Baciami, stupido!

Uno dei capolavori di Wilder, e probabilmente il film in cui ha davvero «passato il limite»: il limite della commedia «brillante», della ferocia controllata, del bon ton. Di certo una delle commedie più divertenti e dal ritmo più scatenato degli ultimi cinquant’anni, ma soprattutto una delle pellicole più tremende sull’America (e non solo), al livello del coevo Dottor Stranamore di Kubrick nel nichilismo e nella nera visione del sesso (infatti non ebbe alcun successo). La «sacra famiglia» americana si dissolve qui in una vicenda di lubitschiana immoralità, che vede un marito e una moglie letteralmente disposti a vendersi e a prostituirsi per conquistare un briciolo di celebrità. La perfezione sta nell’assenza di compiacimento, nella supremazia del gusto e della lucidità nonostante tutto. Indimenticabili Dean Martin, dall’autoironia tutta italiana, e la conturbante Kim Novak col diamante nell’ombelico. Curiosamente, il soggetto è tratto da un vecchio testo teatrale italiano (di Anna Bonacci). (emiliano morreale)