Il ladro di Bagdad

Fairbanks è inaspettatamente (inusualmente) aggraziato (e suadente più che mai) in questa raffinata pantomima ispirata a Mille e una notte, concepita per raggiungere un effettivo senso di meraviglia. Piuttosto lungo, ma mai noioso; uno dei più fantasiosi tra i film muti, con imponenti scenografie di William Cameron Menzies. Rifatto tre volte (finora…).

Gli amanti della città sepolta

L’evaso Wes McQueen torna a far parte della vecchia banda per partecipare a un’ultima rapina; poi lascerà la via del crimine e sposerà la bella Ann. Durante il colpo, i compagni gli tendono un tranello. Ma Wes non si fa prendere di sorpresa. Buon remake in chiave western di Una pallottola per Roy , realizzato dallo stesso Raoul Walsh nel 1941. La Mayo tornerà a lavorare nei tre successivi del regista: Furia umana, Sabbie rosse e Le avventure del capitano Hornblower . (andrea tagliacozzo)

Bambola meccanica modello Cherry 2000

In un futuro dall’aria apocalittica, la maggior parte degli uomini possiede degli splendidi robot-donne che fungono in tutto e per tutto da compagne ideali. Quando Cherry, l’amante-automa del giovane Sam, si guasta improvvisamente, questi, per sostituirla con un modello identico, decide di rischiare e addentrasi nella pericolosa e selvaggia Zona 7. L’atmosfera ricalca un po’ quella della serie Mad Max diretta da George Miller, anche se Steve De Jarnett non possiede sicuramente il talento visionario del collega australiano. A tratti curioso, ma nulla di più. (andrea tagliacozzo)

Sopravvivere coi lupi

Durante la seconda guerra mondiale, quando i tedeschi invasero il Belgio, un uomo e una donna riuscirono a salvare la vita alla loro bambina, affidandola ad una famiglia di cattolici. Questa bambina era Misha Defonseca e, nonostante lo scampato pericolo della deportazione, dovette sopportare le umiliazioni della famiglia adottiva. Stremata dalla situazione, decide di scappare e di attraversare mezza Europa alla ricerca dei genitori. Nella foresta tedesca entrò a far parte di un branco di lupi che la adottarono..

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini

Gli dei della mitologia greca rivivono nel mondo moderno e danno vita a una nuova razza di giovani eroi, per metà mortali e per metà divini.  Percy, figlio adolescente di Poseidone, è sospettato di aver rubato il fulmine di Zeus, l’arma più potente dell’universo. Per provare la sua innocenza, il ragazzo intraprende un viaggio attraverso il continente, per catturare il vero ladro e salvare la sua famiglia dalle grinfie mortali del dio greco Ade.

North Face

Essere il primo a scalare il famoso, famigerato versante nord dell’Eiger – è questo il sogno di molti alpinisti di tutta Europa nell’estate del 1936. Neanche i due alpinisti più grandi della Germania, Toni Kurz e Andi Hinterstoisser, riescono a pensare ad altro. Sono convinti che possono farcela, anche se molti tentativi per scalare il “muro assassino” sono finiti in tragedia. E ad attendere coloro che arriveranno per primi in cima non c’è solo il prestigio sociale, ma anche l’oro olimpico… Mentre si preparano ai piedi del versante nord, Toni e Andi s’imbattono inaspettatamente in Luise, una vecchia fiamma di Toni. Ora è una giornalista, ed è venuta con il suo collega Arau, un sostenitore del regime, per un servizio sulla prima scalata. Toni ama ancora Luise, ma lei sembra essersi invaghita dell’affascinante Arau. Toni, sconsolato, parte per la scalata con Andi, con alle calcagna i due austriaci Willy Angerer ed Edi Rainer. All’inizio va tutto per il meglio, ed entrambe le cordate fanno un’ottima scalata. Dalla terrazza del Grand Hotel ai piedi dell’Eiger, vengono osservati da una folla rapita di fan e dalla stampa mondiale – inclusa Luise, che capisce che Toni è il suo vero, unico amore. Ma poi gli alpinisti perdono il loro vantaggio sulla montagna: Willy viene colpito in testa da alcuni massi, cambia il tempo e i quattro alpinisti sono costretti a tornare indietro. Sembra che la montagna vincerà ancora. Mentre una lotta disperata per la sopravvivenza si consuma sul versante nord, Luise decide di andare ad aiutare l’uomo che ama. Comincia la sfida contro il tempo e le forze della natura…

