Viva l’Italia

Garibaldi sbarca in Sicilia e sconfigge a più riprese i borbonici fino alla battaglia decisiva sul fiume Volturno, quando il re di Napoli ha già abbandonato la città. Rivisto oggi, a un’attenta, serena e sana analisi,
Viva l’Italia
di Roberto Rossellini appare un film assai meno ingessato e imbarazzante di quanto le necessità celebrative che furono all’origine della produzione potrebbero far supporre. Il bisogno dell’autore di
Roma città aperta
di inaugurare la fase più divulgativa e informale della sua opera trova qui e nel successivo Vanina Vanini una piena espressione, anche se all’epoca – e per tutto il periodo delle produzioni televisive – l’intenzione non fu sufficientemente compresa. Rossellini desiderava lasciarsi alle spalle un’esperienza irripetibile che, a suo giudizio, era sorpassata dall’affermarsi del nuovo mezzo. Il film è accostabile a un’illustrazione cinematografica delle pagine e dei momenti salienti di un sussidiario scolastico sul Risorgimento. Eppure la modernità di
Viva l’Italia
sta tutta nella sua retorica oleografica, intesa come elemento caratterizzante di una performance storica distanziata, volutamente esteriore e propagandistica proprio nel suo chiaro intento didattico. E allo spettatore odierno non può non rivelare, con straniante lucidità, i limiti di un discorso oggettivato dal ricorso agli stessi luoghi comuni della storiografia ufficiale.
(anton giulio mancino)

Italian secret service

In cambio di una grossa somma, un ex partigiano italiano viene scelto dai servizi segreti americani per eliminare a Roma una spia neonazista. Ma non avendone il coraggio, l’uomo passa l’incarico a un altro, che a sua volta si rivolge ad un terzo, e così via. Reduce dalle riprese del drammatico
Incompreso
, Luigi Comencini si cimenta con una commedia divertente e scanzonata, ricca di ritmo e gag, anche se non riesce a reggere l’intera durata sugli stessi livelli. Eccellente il cast, con Manfredi e Gastone Moschin in grande evidenza.
(andrea tagliacozzo)