Blow Out

Intrigante variazione sul tema di Blow Up (qualcuno l’avrà già capito dal titolo…) ambientata a Philadelphia: protagonista un tecnico del suono che scopre casualmente che quello che sembrava un normale incidente stradale è in realtà un omicidio politico. Appassionante, ma indebolito da alcuni passaggi poco chiari dal punto di vista logico e da movimenti di macchina eccessivamente virtuosistici. Panavision.

Carlito’s Way

Carlito Brigante esce di prigione e vorrebbe rifarsi una vita, ma il suo avvocato lo coinvolge nella vendetta contro un boss mafioso. Uno dei più bei De Palma di sempre, un film in cui il citazionismo (pur presentissimo) è lasciato decantare e in cui domina un sentimento amaro del destino, un’apologia del loser, un sontuoso senso di morte. Anche il più postmoderno dei registi degli anni Ottanta tende a una consistenza dolorosa, e segna la fine del manierismo di quel decennio. Pur impastato di cinema, Carlito’s Way è un film le cui preoccupazioni centrali non sono essenzialmente cinefile. E varrebbe la pena di vederlo solo per ammirare il duetto tra lo stoico Al Pacino e un irriconoscibile Sean Penn nei panni dell’ambiguo avvocato: affascinante, tragico, demoniaco. (emiliano morreale)

The Untouchables – Gli intoccabili

Una pellicola ad alta energia e di forte impatto: questo aggiornamento — firmato da David Mamet — della ben nota serie televisiva narra dei modi (spesso violenti) attraverso i quali l’onesto ma ingenuo agente federale Elliot Ness tenta di sgominare sia la corruzione all’interno della polizia, sia la malavita nella Chicago del proibizionismo. Regia fluida, a tratti persino “fiammeggiante”, e potenti interpretazioni di Connery (nel ruolo — che gli è valso l’Oscar — di un vecchio poliziotto di strada) e di De Niro nei panni di un gigantesco Al Capone. I travolgenti scontri a fuoco, alcuni dei quali citano una celeberrima sequenza de La corazzata PotÍmkin, vi terranno incollati alla poltrona! Fotografia di Stephen H. Burum, ricca partitura musicale di Ennio Morricone. Panavision.

Doppia personalità – Raising Cain

Lithgow è protagonista assoluto dello show qui — letteralmente — con più ruoli di quanti si riesca a contarne in questo esagerato thriller su due fratelli gemelli che non si fermeranno davanti a nulla per procurare bambini per gli esperimenti scientifici del loro padre. Questo ironico esercizio di De Palma (con accenni a Hitchcock, Welles e Michael Powell) è “corretto” con la satira, ma i brividi — e le risatine — non aggiungono granché. Non per i deboli di cuore.

Il falò delle vanità

La vita di un potente manager di Wall Street va in pezzi quando la moglie scopre la sua relazione extraconiugale, e lui e l’amante — coinvolti in un incidente stradale — scappano senza prestare soccorso. Le sfumature e lo spessore del romanzo di Tom Wolfe da cui il film è tratto scompaiono completamente, e i personaggi vengono trasformati in caricature stereotipate. Un penoso spreco di soldi e talento. F. Murray Abraham interpreta il procuratore distrettuale del Bronx. Super 35.

Mission: Impossible

Ingegnoso adattamento in chiave moderna delle vecchie serie televisive di spionaggio segreto, riempito di innovazioni high-tech. L’agente segreto Cruise deve capire cosa è andato storto durante un’importante missione a Praga per stanare i responsabili. Il film perde grinta più volte, per risollevarsi alla fine con un travolgente inseguimento in treno ed elicottero. Le indimenticabili musiche per la televisione di Lalo Schifrin vengono riprese e amplificate di molti decibel. Cruise ha partecipato alla produzione esecutiva. Emilio Estevez compare non accreditato. Con due sequel. Panavision.

Complesso di colpa

La moglie e la figlia di un industriale vengono rapite. Questi, sebbene minacciato dai sequestratori, avverte la polizia, provocando involontariamente la morte delle due. Anni dopo, a Firenze, l’uomo incontra una restauratrice che sembra il ritratto vivente della defunta consorte. Brian De Palma rende omaggio a Hitchcock con un film che ricorda molto da vicino l’intreccio de La donna che visse due volte . Esecuzione raffinata, idee intriganti, ma come al solito il regista si perde nel debordante finale. Gran cinema, comunque. John Lithgow tornerà a lavorare con De Palma nel ’92 in Doppia personalità . (andrea tagliacozzo)

Impara a conoscere il tuo coniglio

L’insolita commedia fu portata a termine per il rotto della cuffia, e rimase per questo gravemente danneggiata. Comincia alla grande con Smothers che decide di liberarsi di una vita troppo inquadrata nel mondo degli affari e diventa un mago che balla il tip-tap, ma poi si perde via. Alcuni momenti mostrano ancora una felice inventiva e alcune idee divertenti. Girato nel 1970.