Krull

Nel pianeta Krull, la principessa Lyssa, figlia del re e fresca sposa del primogenito di un altro sovrano, viene rapita dai feroci e sanguinari accoliti di una orrenda creatura. Per ritrovarla, il principe Colwyn, marito della giovane, si fa aiutare da un vecchio mago e da un piccolo esercito formato da nove spostati. Buoni gli effetti speciali, ma la storia è fiacca e il film, fin troppo prolisso, alla lunga finisce per stancare. (andrea tagliacozzo)

La foresta di smeraldo

Nella foresta amazzonica, un ingegnere americano cerca di ritrovare Tommy, il figlio rapitogli dieci anni prima da una tribù locale. Ma il ragazzo, cresciuto con amore dagli indios, è ormai diventato uno di loro. Realizzato da John Boorman con grande senso dello spettacolo, un film davvero suggestivo, in cui il tema ecologico è sviluppato in maniera originale e senza un filo di retorica. Efficace l’interpretazione del figlio del regista Charley Boorman nel ruolo di Tommy (il padre lo aveva già diretto, giovanissimo, in Un tranquillo week end di paura). La sceneggiatura porta la firma di Rospo Pallenberg, che per Boorman aveva in passato scritto il copione di Excalibur . (andrea tagliacozzo)

Cannonball

Comico resoconto della corsa automobilistica già narrata in La corsa più pazza del mondo, con momenti divertenti smorzati da personaggi spiacevoli e da stunt inadatti. Come d’abitudine, molti degli amici e colleghi di Bartel — fra i quali Sylvester Stallone, Roger Corman, Martin Scorsese, Jonathan Kaplan e Joe Dante — appaiono in piccole parti.

Vento selvaggio

Baracconata roboante di DeMille sulle navi di salvataggio in Florida, con la Goddard nella parte della focosa bellezza del Sud, Milland e Wayne che combattono per lei e Massey nel ruolo di un cattivo ripugnante. Esaltanti le scene subacquee, con effetti speciali da Oscar. Milland è bravo in questa insolita caratterizzazione.

Daylight – Trappola nel tunnel

Buon film catastrofico vecchio stile, costruito in modo stereotipato. Stallone è un poveraccio che lavora per il pronto intervento medico di New York: quando un’enorme esplosione distrugge il tunnel che passa sotto il fiume Hudson, si lancia in azione per salvare un gruppetto di sopravvissuti che sono rimasti intrappolati. Acrobazie circensi e grandi effetti speciali. C’è anche Sage, il figlio di Stallone, nei panni di un giovane arrogante e sedicente artista che viene sbattuto in prigione. Una nomination agli Oscar per il comparto delgli effetti sonori.

Malone, un killer all’inferno

Capitato quasi per caso in una zona dello Stato del Mountain, Malone, ex agente della CIA, apprende dal proprietario di un officina che il ricco Delaney, usando mezzo illeciti e violenti, vuole impossessarsi di gran parte della vallata. Malone scopre che l’uomo, fanatico razzista, sta organizzando un complotto per sovvertire i vertici del Paese. Classico veicolo poliziesco costruito su misura per le doti di Burt Reynolds. Purtroppo la simpatia dell’attore non riesce a far dimenticare la mediocrità dell’insieme. (andrea tagliacozzo)

L’uomo di Hong Kong

Liberamente ispirato a un romanzo di Jules Verne, il film racconta di un miliardario annoiato, desideroso di sfidare la morte, che stipula un’assicurazione sulla vita a beneficio della fidanzata. L’incontro con una splendida spogliarellista gli fa tornare la voglia di vivere, ma intanto la madre della sua ragazza progetta di eliminarlo. Spunti divertenti si alternano a momenti di stanca. (andrea tagliacozzo)

L’uomo di Rio

Il soldato Adrien, tornato a Parigi in licenza per rivedere la fidanzata, scopre che la ragazza è stata rapita assieme a un eminente studioso d’archeologia. Le tracce dei rapitori portano il giovane fino in Brasile dove, dopo aver corso il rischio d’essere ucciso, riesce finalmente a liberare la ragazza. Ma li aspetta una clamorosa sorpresa. Una simpatica e vivace commedia costruita su misura sulle caratteristiche peculiari di Jean-Paul Belmondo. Il regista de Broca tornerà a dirigere l’attore nell’altrettanto divertente L’uomo di Honk Kong . (andrea tagliacozzo)

