Faccia di Picasso

Massimo Ceccherini è alla ricerca dell’ispirazione per un nuovo film. Il suo produttore suggerisce un’ambientazione spagnola per ragioni di co-produzione internazionale. Però, più il tempo passa, più Ceccherini – con il sostegno e la compagnia dell’amico e collega Alessandro Paci – si fa pessimista sulle ragioni e il valore di girare ancora. Faccia di Picasso dice soltanto un paio di cose, però sacrosante. Lo fa in maniera diretta e, forse, fin troppo esplicita, eppure sincera e condivisibile: in Italia (e pure altrove?) non si può (più) fare cinema, perché ormai tutto è già stato detto; non resta che rifare gli altri, anche se poi ci si trova davanti a un muro bianco (come i protagonisti nel finale, persino leggermente inquietante) di totale fallimento. Sono verità su cui è bene non controbattere, prove alla mano. Ceccherini controlla il film con freschezza e anche con un certo disincanto che lo rende leggero (e un montaggio così spezzettato e schizzato lo si vede raramente nel cinema della nostra penisoletta). Sono almeno due le sequenze che restano: quella dell’incontro con Vincenzo Salemme e quella delle audizioni per la ragazza che deve andare a raccogliere suggerimenti al Dams di Bologna. Nel suo desiderio di cogliere qualcosa che vale, Faccia di Picasso appare più convincente e al passo coi tempi degli ultimi Verdone. Per non parlare del resto. (pier maria bocchi)

Il Trasformista

In un piccolo comune del torinese, un’alluvione porta alla luce un problema con i rifiuti tossici di una discarica. Augusto Viganò, proprietario di una birreria, è il leader di un piccolo gruppo locale di ambientalisti. Durante una manifestazione ferma il treno speciale con il ministro e appare in televisione. Un imprenditore senza scrupoli lo vede e decide di sponsorizzare la sua candidatura in parlamento, nelle liste del Polo. Viganò viene eletto e decide fermamente di portare avanti la sua battaglia politica ed ecologica, ma, appena giunto a Roma, rimane invischiato nel pantano dei giochi di palazzo. Il piemontese idealista verrà cambiato dal potere e dalla politica? Un buon film quello di Barbareschi, scritto bene e interpretato ancora meglio da tutto il cast. Molto divertenti e reali le rappresentazioni del generone romano, secondo cui la politica non si fa nell’Emiciclo di Montecitorio o in Senato, ma bensì nelle terrazze, nei salotti e nelle ville abusive di Sabaudia. Un Barbareschi attore che studia bene la psicologia del suo personaggio, «trasformandolo» durante il film. Per fortuna la pellicola evita di scadere nel buonismo più stucchevole, ma forse avrebbe potuto evitare di rimarcare il solito giudizio qualunquista, secondo cui «sono tutti uguali», a destra come a sinistra. Lo sappiamo, ma ormai è una banalità. (andrea amato)