Il texano dagli occhi di ghiaccio

Lungo e violento western che comincia verso la fine della guerra civile: Eastwood è un pacifico agricoltore che si trasforma in fuorilegge quando i soldati dell’Unione sterminano la sua famiglia. Sulla sua testa viene messa una taglia, il che scatena una caccia al gatto col topo simile a un’odissea. Clint ha assunto il ruolo di regista dopo Philip Kaufman, che è figura come co-autore della sceneggiatura. Con un sequel: The Return of Josey Wales (ma senza Eastwood). Panavision. Una nomination all’Oscar alla colonna sonora.

Il pistolero

Il pistolero
di Don Siegel è l’ultimo film interpretato dalla leggenda del western cinematografico per eccellenza, John Wayne. Non è soltanto un magnifico canto del cigno per il più grande eroe hollywoodiano, ma un’analisi struggente – eppure lucida e impietosa – del mito wayniano. Con tutte le sue contraddizioni, dall’idealismo incrollabile alla proverbiale misoginia.

Il passato del pistolero John Bernard Books coincide con quello cinematografico dell’attore: ritornano le immagini di alcuni capolavori come
Il fiume rosso, Un dollaro d’onore e Hondo
, e la sua parabola di uomo del West che regola i conti con tre nemici di vecchia data rimanda esplicitamente a
Ombre rosse
. Solo che stavolta la leggenda cede il passo alla realtà crepuscolare e all’opacità dell’era moderna: l’eroe immortale, come solo in rari casi è accaduto nella filmografia dell’attore, soccombe nel finale.

Involontariamente e drammaticamente autobiografico,
Il pistolero
mostra il protagonista afflitto da un cancro incurabile (il male che tre anni dopo stroncò la vita dell’attore) e raccoglie un cast di gloriose star avviate sul viale del tramonto, come James Stewart e Lauren Bacall. Dà inoltre spazio al giovanissimo Ron Howard, destinato a una futura carriera di regista (
Apollo 13, Il Grinch
).
(anton giulio mancino)

Una calibro 20 per lo specialista

Esordio nella regia di Cimino e uno dei più bei road-movies degli anni Settanta, se non uno dei più bei film americani del decennio tout court. Affogato in tramonti e stradoni, malinconico senza un’ombra di retorica, è figlio legittimo del miglior Penn e del miglior Peckinpah. Ma al barocco preferisce l’epica, la precisa volontà di raccontare una nazione. Il cinema degli anni Settanta sarà anche stato anti-hollywoodiano, ma è stato dominato (molto più che quello dei decenni successivi) dalla volontà di rileggere globalmente le radici di un paese. Ed è stata anche l’ultima volta in cui si sono fatti seriamente i conti con i generi, prima del citazionismo postmoderno. In questa storia di banditi in fuga che recuperano il bottino e cominciano a diffidare l’uno dell’altro, la sceneggiatura è di perfetta solidità e consente alla regia gli slanci lirici esatti. Decadenza e nostalgia non è per Cimino deragliamento e caos: c’è una sorta di classicità antihollywoodiana, di epica della decadenza, di precisione della fine. Nomination all’Oscar per Jeff Bridges. (emiliano morreale)

Cannonball

Comico resoconto della corsa automobilistica già narrata in La corsa più pazza del mondo, con momenti divertenti smorzati da personaggi spiacevoli e da stunt inadatti. Come d’abitudine, molti degli amici e colleghi di Bartel — fra i quali Sylvester Stallone, Roger Corman, Martin Scorsese, Jonathan Kaplan e Joe Dante — appaiono in piccole parti.