Omicidio nel vuoto

Film d’azione solido ma prevedibile, con il poliziotto americano Snipes che dà la caccia ad alcuni criminali paracadutisti intenzionati a sottrarre delle informazioni ad alcuni agenti segreti della narcotici, per rivenderle ai boss della droga. La sceneggiatura è ridicola, ma ci sono abbastanza acrobazie volanti mozzafiato che riuscirete comunque a divertirvi.

Senza esclusione di colpi

L’aitante pilota militare statunitense Frank Dux, addestrato dal giapponese Tanaka alla pratica delle arti marziali, vorrebbe partecipare all’annuale torneo di Kumité che si tiene a Hong Kong. Nonostante il superiore gli abbia negato il permesso, l’americano approfitta di una licenza per recarsi in Oriente ed iscriversi alla gara. Non male nel suo genere, anche se lontano dai modelli di Hong Kong ai quali chiaramente si ispira. Non a caso per i suoi film migliori – Maximum Risk e Double Team – Van Damme si rivolgerà in seguito a due registi dell’ex colonia inglese, Ringo Lam e Tsui Hark. (andrea tagliacozzo)

Mosquito Coast

Le vicende irresistibili e romanzate di un inventore iconoclasta e idealista (Ford in una interpretazione eccezionale) che porta la sua famiglia in un remoto villaggio dell’America centrale per creare la sua incredibile utopia… e giocare a fare Dio. Non per tutti, dato il personaggio insopportabile di Ford (anche se è ancora più insopportabile nel romanzo di Paul Schrader). Pellicola seria ed emozionalmente coinvolgente. Due nomination ai Golden Globes.

The legend of Zorro

Photogallery
Seguito de La maschera di Zorro, girato nel ’98 da Martin Campbell (Vertical Limit, 007 Goldeneye e il prossimo episodio della serie, Casino Royale), The legend of Zorro riprende la storia dieci anni dopo il matrimonio tra don Don Alejandro De La Vega (Antonio Banderas) e la bella Elena (Catherine Zeta-Jones). Scopriamo così che nel frattempo è nato e cresciuto un vispo ragazzino, Joaquin (Adrian Alonso), che già mostra innate affinità col padre, di cui però ignora la doppia identità. Sullo sfondo, l’adesione della California all’Unione degli Stati americani. Zorro vorrebbe continuare a difendere gli oppressi almeno fino a che lo storico processo di unione non sarà stato completato; come ogni moglie preoccupata del marito che trascorre troppo tempo lontano dal focolare domestico, Elena vorrebbe invece che lui appendesse definitivamente la maschera al chiodo. La lite che segue sfocia nel divorzio. La bella Elena, tornata libera da impegni coniugali, non tarda a suscitare l’interesse di un aitante aristocratico francese appena arrivato in città, il conte Armand (Rufus Sewell). La situazione si complica quando Zorro scopre che il suo rivale in amore è anche a capo di una pericolosa setta segreta, i Cavalieri d’Aragona, intenzionata a osteggiare con ogni mezzo il processo di adesione della California all’Unione.
Assorbito il travaso di bile per lo sfarzo che trasuda da ogni inquadratura, mestamente messo a confronto con i conti della serva cui sono spesso obbligati i filmaker indigeni più talentuosi, il giudizio su questo Zorro in versione domestica, lacerato tra le gioie borghesi e l’impegno civile, non può che essere a sua volta duplice: 7 per – appunto – la ricchezza dell’apparato scenico, la spettacolarità delle azioni, la recitazione professionalmente ineccepibile dei due protagonisti (lui, tuttavia, segnato da pesanti borse sotto gli occhi, un po’ bolso per tutte quelle acrobazie; lei sempre strizzata in corpetti da togliere il fiato o nascosta da ampie palandrane); non oltre il 5 la storia e il contesto in cui si sviluppa, al servizio della solita retorica dei buoni sentimenti, con i cattivi cattivissimi e i buoni buonissimi, la bandiera americana sempre in primo piano e quell’odore di torta al formaggio che sembra aleggiare in sala anche quando sullo schermo scorrono pazzi inseguimenti e botte da orbi. Del resto, ci aveva già pensato zio Walt (Disney) molti anni fa a purgare il personaggio del vendicatore mascherato creato da Johnston McCulley di tutte le sue sfumature più controverse. Solo una pennellata di sana ironia contribuisce a strappare un definitivo 6 (ma il barattolo di popcorn ve lo dovete pagare a parte). (enzo fragassi)