Home Movies – Vizietti familiari

Sgangherata farsa che rievoca i primi lavori di De Palma. Il complessatissimo Gordon, “una comparsa nella propria vita”, cade nelle grinfie di un egocentrico regista (Douglas) con la mania di filmare ogni momento della sua esistenza, che gli impone una terapia da star: si convincerà ad allontanare la Allen dal suo picchiatello fratello maggiore (Graham). L’idea è originale ma lo svolgimento è fiacco, benché nessuno possa mangiare un hamburger come fa la Allen nel film. Gran parte della troupe è composta dagli studenti di cinema di De Palma presso il Sarah Lawrence College. Titolo alternativo: The Maestro.

Carrie – Lo sguardo di Satana

Oppressa da una madre ossessiva e bigotta, Carrie è diventata una ragazza introversa e complessata, lo zimbello della scuola. La sensibile Sue, compagna di classe della giovane, convince il proprio ragazzo ad invitare Carrie, che non sa di essere in possesso di facoltà paranormali, alla festa di fine corso. Regia virtuosistica di Brian De Palma (da manuale l’uso estenuante del ralenti nella sequenza della festa), anche se la sceneggiatura, tratta dal libro di Stephen King, è tutt’altro che memorabile. Amy Irving, John Travolta e Nancy Allen torneranno, in film diversi, a lavorare con il regista (la Allen, nel ’79, diventerà addirittura sua moglie). (andrea tagliacozzo)

Omicidio in diretta

L’inizio del film vale da solo la visione: piano-sequenza di 12 minuti (ma c’è il trucco) su un Nicolas Cage che deve proteggere un pezzo grosso della Difesa e ci guida su e giù per il palazzetto dello sport in cui sta per aver luogo un match di pugilato che (grazie allo stesso piano-sequenza) sappiamo truccato. De Palma non lascia un attimo di respiro, e sembra davvero che il suo gioco sui punti di vista non sia fine a se stesso. Ma dopo un quarto d’ora il film in pratica finisce: il resto è un ordinario giallo dall’andamento quasi televisivo, una puntata di un qualsiasi telefilm da prima serata. Nicolas Cage non vale granché, ma qui neanche la Gugino e addirittura il superbo Sinise brillano. Qualche impennata in sottofinale, e il sospetto che De Palma sia oramai un prestigiatore e basta. Ma, con l’aria che tira, vogliamo buttar via un quarto d’ora di montagne russe audiovisive? (emiliano morreale)

Ciao America

Greetings , circolato in Italia con il banalissimo titolo Ciao America , segna l’incontro tra la poetica citazionistica e ironica di Brian De Palma – che approderà in seguito al thriller e all’horror – e il cinema militante di stampo sessantottesco. Più che di un ritratto generazionale si tratta di un’opera caotica e centrifuga, che segue parallelamente le vicende di tre balordi, uno dei quali (l’allora quasi esordiente Robert De Niro) è un voyeur che finirà arruolato in Vietnam e costringerà una vietcong a spogliarsi davanti alla sua Super-8. Nelle altre storie si ritrovano invece echi del delitto Kennedy, dai discutibili risultati della commissione Warren fino alla morte sospetta dei testimoni. La Nouvelle Vague, e in particolare Jean-Luc Godard, è il modello evidente di questo mirabile e stravagante divertissement, anche se c’è già tutto il gusto per il grottesco – in chiave goliardica e post-moderna – che caratterizzerà il De Palma maggiore. Ciao America ha un seguito assai più riuscito e interamente giocato sul personaggio di De Niro: Hi, Mom! . Resta indimenticabile, comunque, l’omonima canzone Greetings , che accompagna puntualmente molte delle sequenze. (anton giulio mancino)

Fury

Sesto film del regista Brian De Palma, tratto dal romanzo omonimo di John Farris, autore anche della sceneggiatura. I servizi segreti americani decidono di utilizzare, a scopi militari, individui dotati di capacità extrasensoriali. Il giovane Robin, figlio di un ex agente federale, è uno di questi, ma rimane vittima di un rapimento. Un curioso horror d’azione diretto con sfoggio di grande tecnica da Brian De Palma. Ridondante, esagerato, ma divertente e ricco di pezzi di bravura da parte del regista e del direttore della fotografia, Richard H. Kline. Ottimo Kirk Douglas. (andrea tagliacozzo)

Vestito per uccidere

Kate Miller, ninfomane in cura da uno psichiatra, viene massacrata a rasoiate in un ascensore da una bionda in impermeabile. Testimone dell’omicidio è una prostituta, che insieme al figlio della vittima si mette sulle tracce dell’assassino. Pian piano si intravede la verità: l’autore dei delitti è un travestito. Ma l’ambiguità sessuale coincide con un’identità difficile da definire… Uno fra i più grandi successi di De Palma, Vestito per uccidere è anche il primo di una serie di quattro film straordinari: Blow Out, Scarface e Omicidio a luci rosse . Vero e proprio catalogo della storia del thriller, questa tetralogia getta anche una luce tagliente sul cinema dell’italoamericano: un’opera fatta di figure funzionali, costituita da una successione disorganica di sensazioni stordenti, un esercizio millimetrico di folgorazioni. Vestito per uccidere ha il pregio di esplicitare tutto: l’omaggio a Hitchcock (Psycho in primo luogo) e la struttura della suspense, la centralità della sessualità negli equilibri narrativi (desiderare una risoluzione è desiderare un amplesso) e l’inconoscibilità dell’altro. Certo, al maestro inglese bastavano un detective e uno chignon per immergerci nella spirale di una libido malata. Virtù della segretezza… (francesco pitassio)

