Fanny e Alexander

Indimenticabile e affascinante saga familiare autobiografica ambientata nella Svezia di inizio Novecento; un compendio della carriera di Bergman (ai tempi annunciato come il suo ultimo film). Scene di gioia, esuberanza, dolore e tormento squisitamente rappresentate, e in gran parte viste attraverso gli occhi di un ragazzino. Prodotto originariamente per la televisione è una sorta di film testamento, girato da Bergman in Svezia dopo cinque anni di esilio volontario per problemi fiscali. E’ una commedia che si colora anche di dramma, dove l’arte bergmaniana perviene a una serena conciliazione degli opposti della vita, vista come uno spettacolo dove tutto può accadere. Quattro Oscar come miglior film straniero e per i costumi, la scenografia e la splendida fotografia di Sven Nykvist. Ridotto da una miniserie televisiva ancora più lunga, che durava 312 minuti. Occhio a Lena Olin nella parte di una cameriera. La storia della famiglia di Bergman viene esplorata anche in Con le migliori intenzioni, Il figlio della domenica e Conversazioni private.

Dopo la prova

Mentre sta preparando la messa in scena di uno spettacolo teatrale di Strindberg, un anziano regista ex donnaiolo rimane affascinato da una giovane attrice, figlia di una sua vecchia fiamma (a sua volta attrice, poi caduta in disgrazia). Nonostante la breve durata, risulta piuttosto impegnativo per lo spettatore, che si dibatte tentando di indovinare come andrà a finire tra i due. Nato come film per la tv: in effetti, la pellicola sembra più accessibile se vista sul piccolo schermo. Ottimi attori, comunque.