Damasco ’25

La compagnia di Bogart produsse questa parafrasi ben fatta anche se superficiale di Casablanca con Bogie nella parte di un mercante d’armi, che è l’uomo più potente di Damasco nel 1925, in competizione con l’ufficiale francese Cobb per l’amore della Toren. Un buon cast di supporto aggiunge sapore.

L’ultimo dominatore dell’aria

Aria, Acqua, Terra, Fuoco. Quattro nazioni legate tra di loro dal destino, fino a quando la Nazione di Fuoco non dichiara guerra alle altre. E’ passato ormai un secolo senza la speranza di cambiare questa deriva di distruzione. Tra combattimenti e atti di coraggio, Aang (Noah Ringer) scopre di essere l’unico Avatar in grado di manipolare tutti e quattro gli elementi. Aang decide di unirsi a Katara (Nicola Peltz), un Waterbender, e a suo fratello, Sokka (Jackson Rathbone), per ristabilire l’equilibrio in quel mondo dilaniato dalla guerra.

Passaggio a Nord-Ovest

Intorno al 1760, mentre Francia e Inghilterra combattono per il dominio del Nord America, il maggiore Rogers e i suoi rangers hanno il compito di compiere una spedizione punitiva contro un villaggio di indiani, alleati dei francesi. Spettacolare adattamento cinematografico di un romanzo di Kenneth Roberts ispirato alla controversa figura del maggiore Robert Rogers, capo storico dei rangers. (andrea tagliacozzo)

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Mentre Harry Potter frequenta con profitto il terzo anno di lezioni alla scuola per maghi di Hogwarts, un pericoloso criminale fugge dalla prigione per maghi di Azkaban. Il suo nome è Sirius Black e nel suo passato c’è un incontro con la famiglia di Harry. Inevitabilmente, i due sono destinati a incontrarsi…
Terzo episodio cinematografico della saga del ragazzino prodigio nato dalla fantasia di J.K. Bowling e terza megaproduzione con abbondanza di effetti speciali. Il cambio della guarda alla regia, Alfonso Cuaròn al posto di Chris Columbus, non ha modificato la sostanza della proposta. Umorismo e piccoli brividi, sorprese e qualche banalità. L’impressione è che, come nei due episodi precedenti, la produzione abbia voluto accontentare grandi e piccini. I primi, tra uno sbadiglio e l’altro, apprezzeranno qualche momento di buon cinema, mentre i secondi, trepidando per le sorti del loro beniamino, passeranno un pomeriggio da raccontare agli amici che il film ancora non l’hanno visto. Una buona notizia, infine, per chi non può fare a meno della sua dose annuale di Harry Potter: pare che siano in preparazione altri quattro episodi. (maurizio zoja)

Tartarughe Ninja alla riscossa

Quattro tartarughe mutanti che vivono nelle fogne di New York con il loro maestro di arti marziali (un topo obeso giapponese) fanno amicizia con una coraggiosa giornalista televisiva e la aiutano a spezzare un’insidiosa ondata criminale. Le creature d’argilla del fumetto di Kevin Eastman e Peter Laird (che ha dato origine anche a una serie animata in tv) avrebbero dovuto ispirare un film ben migliore di questo. Scritto male, diretto peggio e dall’aspetto visivo cupo, si rimette in moto ogni tanto, ma mai abbastanza. Gli elementi più efficaci sono il disegno e il movimento delle tartarughe, a cura della Creature Shop di Jim Henson. Con due seguiti.

Abissi

Interminabile film, tratto da un romanzo di Peter Benchley, su un’ignara coppietta che si imbatte in un tesoro sommerso e in una partita di droga, mentre sta facendo immersioni lungo le coste delle Bermuda. Violenza e solleticamenti gratuiti — per non parlare della trama improbabile — mandano a fondo quest’imponente produzione. La Nbc aggiunse 53 minuti per il suo primo passaggio televisivo. Una nomination agli Oscar per il sonoro.

