Last Days

Blake è un’affermata rock-star. Ma invece di godersi il successo tra eccessi e mondanità (anche se lui stesso afferma che «il successo è un’opinione») preferisce rinchiudersi in una casa di campagna votandosi alla solitudine e all’autodistruzione. C’è chi lo cerca per avere consigli sulla musica o per farlo suonare ancora ai concerti ma Blake non sembra interessarsene preferendo di gran lunga passeggiare tra i boschi e tormentarsi inutili deliri introspettivi. Trascorre così i suoi ultimi momenti, colmo di tristezza e svuotato di tutte le pulsioni intellettuali e artistiche che invece lo avevano portato alla notorietà. Decide così di farla finita. Un gesto estremo a conclusione dei suoi ultimi giorni contrassegnati dalla completa sospensione della volontà.

Transylvania

In Transilvania arriva Zingarina alla ricerca dell’uomo che ama conosciuto in Francia. Lui l’aveva lasciata senza spiegazioni. Zingarina accompagnata dall’amica Mariesi si butta nella ricerca lasciandosi affascinare dal paese rumeno. Quando ritrova il suo ex amante, questo la respinge brutalmente e Zingarina impazzita per il dolore…

xXx

Xander Cage è un amante del brivido, un campione degli sport estremi che si diverte a sfidare le autorità. Dopo l’ennesima bravata, Xander rischierebbe la galera, se non fosse per Augustus Gibbons, dirigente della segretissima NSA (National Security Agency), che vuole servirsi di lui per una importante e rischiosa missione a Praga. Xander dovrà infiltrarsi tra le fila di un’organizzazione chiamata Anarchy 99 che minaccia di distruggere il mondo. Il film di Rob Cohen avrebbe potuto chiamarsi «007 per caso». XXX è infatti una versione coatta e pompata agli estrogeni della serie di James Bond. Ma al contrario della saga tratta dai romanzi di Ian Fleming, che da almeno venticinque anni sembra incapace di sfornare un prodotto decente (l’ultimo episodio veramente riuscito, La spia che mi amava, risale al 1977), questo simpatico spoof funziona, diverte e ha la saggezza di spingere il pedale sul versante dell’azione inventandosi alcune sequenze di notevole impatto spettacolare (memorabile per follia ed esecuzione quella della valanga). Certo, la vicenda è formulaica e in alcuni momenti sfiora l’idiozia, ma ha il film ha il merito di non prendersi troppo sul serio, di stemperare tutto nell’ironia e, una volta tanto, di fregarsene altamente della verosimiglianza, soprattutto nella costruzione coreografica degli stunt e delle scene d’azione. E poi può contare sul carisma di Vin Diesel, film dopo film sempre più sicuro e sfrontato. Asia Argento non sfigura, almeno come presenza scenica, anche se sarebbe curioso vederla nella versione inglese, in presa diretta, dato che l’auto-doppiaggio non sembra averle giovato. (andrea tagliacozzo)

La sindrome di Stendhal

Tratto da un libro di Graziella Magherini. Anna, giovane detective affetta da sindrome di Stendhal, indaga su un serial killer stupratore. Lo scova e lo uccide, ma si immedesima nella sua personalità divenendo assassina a sua volta. Un thriller insipido e troppo dilatato nel minutaggio.

Il fantasma dell’Opera

Ripresa di Argento in chiave sanguinolenta ed erotica del classico racconto, con Sands nei panni del misterioso fantasma che, in questa versione, viene abbandonato da bambino nelle fogne del teatro dell’Opéra e cresciuto da un’affettuosa famiglia di ratti! La figlia del regista interpreta la bellissima giovane cantante per la quale lui matura un’ossessione. Deludente per quanto ordinario e privo di immaginazione, con solo qualcuno dei tanto attesi sfavillanti colpi di scena tipici del regista.

Palombella rossa

In seguito a un incidente stradale, un parlamentare comunista perde la memoria. Durante una partita di pallanuoto alla quale partecipa, tornano ad affiorare nella mente del politico alcuni brandelli della sua vita. Metaforica, criptica e a volte confusa pellicola sulla crisi (d’identità?) che ha investito il PCI e i suoi iscritti verso la fine degli anni Ottanta. Ultimo film di Moretti prima dello stop a cui verrà costretto da una grave malattia. Ne uscirà rigenerato e decisamente più ottimista nella sua visione della vita nel ’94 con lo splendido
Caro diario
. La figlia di Dario Argento, Asia, interpreta la figlia del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

La chiesa

In Germania, nel Medio Evo, una giovane strega è torturata e sepolta ancora viva, assieme a un gruppo di poveri appestati, per mano di alcuni cavalieri. Sul macabro sepolcro viene costruita una chiesa dove, secoli dopo, si verificano strani fenomeni dei quali restano vittime un incauto bibliotecario e altri occasionali ospiti. Il regista Soavi si dimostra un buon allievo di Dario Argento, con tutti i pregi e i difetti dell’autore di
Suspiria
: inventivo sul piano visivo, il film si regge a stento in piedi sul versante puramente narrativo. (
andrea tagliacozzo
)

Demoni 2 – L’incubo ritorna

Il sequel è migliore dell’episodio originale, ma deve molto a La notte dei morti viventi e a Il demone sotto la pelle. Il contagio demoniaco si diffonde tra gli inquilini di un condominio moderno: questi ultimi si trasformano in mostri dotati di zanne e artigli e attaccano gli altri umani. Come il predecessore è diventato un piccolo cult fra gli amanti dello splatter.

