Un principe tutto mio

Paige Moran (Julia Stiles), studentessa del Wisconsin, sogna un futuro da medico e vorrebbe lavorare in giro per il mondo. A sconvolgere i suoi piani interviene però uno studente straniero, Eddie (Luke Mably), del quale si innamora perdutamente. Eddie, infatti, è nientemeno che l’erede al trono di Danimarca, un giovane dal futuro già deciso che arriva in America per godersi gli ultimi giorni di libertà. Paige si troverà così a dover decidere se inseguire la sua vocazione oppure rinunciare a tutto per amore del bel principe.

Actors

O’Malley, un attore navigato (Michael Caine) e il suo giovane pupillo Tom (Dylan Moran) trascinano stancamente la loro carriera in un teatro
off
di Dublino. Preso dalla disperazione, il primo prende a frequentare un maneggione (Michael Gambon), proprietario di una bettola e padre di una avvenente aspirante attrice (che O’Malley vorrebbe, neppure tanto segretamente, concupire). Dall’amicizia tra l’oste e l’attore scaturisce l’opportunità di fregare un bel po’ di soldi a un misterioso debitore londinese del primo, giocando sul fatto che i due non si sono mai visti prima. O’Malley dovrà però ricorrere alla complicità di Tom, che finirà, tra mille travestimenti, bugie e inseguimenti, per ritrovarsi non ricco ma vivo e soprattutto innamorato della bella figlia dell’oste (Lena Headey). La nipotina di Tom (l’esordiente Abigail Iversen) saprà trarre tutti dall’impiccio e condurli verso il prevedibile lieto fine.

Invidiabile. Invidiabile commedia scritta da Neil Jordan
(In compagnia dei lupi, Mona Lisa, La moglie del soldato, Michael Collins)
e diretta senza meriti particolari da Conor McPherson, questo
Actors.
Invidiabile perché manca nel cinema italico di oggi questo tocco leggero, questo
divertissement
garbato e coinvolgente. E manca ancor di più ora che anche Nino Manfredi se n’è andato, pure lui come Sordi, senza lasciare veri e propri eredi. No, non ci dimentichiamo dei Verdone, dei Salemme, dei Virzì ma ci è troppo presente l’altro modello di commedia all’italiana, quella dei natali sul Nilo, per non invidiare questo cinema fatto di situazioni, ritmo, garbato umorismo. Certo, se non fosse per il sostegno offerto da Michael Caine, sempre più simile al Barolo per la sua capacità di migliorare con il trascorrere degli anni (siamo certi che apprezzerebbe il paragone ma per piacere non andateglielo a dire), il film non meriterebbe particolare menzione. Ma Caine c’è e quindi noi menzioniamo. Invidiabile.

(enzo fragassi)

Birthday Girl

John è un impiegato di banca insoddisfatto. Ma soprattutto, vivendo in un paese alle porte di Londra, ha difficoltà a trovare una donna. Su Internet scova un’agenzia matrimoniale russa («From Russia with love»…). Arriva la bellissima Nadia che non parla una parola di inglese. Comunicano – molto bene – a letto. Lui si affeziona alla ragazza. Ma un giorno, che lei dice essere il suo compleanno, bussano alla porta due individui russi. Torta e auguri. Uno sostiene di essere un cugino di Nadia, l’altro un amico. John tollera per un po’, poi li caccia: ma i due sono truffatori che, minacciando di uccidere Nadia, obbligano l’impiegato a svaligiare la banca… John scopre che i tre sono d’accordo, che Nadia capisce e parla l’inglese e che è la fidanzata, incinta, di uno dei due. La truffa del compleanno è già stata messa a segno varie volte, in vari Paesi. Eppure tra Nadia, che in realtà si chiama Sofia, è nato qualcosa…

Un’idea accattivante per una commedia che si regge, quasi completamente, sulla protagonista che per buona parte del film è muta (e anche moderatamente senza veli). Oppure parla russo (corso intensivo di otto settimane) con i compari. Nicole Kidman, che nell’ultima stagione è passata dalla divertente follia di
Moulin Rouge!
alla psicosi di
The Others
, è brava e bella. Perfetta tonta quando finge di non capire, sensuale quando capisce benissimo i giochetti sadomaso del bancario frustrato, complice spregiudicata dei due violenti delinquenti, brava mogliettina quando lavora a maglia… E certo, questa volta, non l’aiutano i costumi, né i trucchi, visto che ostenta lividi, graffi e smorfie quando si accapiglia ora con l’uno ora con l’altro. Ma tutto il resto è abbastanza scontato, se non banale. A partire dal finale. John è Ben Chaplin (
La sottile linea rossa, Lost Souls – L’ultima profezia
, niente a che vedere con la famiglia di Charlot), bravo, anonimo colletto bianco che fa footing e legge le riviste porno. Violenti (anche troppo) i due «cugini» russi Yuri (Vincent Cassel,
I fiumi di porpora, Il patto dei lupi
) e Alexei, il regista francese Mathieu Kassovitz (il Nino de
Il favoloso mondo di Amelie
, ma anche regista de
I fiumi di porpora
e
L’odio
). Il film è davvero un affare di famiglia inglese: il regista Jez Butterworth è anche sceneggiatore con Tom, mentre Steven è il produttore. Curiosità: il film, sebbene ambientato in Inghilterra, fu girato (a più riprese per gli impegni dei vari protagonisti) in Australia, per consentire alla Kidman di stare vicino all’allora marito Tom Cruise, sul set di
Mission Impossible II
.