Sorrisi di una notte d’estate

Nella Svezia degli inizi del Novecento, la madre della nota attrice Desirèe sta dando una festa nella sua villa. È la magica notte di San Giovanni: varie coppie si dividono e altrettante si riformano, in un girotondo di amori infranti e ritrovati. Una straordinaria commedia, frutto di numerose influenze (dalla classica pochade a Shakespeare), magistralmente orchestrata da Bergman con eleganza e un insolito tocco leggero. Premiato a Cannes nel 1956 «per l’umorismo poetico del soggetto», è il film che fece conoscere il maestro svedese al pubblico internazionale. (andrea tagliacozzo)

Airport ’80

Sulla scia degli altri tre Airport, ma senza la parata di vecchie glorie cinematografiche che aveva caratterizzato i precedenti. Una giornalista americana sale a bordo del concorde New York-Parigi, condotto da un pilota francese e uno statunitense, portando con sé alcuni documenti che comprometterebbero il suo fidanzato, un illustre magnate dell’industria. Durante il volo, l’aereo è fatto oggetto di una serie di attentati organizzati dall’imprenditore. Un film poco riuscito anche sul piano puramente spettacolare.
(andrea tagliacozzo)

Kika – Un corpo in prestito

Storia stravagante, molto adulta, sull’artista del trucco Kika, spirito libero (Forqué, la cui interpretazione è positivamente contagiosa) e gli uomini della sua vita, tra i quali uno scrittore americano espatriato (Coyote) e un evaso psicotico. Almodovar ha dato alla sua attrice preferita, Abril, il ruolo di una vita: quello di una reporter di un tabloid televisivo che perlustra Madrid con una telecamera fissata sulla testa, cercando di catturare atti criminali su videotape. Film molto divertente, esplicitamente sessuale, non tiene il tono elevato fino alla fine, ma rimane fresco e certamente diverso. Sicuramente scioccherà chi non ha familiarità con Almodovar.

Scene da un matrimonio

Ritratto appassionato, rivelatorio e onesto di un matrimonio, della sua disintegrazione e della relazione che segue. La Ullmann e Josephson sono notevoli per tutto il film, intimo e spesso doloroso, realizzato originariamente come sceneggiato tv in sei episodi e ridotto per il cinema dall’autore e regista Bergman. La versione originale dura 299 minuti.

A proposito di tutte queste.. signore

Commedia dal tono surreale, una delle rarissime dirette dal grande regista svedese. Un critico musicale sta per completare la biografia di un grande violoncellista. Recatosi a casa del maestro per chiedergli di eseguire una sua composizione, il critico fa la conoscenza delle numerose donne del musicista: sette, compresa la moglie. (andrea tagliacozzo)

Il settimo sigillo

Sydow, un cavaliere disilluso di ritorno dalla crociate, cerca di risolvere i misteri della vita giocando a scacchi con la Morte, che gli ha offerto ancora un po’ di tempo. Un capolavoro affascinante e assolutamente unico che portò a Bergman il riconoscimento internazionale. Il più noto dei film di Bergman (autore anche della sceneggiatura) non è però il migliore: troppo programmatio il simbolismo e di maniera (ma per i tempi originale) l’ambientazione medievale. Ma dal punto di vista figurativo il film conserva un fascino innegabile, pieno com’è di richiami pittorici (Durer) e scultorei.

L’occhio del diavolo

Per far perdere la verginità a una ragazza che sta per sposarsi, Satana manda sulla terra un suo affascinante emissario, Don Giovanni: ma la missione fallisce perché costui, innamorato della fanciulla, non vuole più sedurla. Il mito dell’eterno seduttore subisce un’interessante metamorfosi ma il film si perde in dialoghi eccessivamente verbosi e e didascalici per il tono leggero e grottesco dell’insieme.

Il sogno della farfalla

Massimo, un attore, ha deciso di non parlare più. Le persone a cui è caro si preoccupano, ma lui non reagisce. Incontra una giovane che conosce un linguaggio fatto di gesti e la sua strana crisi inizia a sbloccarsi. Una delle migliori pellicole del Bellocchio maturo: vette di lirismo delle immagini molto alte fanno da contrappunto alla difficoltà di una pellicola in cui è evidente il rifiuto dell’utilizzo del dialogo.

Il pranzo di Babette

Vincitore dell’Oscar 1987 come migliore film straniero. In un piccolo paesino della costa danese, due mature sorelle, figlie di un pastore luterano ormai defunto, vivono nel rimpianto degli amori che non hanno saputo cogliere in gioventù. Un giorno, decidono di accogliere in casa una giovane francese, raccomandata loro da un vecchio spasimante. Da un racconto di Karen Blixen (firmato con lo pseudonimo Isak Dinesen), un’opera singolare e affascinante, diretta da un regista all’epoca quasi settantenne. (andrea tagliacozzo)

Il posto delle fragole

Uno degli indiscussi capolavori di Ingmar Bergman, all’epoca trentasettenne. In procinto di ricevere l’ennesima onorificenza, un prestigioso e anziano medico fa un bilancio della propria vita e si rende conto che il suo ostinato egoismo l’ha ormai reso drammaticamente solo. Il film, affascinante sia nella tematica che nella resa visiva delle angosce del protagonista, è interpretato da uno dei più grandi registi svedesi, Victor Sjostrom, scomparso nel 1960 all’età di ottant’anni. Nel 1958 la pellicola si aggiudicò l’Orso d’oro al Festival di Berlino. (andrea tagliacozzo)

Persona

Un’attrice (Ullman) si ritira e diventa muta, e un’infermiera (Andersson) si prende cura di lei; le loro menti e personalità si scambiano. Evocativo, poetico, per spettatori perspicaci; l’idea di fondo è riflettere sulla condizione dell’artista: la crisi dell’attrice, rinchiusa in un ostinato mutismo è un’evidente metafora dell’incomunicabilità umana. C’è qualche didascalismo di troppo e i collage di immagini e i filmini scioccanti a inizio e matà film sono piuttosto datati, ma la regia di Bergman è di una precisione chirurgica e le due attrici sono eccesionali. All’epoca fu molto tagliato dall’edizione italiana.

Il volto

Nella prima metà dell’800, in un paese poco distante da Stoccolma, un abile illusionista e sua moglie vengono arrestati e costretti, con la forza, a esibirsi davanti alle autorità locali. Stanco di essere deriso da un medico scettico e da un arrogante poliziotto, l’illusionista si finge morto. Un film ricco di allegorie e metafore, nel più tipico stile del grande regista svedese. (andrea tagliacozzo)