La terra dei morti viventi

La saga degli zombi continua dal punto in cui si era fermata, esattamente vent’anni fa: larghe parti del globo sono ormai popolate esclusivamente da morti viventi, resistono alcune sacche di sopravvissuti umani, come quella organizzata intorno a Fiddler’s Green, un vero e proprio grattacielo-fortezza nel quale vive un’èlite di ricchi possidenti. Alla base del grattacielo, in un quartiere dai confini fortificati, vive il resto della popolazione, in condizioni ai limiti della sopravvivenza.

I due protagonisti, Riley (Simon Baker) e Cholo (John Leguizamo), sono mercenari che procacciano cibo e oggetti di lusso agli abitanti di Fiddler’s Green e sono alle dirette dipendenze del crudele Kaufman (Dennis Hopper), l’uomo che ha progettato e costruito il grattacielo grazie alle sue risorse economiche.

L’attacco degli zombi costringerà Riley a lottare per cercare di salvare gli abitanti della città, mentre Cholo continuerà a inseguire i suoi sogni di ricchezza personale, naturalmente destinati al fallimento. In una terra popolata dai morti, gli uomini devono aiutarsi gli uni con gli altri, se vogliono sopravvivere…

Prima di parlare de
La Terra Dei Morti Viventi
è necessario celebrare l’evento che questa pellicola rappresenta: il ritorno delle creature più famose partorite dalla mente di George A. Romero, re dei
b-movie
americani degli anni Settanta. Nel caso di Romero più che in altri, «film di serie b» è veramente una definizione di genere, che certo non porta con sé un giudizio negativo sul valore di queste pellicole, anzi.

Bentornato, George, ti stavamo aspettando da troppo tempo.

E a questo punto, forse, è il caso di dire «bentornati» anche ai
Living Dead
, che da sempre sono i veri protagonisti di questa saga, relegando ai margini gli eroi positivi (o pseudo-tali) contro i quali si trovano di volta in volta a combattere.

Questa volta gli zombie sembrano più veloci, ma soprattutto di gran lunga più intelligenti del solito: uno di loro si comporta da vero leader dell’accozzaglia di corpi ululanti, e pare avere anche una certa coscienza morale, che lo spinge a un accanimento particolare contro i personaggi più schifosamente amorali, come il cattivissimo Kaufman, interpretato dal bravo Dennis Hopper, probabilmente l’attore più noto nel cast. A parte naturalmente Asia Argento, che non ha perso l’occasione di confermare il suo status di attrice sempre orientata verso le produzioni «cult»; in questo caso, probabilmente aiutata anche dal vincolo che lega Romero a papà Dario, socio di Romero nella realizzazione del film

Due Occhi Diabolici,
del 1990.

Al di là di queste annotazioni, bisogna dire che
La Terra Dei Morti Viventi
centra tutti gli obbiettivi: innanzitutto è divertente, non annoia mai e in un paio di occasioni fa perfino (quasi) paura; poi aggiunge un interessante tassello all’epopea degli zombie, facendone progredire la vicenda per la gioia degli appassionati; inoltre, presenta alcuni elementi di critica sociale, rappresentando come spregevole il comportamento dei componenti l’
élite
, chiusi nella torre che è simbolo tangibile della loro ricchezza, estraniati dalle tragedie che avvengono nel mondo reale.

Tutti questi elementi si innestano su di uno scenario distopico ben costruito, popolato da mercenari senza scrupoli che guidano mezzi ultratecnologici ma che sembrano costruiti con materiali di recupero: molto belli, ricordano un po’ l’estetica del super-cult

Mad Max: Oltre La Sfera Del Tuono.
(michele serra)

Marie Antoinette

Storia della regina di Francia Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, moglie del re Luigi XVI. Data in sposa al giovane delfino alla tenera età di quattordici anni nel 1770, la regnante di origini austriache non ebbe vita facile alla corte di Versailles: oltre all’aperta ostilità della contessa Du Barry, protetta da Luigi XV, dovette sopportare i ripetuti rifiuti del consorte (di un anno più grande) che solo dopo otto anni si concesse. Nel 1778 Maria Antonietta diede finalmente alla luce Maria Teresa Carlotta e in seguito altri tre figli: due maschi trapassati prima dei dieci anni, Luigi Giuseppe e Carlo Luigi, e Maria Sofia Elena Beatrice, che morì all’età di un anno di tubercolosi. La pellicola si concentra sulla vita di corte della Regina, tra conflitti personali sui doveri del ruolo di donna e di regnante e frivoli intrattenimenti per nobili annoiati, fino al giorno dell’obbligata fuga da Versailles e del duro confronto con la realtà.