Dragon: la storia di Bruce Lee

Biografia, retorica ma molto piacevole, sul leggendario protagonista di tanti film d’azione, morto nel 1973 a 33 anni. Tanti scontri a base di arti marziali, ma anche la storia di un uomo che deve superare una quantità di ostacoli per trovare il suo posto nel mondo. Adattato da un libro della vedova di Lee, Linda. Il protagonista del film non ha niente a che fare con il vero Lee. Panavision.

Il mondo perduto

Seconda trasposizione del romanzo omonimo di Arthur Conan Doyle. Nonostante i progressi cinematografici, questo remake del film del 1925 non è all’altezza degli effetti speciali dell’originale. Film per ragazzi nella media su una spedizione in un territorio remoto che si spera popolato di mostri preistorici (“recitati” da lucerte fotograficamente ingrandite). In CinemaScope.

True Lies

Schietto intrattenimento da parte del team Schwarzenegger/Cameron, con Arnold spia per un’agenzia governativa ipertecnologica supersegreta, che la moglie crede invece uno sfigato venditore di computer. Humour e azione in parti uguali: il film fa tutte le mosse giuste, fino a quando si impantana nella trama (e in uno smacco generale verso le donne) lungo il tragitto. Un finale avventato lo riporta sui binari, mentre la credibilità viene allegramente messa da parte. Cameron ha anche sceneggiato, ispirandosi al film francese La Totale. Una nomination per gli Effetti speciali. Super 35.

Rob Roy

L’avvincente storia di Rob Roy MacGregor, un uomo di umili origini e alti ideali nella Scozia del primo Settecento che rifiuta di sacrificare la sua integrità per avere salva la pelle — la sua o quella della sua famiglia. Un bellissimo scenario e forti scene d’azione (inclusi diversi combattimenti con la spada) fanno da complemento a uno script intelligente. Deliberatamente lento, con le solide interpretazioni di Neeson e Lange, e una deliziosa partecipazione di Roth che ruba la scena nella parte di un viscido tipaccio. Mai veramente emozionante ma sempre piacevole. J-D-C Scope. Una nomination all’Oscar per Tim Roth.

I due superpiedi quasi piatti

Questa parodia poliziesca, girata a Miami, è di poco migliore rispetto alle altre opere della coppia Hill-Spencer, ma non vale niente in confronto ai film di Trinità; la principale novità risiede nel vederli muoversi in un’ambientazione americana. Girato nel 1976 con il titolo di Two Supercops. Durata originale: 115 minuti.

Il patriota

Non c’è regista oggi negli Stati Uniti più patriottico, enfatico ed edificante del tedesco Roland Emmerich, già autore degli imbarazzanti Independence Day e Godzilla . Questa volta, pur di tornare a cantare i valori solidi e militari che hanno reso forte e potente l’unica superpotenza mondiale, ha pensato bene di cominciare dal principio, dalla Guerra d’Indipendenza, e di confezionare così una specie di grande omaggio al Paese nel quale sente di appartenere. L’attenzione con cui riscrive le pagine storiche si riduce a una filologia tutta esteriore (concentrata giusto sulle divise dei soldati), mentre il film è in realtà un’ipocrita celebrazione delle magnifiche sorti e progressive di un paese di cui si preferisce occultare la vocazione schiavista e sciovinista. L’azione si svolge nel 1776, in Carolina del Sud: Mel Gibson, nei panni del prode vedovo Benjamin Martin, dapprima restio a partecipare alla rivoluzione e poi conquistato dalla nobile causa contro gli inglesi, incarna il tradizionale modello dell’eroe americano irriducibilmente isolazionista eppur votato all’altruismo, sulla falsariga del Gary Cooper de Il sergente York e La legge del signore . La sceneggiatura di Robert Rodat, già autore del copione di Salvate il soldato Ryan , è talmente discutibile da farci venire retrospettivamente il sospetto di aver sopravvalutato il film di Spielberg. (anton giulio mancino)

Il primo cavaliere

Incantevole saga avventurosa, travolgente e romantica, incentrata sul triangolo amoroso fra re Artù (Connery), lady Ginevra (Ormond) e uno spirito inquieto ed errante, che vive di espedienti, di nome Lancillotto (Gere). Alcune asprezze narrative (e la scelta di un Lancillotto americano che parla con accento moderno) sono compensate dall’intelligenza complessiva della sceneggiatura di William Nicholson, dalle stupefacenti scenografie di John Box, dalla maestosa colonna sonora di Jerry Goldsmith e dalle splendide prove della Ormond e di Connery. Camelot non è mai stata così magica.

