sturges.
(andrea tagliacozzo)

Sam il selvaggio

Seguito di
Zanna Gialla
, realizzato nel ’57 dalla Disney e interpretato da Tommy Kirk (tra i protagonisti anche di questa seconda puntata). Due giovani fratelli e una loro amica vengono catturati da un gruppo di indiani. Per rintracciare i tre ragazzi e i loro rapitori, i soccorritori si servono di Sam, un cane provvisto di un fiuto prodigioso. Rispetto al precedente (diretto da Robert Stevenson), questo film di Norman Tokar è più convenzionale e meno felice nella descrizione psicologica dei personaggi.
(andrea tagliacozzo)