Il fantasma del palcoscenico

Una versione moderna del mito del Faust intrecciata con il canovaccio de Il Fantasma dell’Opera . Un mefistofelico discografico (Williams) sottrae un brano musicale a un giovane e promettente cantautore (Finley) che, incastrato dagli sgherri del produttore, finisce a Sing Sing. Fuggito di prigione con la seria intenzione di vendicarsi, il musicista viene orrendamente sfigurato da una pressa per dischi. Il film più eccentrico di Brian De Palma, dove horror (poco), umorismo (in abbondanza) e musica (datata ma splendida) si fondono alla perfezione. Le canzoni del film sono composte dal protagonista, Paul Williams. (andrea tagliacozzo)

Vittime di guerra

Durante la guerra del Vietnam, un plotone americano, comandato dal cinico sergente Maserve, cattura una giovane contadina, che viene stuprata a turno dai soldati. L’unico ad opporsi all’inumano trattamento a cui è sottoposta la ragazza è la recluta Eriksson. Una volta tornati alla base, questi decide di trascinare i propri compagni davanti alla corte marziale. Film di grande impatto visivo ed emotivo, ingiustamente sottovalutato alla sua uscita. Michael J. Fox si dimostra a suo agio anche nel registro drammatico. Bravissimo anche Sean Penn. (andrea tagliacozzo)

Omicidio a luci rosse

A Los Angeles, l’attore Jack, ospitato nello splendido appartamento di un collega, si ritrova a spiare mediante un potente telescopio un’attraente vicina. Quando la donna viene barbaramente uccisa, praticamente sotto i suoi occhi, l’uomo, che nei giorni precedenti l’aveva pedinata, viene incluso nella lista dei sospettati. Un giallo hitchcockiano che è piaciuto ai critici europei. La struttura, però, è sconclusionata (vedere per credere come s’integra nel racconto la lavorazione del video dei Frankie Goes to Hollywood), la risoluzione dell’enigma (come suggerisce il titolo) abbastanza intuibile e Craig Wesson è un interprete inadeguato. Brava, invece, Melanie Griffith nel ruolo della prostituta. Qualche pezzo di bravura, in perfetto stile «De Palma rifà Hitchocock» (la claustrofobia che affligge il protagonista fa il paio con la paura delle altezze del protagonista de La donna che visse due volte ), ma non bastano per fare un grande film. (andrea tagliacozzo)

Mission to Mars

Opera incredibilmente piatta che narra di una missione esplorativa su Marte nell’anno 2020, scandita da incidenti, tragedie e alcune strabilianti scoperte cosmiche. Il film adotta un approccio realistico che presto indebolisce il tutto, con un climax fin troppo didascalico, per quelli che ancora non hanno capito 2001: Odissea nello spazio. Frequente comparsa di marchi commerciali come Dr Pepper. Armin Mueller-Stahl compare non accreditato. Panavision.

Scarface

Il cubano Tony Montana, sbarcato negli Stati Uniti assieme ad altri profughi, si fa rapidamente strada nell’ambiente criminale americano: prima come guardiaspalle di un boss della droga e poi, eliminato quest’ultimo, in proprio. La sua personalità psicotica finisce per provocarne il declino. Maestoso, debordante e violentissimo rifacimento del classico di Howard Hawks, diretto da un De Palma più barocco e delirante che mai. Il regista dilata i tempi della narrazione e accentua il rapporto incestuoso tra il protagonista e la sorella (interpretata da Mary Elizabeth Mastrantonio), già presente nell’originale ma ovviamente mitigato da Hawks per esigenze di censura. Straordinario Al Pacino, che sembra a tratti completamente in simbiosi con il suo personaggio. Sceneggiato da Oliver Stone (che aveva vinto l’Oscar con il copione di Fuga di mezzanotte). (andrea tagliacozzo)

The Black Dahlia

Due detective, Blanchard (Aaron Eckhart) e Bleichert (Josh Hartnett), devono indagare riguardo la truculenta morte (realmente accaduta) di un’aspirante attrice conosciuta come Dalia Nera. La donna è stata brutalmente massacrata sulle colline intorno a Hollywood alla fine degli anni Quaranta e il delitto sconvolse l’opinione pubblica di tutto il Paese. Indagando, i due scoprono che il fidanzato della vittima è coinvolto in qualche modo nel delitto ma si rifiuta di collaborare. Bleichert, intanto, incontra una misteriosa donna, Madeleine Linscott (Hilary Swank), anch’essa legata alla povera ragazza uccisa.