La Terza Madre

Sarah è una studentessa straniera a Roma. Per errore libera lo spirito di Mater Lacrimarum, la Terza Madre di una triade demoniaca. Questa evoca le altre due causando un vortice di morti e paura. Sarah cerca di rimediare grazie all’aiuto di Padre Milesi, ma la situazione precipita e la giovane decide di rifugiarsi nel suo appartamento insieme all’amica lesbica Marta, una strega bianca accorsa in suo aiuto.

Argento scrive la conclusione della trilogia delle “tre madri” (Suspiriorum, Tenebrarum e Lacrimarum) iniziata con Suspiria (1977) e proseguita con Inferno (1980). Le sue consuete ossessioni sessuofobe, sadiche e misogine emergono in una forma più ambiziosa che nei suoi ultimi film, ma il confronto con le prime due parti della trilogia è imbarazzante: la confusione narrativa e l’approssimazione formale non possono essere scambiate per visionarietà. Curioso che dopo tanti squartamenti si imponga il lieto fine più banale (e cattolico!).

Perdiamoci di vista

Verdone, presentatore televisivo, è disposto a tutto pur di fare audience ma quando viene smascherato in diretta dalla paraplegica Argento, il mondo gli crolla addosso: perde il posto e, soprattutto, le sue certezze. Forse il film più coraggioso di Verdone che prova a smarcarsi dalla commedia faticando però a sviluppare una critica sociale compiuta ed efficace.

Trauma

Triti effettacci e artificiali spargimenti di sangue si sposano efficacemente in questo horror su una teenager traumatizzata (Argento) e un killer incappucciato che sega le teste alle sue vittime. Non un tipico trionfo di sangue alla Argento, ma i fan del regista non resteranno delusi. La versione homevideo, non censurata, dura 106 minuti. 

Ingannevole è il cuore più di ogni cosa

Dopo essere stato allevato da quelli che crede essere i suoi veri genitori, Jeremiah scopre che in realtà sua madre è Sarah, una ragazza poco più che adolescente che, dopo averne ottenuta la tutela, lo porta con sé in un viaggio senza meta durante il quale i due incontrano un’umanità fatta di vagabondi e avventurieri, molti dei quali tossicodipendenti. Subirà molestie sessuali, fisiche e psicologiche.
Tratto dall’omonimo romanzo di J.T. Leroy, opera dal forte sapore autobiografico, il nuovo film di Asia Argento punta sulle forti emozioni suscitate dalla storia raccontata dallo scrittore americano. La trasposizione cinematografica di pagine già di per sé disturbanti non fa che accentuarne gli elementi utili a spiazzare lo spettatore, sballottato assieme ai protagonisti in motel, diner e squallide camere popolate da sgradevolissimi personaggi. Il tutto raccontato dalla voce di un bambino, innocente all’inizio del viaggio ma inevitabilmente segnato da incontri, violenze e avvenimenti di cui è vittima o testimone. Il luogo comune del «pugno nello stomaco» ben si adatta a descrivere quello che la regista definisce «un film sui bambini per i grandi». Il cinque per cento degli incassi verrà devoluto a Telefono Azzurro, associazione che si occupa di far sì che episodi come quelli raccontati nel film avvengano il meno possibile. Nonostante la sua crudezza, il film, senz’altro il migliore della Argento regista, uscirà nelle sale senza nessun divieto ai minori. (maurizio zoja)

Cavalli

Alla fine dell’ Ottocento, in un paesino degli Appennini, vivono Alessandro e Pietro, due fratelli diversi e legatissimi, soprattutto dopo la morte della madre che fa loro l’ultimo regalo: Sauro e Baio, due stupendi cavalli non ancora domati. Divenuto adulto, Alessandro sente crescere il desiderio di oltrepassare le montagne e andare lontano, mentre Pietro vuole diventare un allevatore e vivere con Veronica, la ragazza che ama.

Diamond 13

Mat, esperto agente di polizia, scopre che il suo più caro amico, Frank, è stato coinvolto in un enorme traffico di stupefacenti.  Mat metterà a rischio la sua carriera e la sua vita per tentare di salvare l’amico, cercando di neutralizzare la più potente organizzazione criminale di Parigi.

New Rose Hotel

A Tokyo c’è un gangster che assolda una prostituta italiana (Asia Argento) per sedurre un ingegnere genetico. Ma se ne innamora e… Dopo un capolavoro come
Fratelli
e un’operazione incerta ma a tratti folgorante come
Blackout
, Ferrara sconcertò tutti con questo film di fantascienza da camera tratto da William Gibson, tutto teorico, mentale e a tratti incomprensibile. Con certe atmosfere alla Alphaville, ma lavorando con il montaggio come un artista sperimentale, Ferrara costruisce una specie di film-truffa, con la storia che si arena, non va da nessuna parte, ricomincia uguale. Chi scrive l’ha visto una sola volta e ne porta un ricordo atterrito, oltre all’immagine di una Asia Argento molto hard. I fan si sono divisi: c’è chi lo giudica una bufala e chi il capolavoro estremo del regista. Chissà. Comunque, meglio le visioni di Ferrara che quelle di don Wim Wenders.
(emiliano morreale)