In questo mondo di ladri

Fabio, Monica, Nicola, Walter e Lionello sono vittime di una truffa immobiliare, impossibilitati persino a cercare di farsi giustizia per vie legali. Così, non rimane loro altro da fare se non trasformarsi da vittime in “carnefici”. Vanzina e il fratello trovano ancora una volta utile rifugiarsi nel solito calderone di gag e sketch. Sempre lo stesso cliché cinematografico, insomma. Ma, sotto sotto, c’è in realtà l’intenzione di agganciarsi, come per Febbre da cavallo — La mandrakata, al passato del padre Stefano.

Un’estate ai Caraibi

Diversi personaggi della nostra Italia si scontrano ai Carabi per un film corale. Roby è un bancario meridionale ipocondriaco. Una lastra ai polmoni segna la sua condanna evidenziando un male inguaribile. Il suo medico, Giacomo, gli dà appena un mese di vita. Prima di morire decide però di andare ai Caraibi. Vincenzo è un dentista di Napoli. E’ sposato con una donna gelosissima che lo tiene sotto controllo. A ragione, perché l’uomo ha un’amante, Anna, sua ex infermiera. Ma non riesce mai a vederla. Angelo lavora come autista per un palazzinaro romano, Remo. In realtà, più che l’autista, Angelo è lo schiavo di Remo. Angelo, con la morte nel cuore, è costretto a rinunciare alle sue vacanze e ad accompagnare il padrone ai Caraibi. Max lavora in una radio privata di Livorno. Fa il disc jockey, in coppia con l’amico Tommy. Max è fidanzato con Laura, una giovane e bellissima commessa. Proprio nel giorno del loro primo anniversario, Max scopre che Laura ha un altro e ha deciso di lasciarlo. Alberto è un romano trapiantato ad Antigua. Trapiantato per modo di dire. E’ stato costretto a scappare da Roma a causa del suo amore per le carte. Oberato di debiti e inseguito dai creditori fugge ai Caraibi.

Volesse il cielo!

Durante un inseguimento per le vie di Napoli, l’auto di un ispettore di polizia sbatte violentemente contro un cassonetto dell’immondizia. Dai rifiuti fa capolino un uomo sulla quarantina che sembra aver perso la memoria per il forte colpo ricevuto. Al commissariato nessuno riesce a risalire alla sua identità e parenti e amici non si fanno vivi: all’ispettore non resta che ospitare l’uomo, la cui ingenuità spinge lui e la moglie a trattarlo come un figlio. Lo «smemorato» non sembra riprendersi e nella sua vita entra Chiara, la più bella e corteggiata fra le colleghe dell’ispettore. Tutto sembra andare per il meglio, finché una serie di circostanze non svelano la vera identità dell’uomo.

Giunto al suo quarto lavoro da regista, Vincenzo Salemme rinuncia ai tratti che maggiormente avevano caratterizzato i suoi precedenti film (la spiccata napoletanità dei protagonisti, la femme fatale, l’amicizia tra uomini) e propone al pubblico una commedia di sentimenti che punta più sulla sceneggiatura (opera dello stesso Salemme) che non su battute capaci di strappare una risata. All’abbandono del registro comico corrisponde la rinuncia a riversare sullo spettatore torrenti di parole: il protagonista del film è uno stralunato e silenzioso osservatore della realtà che lo circonda, nella quale tenta continuamente di scorgere dei punti di riferimento che lo aiutino a ritrovare l’identità perduta. Anche la protagonista femminile, che nei film del regista e attore napoletano ha sempre avuto un ruolo tutt’altro che secondario, è diversa dal solito: rispetto alle varie Herzigova, Ferilli e Arcuri, accanto a cui Salemme ha recitato nei suoi precedenti lavori, Tosca D’Aquino è una bellezza più rassicurante e materna e interpreta con dolcezza un ruolo da donna «normale».

A rovinare parzialmente un film tutto sommato gradevole interviene purtroppo un finale surreale, frettoloso e un po’ tirato per i capelli. Difficilmente
Volesse il cielo!
permetterà a Salemme di conquistare nuovi fan, ma se non altro dimostra che questo regista è in grado di uscire da Napoli, dalla sua lingua e dai suoi cliché per tentare di percorrere strade nuove. La breve apparizione di Ciro Ferrara, Fabio Cannavaro e Vincenzo Montella nei panni di tre senza tetto abilissimi con il pallone manderà in brodo di giuggiole i cinefili-calciofili.
(maurizio zoja)

Natale in India

Il plurindagato faccendiere romano Fabio Detassis cerca in tutti i modi di liberarsi dalla marcatura di Enrico Paci, l’integerrimo magistrato incaricato di indagare sulle sua malefatte. Partito per una vacanza in India in compagnia della moglie e del figlio, vi incontra proprio il rivale, salutista e appassionato di yoga, anch’egli in compagnia del figlio. Raggiunto dal suo avvocato con fidanzata al seguito, incontra sulla sua strada anche due saltimbanchi e un rapper accompagnato dal suo manager. E un dubbio lo assale: come mai suo figlio è onesto e gentile mentre il figlio del magistrato è un pigro mascalzone? La sua memoria torna allora a sedici anni prima, allorché la clinica in cui nacque suo figlio fu colpita da un improvviso black out…