Blue Moon

Johnny Pichler non deve essere uno stinco di santo. Sta facendo un affare poco pulito, quando si ritrova sulla strada (meglio, in auto) una bella bionda slava, nome d’arte Shirley. Faranno un pezzo di strada insieme. Dall’Austria alla Slovacchia. Poi i due si perdono di vista. Johnny va avanti. Incontra lo stralunato e fastidioso tedesco dell’Est Ignaz con il quale passa qualche avventura. Qualche centinaia di chilometri dopo, in quel di Lviv, in Ucraina, si imbatte, guarda un po’, nella sorella gemella di Sherley. I due si mettono insieme. Ma scopre che lei, Jana, tassista di giorno, fa la squillo la notte e nei week-end… Il finale, lieto, è scontato… E un po’ banale.
Opera prima della giovane regista austriaca Andrea Maria Dusl che firma questo (esageriamo) road movie, dove si macinano molti chilometri, ma si fa poca strada. È la scoperta dell’Est europeo, ma dell’Est vediamo lunghe strade e tanti stereotipi (le ragazze facili facili, i furti al supermercato, gli alberghetti da due soldi, gli incontri con personaggi datati, il tirare a campare…). Qualche trovata ogni tanto strappa un sorriso, altrimenti si resta un po’ come Johnny il protagonista: faccia belloccia, ma imbambolata e sguardo fisso. Espressioni, poche. Un accenno alla Blue Moon del titolo (la mitica canzone viene intonata nel finale): molto di rado succede che in un mese vi sia una seconda luna piena. Insomma, un fenomeno infrequente come l’amore, suggerisce la regista austriaca. (d.c.i.)

Dragonheart – Cuore di drago

Una favola decisamente insolita su un cavaliere “della vecchia scuola” (siamo nel I secolo d.C.), il cui giovane re diventa malvagio dopo che gli è stata salvata la vita da un dragone che gli ha dato metà del suo cuore. Anni dopo, il cavaliere fa amicizia con quello stesso dragone, con il quale si allea per sconfiggere il crudele sovrano. L’improbabile soggetto è reso credibile dalla persuasiva interpretazione di Quaid e dalla carismatica presenza di Connery che, nella versione originale, dà voce al dragone (nonché dall’eccezionale e aggiornatissima animazione digitale). Bella colonna sonora di Randy Edelman. Ne fu girato un seguito per la televisione. Panavision. Nomination agli Oscar per gli effetti speciali.

L’orca assassina

Un’orca si vendica di un cacciatore (Harris) e dei suoi compagni che hanno ucciso la sua compagna incinta. Per quei fan del cinema d’azione che non fanno troppa selezione, e la cui idea di intrattenimento è guardare la Derek che si fa strappare una gamba a morsi. 

Gli anni dell’avventura

Interessante resoconto dei primi anni della vita di Winston Churchill: dai giorni della scuola, passando per l’esperienza giornalistica in Africa, fino alla prima elezione al Parlamento. Una bella produzione, buone interpretazioni e stimolanti scene di battaglia. Sceneggiato e prodotto da Carl Foreman. Panavision.

L’uomo invisibile

La fantasia di H.G. Wells si materializza brillantemente sullo schermo in un racconto di uno scienziato pazzo che si rende invisibile, devastando un piccolo paese della campagna britannica. Il debutto cinematografico di Rains è datato, ma ancora godibile. Non perdetevi John Carradine che telefona in un “avvistamento”; colui al quale è stata rubata la bicicletta è proprio Walter Brennan!.

