Via col vento

Nel profondo Sud, durante la guerra di Secessione, la giovane Rossella s’innamora del cugino che però le preferisce la cugina Melania. Al termine del conflitto, Rossella sposa Rhett Butler, affascinante avventuriero, ma il matrimonio si rivela tutt’altro che tranquillo. Dall’omonimo romanzo di Margareth Mitchell, uno dei film più celebri della storia del cinema, mastodontico nel suo sfarzo scenografico, nell’impianto narrativo e nella sua interminabile lunghezza. Com’era prevedibile, si aggiudicò numerosi Oscar, tra i quali quelli per il film, la regia, l’attrice protagonista (Vivien Leigh) e quella non protagonista (Hattie McDaniel, la prima nera a conquistare il premio). Gable, invece, si vide soffiare lo statuetta da Robert Donat, candidato con
Addio Mr. Chips!.
(andrea tagliacozzo)
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Dietro la porta chiusa

In Messico, una giovane americana conosce un architetto vedovo e se ne innamora. Dopo breve tempo i due si sposano, ma la donna non tarda ad accorgersi che il marito si comporta in modo strano. Soggetto a frequenti crisi nervose, l’uomo crede di aver ucciso la prima moglie. Uno dei migliori film americani di Fritz Lang, un affascinante thriller psicologico ricco di richiami espressionistici. Magistrale, in questo senso, la fotografia di Stanley Cortez.
(andrea tagliacozzo)

Seduzione mortale

Frank Jessup, infermiere accorso una sera in casa Tremayne, seduce la figlia dei padroni di casa, Diane. O è il contrario? La piccola Tremayne coinvolge il perplesso paramedico in una spirale delirante, verso un’inattesa conclusione.

Preminger ha diretto molti film. E molte opere teatrali. A Vienna e a Broadway. Questo robusto ebreo viennese, talmente smagato da interpretare un ufficiale nazista in
Stalag 17
(1953) del concittadino Wilder, è uno dei pochi cineasti a utilizzare lo spazio cinematografico come una gomma da masticare. Guardando alle scene cinematografiche con la curiosità con cui il figlio di un procuratore absburgico osserverebbe il chewing-gum, Preminger impernia i propri drammi su un conflitto di caratteri; lo spazio deve adattarsi all’enormità di questi personaggi e alla violenza dei loro conflitti. Sicché l’impressione è di assistere a un corposo dramma teatrale, sulla cui scena gli attori si muovono con elegante nonchalance, la macchina da presa dietro di loro: non a caso uno dei suoi capolavori è il dramma giudiziario
Anatomia di un omicidio
(1959). La scena primaria di Preminger è un’aula di tribunale. È così per
Vertigine
(1944), o per la costruzione perversa di
Fallen Angel
(1945). Ma, forse, mai come nel lancinante
Seduzione mortale
Preminger era giunto a soffondere un’atmosfera talmente venefica. In fin dei conti basta prendere un incipit da noir, spostarne il baricentro verso la commedia rosa e progressivamente accenderne i colori verso il melodramma più fiammeggiante. Basta saperlo fare. E avere Bob Mitchum e Jean Simmons a sostenere l’edificio.
(francesco pitassio)