Che bello sarebbe stato, almeno quest’anno, ridere di gusto delle battute di Christian De Sica e vedere la strepitosa mimica di Boldi caratterizzare una macchietta diversa dal solito. O appassionarsi, almeno un po’, alla storia raccontata da Neri Parenti. Niente di tutto questo. Nonostante il grande successo di pubblico fatto registrare durante il primo weekend di programmazione, l’immancabile film-panettone del trio Boldi-De Sica-Parenti si regge su spunti a dir poco esili, scaturiti dalla scarsa vena dello stesso regista e dei cosceneggiatori Fausto Brizzi, Lorenzo De Luca e Marco Martani. Si ride a denti stretti, ma solo a tratti, grazie a battute di una banalità sconcertante che fortunatamente si succedono a buon ritmo, permettendo a un lazzo di De Sica di far dimenticare il precedente frizzo di Boldi (e viceversa). Ma i due campioni del botteghino non sono i peggiori fra i membri del cast assemblato da Parenti. I Fichi d’India ripetono se stessi fino alla nausea, tanto che persino i loro personaggi si chiamano Max e Bruno, proprio come chi li interpreta. Enzo Salvi è un rapper tanto fastidioso quanto scontato nella sua caratterizzazione, così come l’avvocato napoletano interpretato da Biagio Izzo. Forse tra vent’anni diventerà un film di culto, come sembra stia accadendo al suo «antenato»
Vacanze di Natale.
Oggi
Natale in India
è solo un brutto film.
(maurizio zoja)

Matrimonio alle Bahamas

Valentina, figlia di un tassista milanese trapiantato a Roma, vince una borsa di studio e vola a Miami, lasciando a Milano il suo neofidanzato. Tornata a casa per Natale, scopre che lui si è già consolato con un’altra. Tornata negli Stati Uniti, si innamora, ricambiata, di un ricchissimo ragazzo americano, figlio di un magnate della finanza di origini napoletane. I due decidono di sposarsi e la famiglia e gli amici di Valentina vengono invitati alle Bahamas per un matrimonio da sogno. Ne succederanno di tutti i colori.

Bodyguards-Guardie del corpo

Tre guardie del corpo devono badare a una showgirl, un altro al cane di Anna Falchi, il terzo a Luca Laurenti… Una breve premessa. Non si può giudicare un film o un filone in base agli incassi (vecchio discorso liquidato da una battuta di
Cuore
: «Mangiate merda. Cento miliardi di mosche non possono sbagliare»). Però, di fronte alla commedia becera, di cassetta, dei vari Vanzina, Oldoini, Neri Parenti, sarebbe anche scorretto rigettare tutto con sdegno, facendo finta che ogni Natale milioni di spettatori spediscano al cinema la loro controfigura deleteria e che qualsiasi cosa compaia in questi film sia necessariamente schifosa.

Questo per dire che sì,
Bodyguards
è un film di lazzi piuttosto meschini, di tipi che si compiacciono della propria idiozia e di spezzoni di calendari con belle figliole nude-look. Una formula collaudata, di per sé poco interessante. Tuttavia, stavolta, ci sono almeno 20 minuti di grande cinema che ci sentiremmo di consigliare a chiunque. Parliamo della parte di film in cui Boldi finisce per badare il cane di Anna Falchi dentro lo zoo in cui stanno scattando le foto per il prossimo calendario della ragazza. Con modestia ed efficacia, Boldi sottopone il suo personaggio alla parata animalesca con cui si sono cimentati prima o poi tutti i grandi del passato e del presente, dai Marx (
Animal Crackers
) a Jim Carrey, passando per il geniale belga Alfred Machin che, ai tempi del muto, fece della animal comedy un vero e proprio marchio di fabbrica.

Neri Parenti, tutt’altro che stupido, sa che quella è la parte buona del film, e attribuisce ai suoi personaggi nomi in tema (Leone, Pecora, Marmotta sono i cognomi dei tre carabinieri…), suggerendo una similitudine lusinghiera per i suoi attori. Il resto è tette, camei televisivi, battutacce dialettali. Ma se 20 minuti di cinema, coi tempi che corrono, vi sembran pochi…
(giacomo manzoli)

La valigia sul letto

Achille e Brigida vogliono fuggire da una situazione di crisi che li angustia: una crisi economica che si ripercuote anche sulla loro vita sentimentale.
Decidono così di aderire a un programma di “Protezione per i familiari dei pentiti”, che prevede per loro il trasferimento in un’altra realtà geografica dove troveranno una nuova identità, una nuova casa, un nuovo lavoro, lontano da tutto e da tutti.