I nomadi

In Australia, un commerciante di pecore di origine irlandese si sposta, assieme alla moglie e al figlio, da un capo all’altro del Paese. La donna e il ragazzo vorrebbero acquistare una fattoria e stabilirsi definitivamente in una cittadina, ma all’uomo, amante della libertà, l’idea di una vita sedentaria quasi ripugna. Tratto da una novella di Jean Cleary, il film, affascinante ma spesso troppo paesaggistico, è stato realmente girato nel continente australiano. Cinque nomination agli oscar tra cui Miglior Film, Regia e Sceneggiatura (andrea tagliacozzo)

La Bussola d’Oro

Lyra Belacqua (Dakota Blue Richards) vive al Jordan College ed è accompagnata dal suo daimon, Pantalaimon, un piccolo animale mutaforma. Il suo mondo sta però cambiando. Lo zio Lord Asriel (Daniel Craig) è in procinto di imbarcarsi in un viaggio verso il Circolo Artico per indagare su un misterioso elemento, la Polvere, ma il Magisterium (l’organo superiore di controllo) è disposto a tutto pur di fermarlo. Lyra giura di andare fino in capo al mondo pur di salvarlo, e quando al college arriva Marisa Coulter (Nicole Kidman), un’affascinante scienziata ed esploratrice, lei ritiene che questa rappresenti un’ottima opportunità per partire. La piccola Lyra scopre però di essere stata attirata in una trappola per sottrarle un oggetto che possiede e che il Magisterium cerca disperatamente: la Bussola d’Oro, un regalo del preside del Jordan College (Jack Shepherd). Si tratta di uno strumento mistico e potente che può indicare la verità, rivelare quello che gli altri desiderano nascondere e prevedere o anche modificare il futuro. Oscar agli effetti speciali.

Per vincere domani

Un teenager è attaccato dai alcuni bulletti fino a quando un improbabile mentore, il maestro Han. dal regista del primo Rocky, un’altra storia dello stesso tenore ma permeata di saggezza orientale, con due protagonisti decisamente simpatici. Negli Usa ebbe un successo travolgente che spinse alla realizzazione di tre seguiti.

I cavalieri che fecero l’impresa

Anno di grazia 1271. Luigi IX il Santo è perito durante la settima crociata e le sue spoglie, lungo la strada di ritorno per la Francia, vengono bloccate in Italia. Cinque cavalieri, scoperta l’ubicazione della presunta Sacra Sindone (a Tebe, in Grecia), decidono di recarvisi, attraversando l’intera Italia per strapparla ai traditori del Regno di Francia che la custodiscono impropriamente. E sarà per loro un’avventura fuori dal comune.
Il Medioevo di Pupi Avati è un luogo spirituale, una sorta di «posto delle fragole» tosco-emiliano, una dimensione fantastica priva di autentico spirito storiografico. E ciò nonostante I cavalieri che fecero l’impresa ostenti la consulenza storica di Franco Cardini, esattamente come per Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud veniva vantata quella di Jacques Le Goff. Gli storiografi, dietro operazioni nemmeno tanto divulgative come questa, fungono da specchietti per le allodole, mentre gli Eco (in letteratura) e gli Avati (nel cinema) non fanno che ingrossare le fila di chi coltiva e accredita un’immagine fiabesca e fantastica del Medioevo.
Fin qui nulla di male, s’intende. Ma la sensazione è che Avati, dopo aver già esplorato i sentieri medievali nell’anomalo Magnificat , non abbia trovato nemmeno ne I cavalieri che fecero l’impresa la cifra più autentica del suo universo macabro, languido e visionario, oramai appannaggio esclusivo delle sue notevoli incursioni nel fantastico orrorifico puro (quello, per intenderci, de La casa dalle finestre che ridono , di Zeder e persino de L’arcano incantatore ). Nel film convivono troppe cose: dal tocco barbaro e sanguinolento all’afflato epico ed eroico delle gesta dei protagonisti, che si vorrebbero somiglianti ai personaggi di Peckinpah. E l’ambizione autoriale non facilita certo l’amalgama. Certo, c’è un cast internazionale (e un budget all’altezza del cast), ma anche una volontà di non affrancarsi troppo da caratteri, ambienti e umori tipici della filmografia avatiana (Carlo delle Piane continua a essere la mascotte dell’autore di Una gita scolastica ). In sostanza il film manca di un disegno unitario, oscillando tra suggestioni gotiche, disinganni estremi e impeti salvifici. Di stampo, naturalmente, cattolicissimo. (anton giulio mancino)