Domenica d’agosto

Varie vicende di bagnanti a Ferragosto, al lido di Ostia: un ragazzo e una ragazza di modesta condizione si fingono ricchi uno agli occhi dell’altra, due signori sposati hanno un breve incontro, un giovane finirà in galera… Forse il capolavoro di Emmer, certo il film più indicativo della sua «maniera», oltre che il prototipo di tutti i
Sapore di mare
a venire. Il brulicare dei personaggi, le osservazioni minute, il perfetto intreccio delle storie (la lista degli sceneggiatori allinea – oltre allo stesso Emmer – Sergio Amidei, Franco Brusati, Giulio Macchi e Cesare Zavattini) colgono con leggerezza quasi francese la commedia dello scorrere del tempo. Qui un giorno, un anno scolastico in terza liceo: il tempo di tutti i lavori di Emmer è ciclico e conchiuso. E nei suoi personaggi al limite tra proletariato e piccola borghesia c’è un populismo che fa pensare a un Pasolini ante litteram, riletto in una chiave «rosa». Non a caso Sergio Citti rifarà il film in versione fiabesca e trucida con Casotto, trent’anni dopo.
(emiliano morreale)

La domenica della buona gente

Da una commedia che Vasco Pratolini scrisse per la radio. La partita di calcio Roma-Napoli fa da sfondo alle vicende di tre persone: un ex calciatore, in crisi familiare, spera di trovare lavoro come allenatore; un pensionato, a cui servono 300.000 lire per rimettere a posto il bilancio, crede di aver fatto tredici; un disoccupato, invece d’incontrarsi con lo zio della fidanzata per un lavoro, diserta l’appuntamento e va allo stadio. Buono lo spunto, un po’ meno tutto il resto, forse a causa della scarsa vena del regista.
(andrea tagliacozzo)

Le ragazze di Piazza di Spagna

Un professore racconta le storie di tre ragazze: una rinuncia a sogni impossibili, un’altra giunge a meditare il suicidio ma poi ci ripensa, e un’altra ancora (bassissima) cerca uomini altissimi. 

Neorealismo rosa allo stato puro, con tutta la grazia appena un po’ leziosa e tutta la svagatezza di Luciano Emmer, un piccolo maestro di rara eleganza. Piccola borghesia cittadina, personaggi femminili minimi osservati finemente, malinconia quasi crepuscolare. E poi c’è la bellezza – oggi quasi commovente – delle italiane degli anni Cinquanta: Lucia Bosè, Cosetta Greco, Liliana Bonfatti, con un giovanissimo Mastroianni di contorno.

Artigianato d’altri tempi, con una qualità della messinscena oggi impensabile. Alla sceneggiatura impeccabile partecipa Sergio Amidei, il narratore è Giorgio Bassani, e c’è anche una comparsata di Eduardo De Filippo. All’epoca sembrava «disimpegno», oggi l’ingenuità stessa del film è un documento storico. Non è ancora commedia all’italiana: è qualcosa di meno (nell’analisi sociale) e di più (nell’assenza di cinismo, nel candore).
(emiliano morreale)

Una domenica d’agosto

La gente di Roma, in un’assolata e afosa domenica d’estate, si divide tra quei pochi che restano in città e quelli, invece, che decidono di trascorrere la giornata al Lido di Ostia. Le storie di alcuni di questi s’intrecciano in un alternarsi di episodi ora comici, ora drammatici. Una gradevolissima commedia di costume, classico esempio di «neorealismo rosa». Un giovane Mastroianni, in uno dei suoi primi film, è curiosamente doppiato da Alberto Sordi.
(andrea tagliacozzo)

Scandali al mare

Intorno alla figura del portiere di un grande albergo, sullo sfondo di una ridente località balneare, si snodano le storie di un playboy, di un contabile disonesto, di una nobildonna, di un ricco salumaio, di una coppia di americani e di una cameriera. Marino Girolami riprende gli stessi temi del suo
Ferragosto in bikini
, girato l’anno precedente, con gli stessi risultati: mediocre ma passabilmente divertente per merito degli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

La famiglia Passaguai

Il cavalier Passaguai decide di trascorrere la domenica al mare, in quel di Fiumicino, insieme a tutta la famiglia. Alla compagnia si aggregano anche alcuni colleghi e d’ufficio e sull’affollatissima spiaggia gli equivoci, le avventure e le liti si moltiplicano. Terza regia di Aldo Fabrizi, irresistibile nelle vesti d’interprete, ma altrettanto efficace anche dietro la macchina da presa nell’orchestrare una lunga serie di divertentissime gag. Ottimo il cast, in cui spicca una giovanissima Giovanna Ralli.
(andrea tagliacozzo)

Un mandarino per Teo

Dalla commedia musicale di Garinei e Giovannini. Il giovane Teo preme il bottone di un congegno che due strani signori gli hanno consegnato promettendogli che con quel semplice gesto sarebbe diventato ricchissimo, anche se provocando la morte di un mandarino cinese. Qualche giorno dopo un notaio gli comunica che in Cina è deceduto un mandarino lasciandolo erede di una grossa somma. Dignitosa (ma tutt’altro che memorabile) versione cinematografica dello spettacolo teatrale realizzata con l’ausilio del cast originale.
(andrea tagliacozzo)

Totò cerca moglie

Totò, pittore squattrinato, riceve una lettera dalla zia d’Australia: questa gli annuncia il suo imminente arrivo assieme a una ragazza che la donna intende fargli sposare. La foto della promessa sposa, un’aborigena, spaventa non poco il poveretto che, per evitare l’indesiderato matrimonio, decide di trovarsi in fretta una moglie italiana. L’esile soggetto è ampiamente riscattato dal gran numero di gag (orchestrate dagli sceneggiatori Age, Scarpelli, Vittorio Metz e Sandro Continenza) e dall’incontenibile verve di Totò. Bragaglia aveva diretto il comico napoletano l’anno precedente in Totò le Moko . (andrea tagliacozzo)

Prepotenti più di prima

Fiacco seguito de
I prepotenti
, girato l’anno precedente da Mario Amendola con lo stesso gruppo d’interpreti. Aldo Fabrizi e Nino Taranto sono un romano e un napoletano che, dopo il matrimonio della figlia del primo con il figlio del secondo, litigano aspramente per far stabilire i novelli sposi nelle rispettive città. Ma i giovani, esasperati, fuggono a Milano.
(andrea tagliacozzo)

Delitto in pieno sole

Film di suspense con una meravigliosa fotografia (dell’Italia meridionale, di Henry DecaÍ) e una regia tesa: un uomo (Delon) che invidia un amico playboy (Ronet) trama di ucciderlo e di assumerne l’identità. Basato sul romanzo Il talento di Mr. Ripley di Patricia Highsmith. È proprio Romy Schneider tra gli amici che si fermano a un bar nella scena d’apertura. Con un remake: Il talento di Mr. Ripley. Vedi anche L’amico americano e Ripley’s Game — Il gioco di Ripley.