La via dei giganti

Storia di risse alla DeMille ambientata durante la costruzione della prima ferrovia transcontinentale; McCrea (l’eroe), Donlevy (il cattivo) e Stanwyck (con un forte accento irlandese!) presa tra McCrea e il piacente piantagrane Preston. Scene d’azione, incluso uno spettacolare scontro tra treni, attacchi indiani e seguenti salvataggi a cavallo lungo la ferrovia sono d’obbligo.

L’avventuriero di Burma

La coppia Stanwick-Ryan, già nobilitata da Fritz Lang ne
La confessione della signora Doyle
del 1952, torna in un’avventura ambientata nell’esotica Birmania, dove il protagonista (Ryan) è un uomo che si trova coinvolto in strani commerci ed è ingiustamente braccato dalla legge. Il film, comunque, non è all’altezza del cast e del suo regista.
(andrea tagliacozzo)

Colpo di fulmine

Un giovane glottologo, che assieme a un gruppo di sette professori sta redigendo un’enciclopedia, s’imbatte in un’attraente spogliarellista, legata a un temile gangster. Lui vorrebbe studiare il gergo da strada parlato dalla donna, mentre a lei interessa far perdere le proprie tracce alla polizia. Una scatenata screwball comedy (commedia in cui una donna dal carattere forte finisce per stravolgere la vita del protagonista maschile) nel più tipico stile di Howard Hawks. Comunque si sente, e non poco, anche il tocco di Billy Wilder, autore, assieme a Charles Brackett, della sceneggiatura del film.
(andrea tagliacozzo)

Arriva John Doe

Studio sociale troppo lungo ma interessante, con l’ingenuo Cooper assunto per stimolare una spinta di buona volontà nazionale a beneficio del politico corrotto Arnold. Il prolisso idealismo non può cancellare gli ottimi personaggi; non mancano i soliti tocchi alla Capra inneggianti al populismo. Praticamente tutte le copie esistenti (dalla seconda uscita) durano 123 minuti. Disponibile anche in versione colorizzata.

La regina del Far West

Un allevatore, trasferitosi assieme alla figlia e alle mandrie in una ricca regione del Montana, trova l’aperta ostilità degli indiani Piedi Neri. In realtà, i pellerossa sono sobillati da un bieco avventuriero che vorrebbe impadronirsi delle terre del mandriano. Un western di routine con Ronald Reagan, futuro Presidente degli Stati Uniti, nel ruolo – improbabile – del figlio del capo indiano. Allan Dwan tornerà a dirigere Barbara Stanwyck l’anno seguente in
L’avventuriero di Burma
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(andrea tagliacozzo)

La fiamma del peccato

Una voce si snoda su un magnetofono, per raccontarci sin da subito quello che «è già stato» e che in ogni caso «doveva essere»… È la cronaca della discesa nell’abisso di un agente di assicurazioni (Fred McMurray), convinto da una donna (Barbara Stanwyck) ad uccidere il marito di lei, per riscuotere poi il denaro di un’assicurazione con «doppia indennità». In altri termini il racconto dell’attuarsi di un implacabile destino di fallimento e tradimento, nel momento in cui il piano dei due amanti diabolici viene svelato dall’investigatore della stessa compagnia di assicurazione (Edward G. Robinson), amico fraterno (e neppure tanto velato «super Io») dell’assassino… Da un racconto di James Cain, ma sceneggiato da Raymond Chandler, questa pellicola di Billy Wilder è forse quello che si potrebbe definire il film noir per eccellenza. Lo è non solo per la collaborazione tra il regista e il più grande scrittore del genere in questione, ma per il suo voler raccontare l’ineluttabile attuarsi del fato attraverso la tipica struttura a flashback, narrata da una voce in fondo «già morta» (come poi più esplicitamente nel successivo capolavoro del regista, Viale del tramonto, e in altri grandi film con «morto che parla» del cinema americano anni Quaranta, quali Lettera da una sconosciuta di Ophuls o Monsieur Verdoux di Chaplin). Lo è perché a starci attenti nessun altra ha saputo incarnare la seduzione mortale della dark lady di turno quanto la Barbara Stanwyck del film, con quelle sue labbra turgide e sempre inumidite. E lo è poi per quel disincanto e pessimismo che i film noir dell’epoca sapevano nascondere, proprio all’interno della produzione della Hollywood classica. Ma c’è un valore aggiunto a tutto questo, ed è il cinismo e l’ironia dell’autore, il marchio del grande Billy Wilder. Ne La Fiamma del peccato la seduzione del sesso e del denaro sono un tutt’uno indissolubile, ma la trappola che innesca l’abbaglio del mondo capitalistico, ci insegna sempre Wilder, si assume innanzitutto nella forma della maschera e del travestimento, attraverso la quale ogni facciata nasconde sempre il suo contrario, in un gioco impietoso. Di qui l’inconfondibile stile di Wilder, il regista capace di dirci, con falsa semplicità e magari nel camuffamento di una risata, le cose più terribili. (michele fadda)

Passione – Il ragazzo d’oro

Un giovane, promettente musicista, rivela improvvisamente insospettate doti di pugilatore e viene convinto da un organizzatore a darsi al professionismo. Una serie d’incontri vittoriosi portano il giovane a conquistare in breve tempo fama e successo. Tratto da
Golden Boy
di Clifford Odets, il film segnò il debutto cinematografico di William Holden, capace di tenere testa alla solita ottima Barbara Stanwyck. Raffinata la regia di Rouben Mamoulian.
(andrea tagliacozzo)

Quaranta pistole

Tombstone è nella mani di Jessica Drummond, ricca proprietaria terriera, che si avvale di un esercito di quaranta uomini per compiere le sue prepotenze. Il governo, preoccupato per alcuni episodi di violenza verificatosi nella cittadina, decide di inviare sul posto l’agente Glenn Bonel per compiere alcune indagini. Un western d’autore, apparentemente ascrivibile nella tradizione del genere, in realtà realizzato con uno stile molto moderno da un grande artigiano (nonché innovatore) della cinepresa come Samuel Fuller.
(andrea tagliacozzo)

Il terrore corre sul filo

Un uomo, sposato alla figlia di un ricchissimo industriale, progetta l’assassinio della moglie, costretta a letto da una grave malattia. Quest’ultima, intercettando casualmente una telefonata, viene a conoscenza del piano ordito ai suoi danni. Un thriller psicologico che offre un notevole crescendo di tensione, anche grazie alla magistrale interpretazione della Stanwyck (candidata all’Oscar, ma senza fortuna).
(andrea tagliacozzo)

Titanic

Nel 1912, sullo sfondo della tragedia del Titanic, si compie un dramma familiare: una coppia, dal rapporto completamente deteriorato e ormai in procinto di sciogliersi, si contende i figli. Quando la donna rivela che uno di loro è nato da una relazione adulterina, il marito entra in crisi. Un buon cast, in cui spicca un convincente Clifton Webb.
(andrea tagliacozzo)