Lionheart – Scommessa vincente

Jean Claude Van Damme veste i panni di un giovane che, arruolatosi nella legione straniera, dopo aver saputo che il fratello è stato ucciso a Los Angeles da alcuni trafficanti di droga, decide di disertare. Tornato in patria, il nostro eroe diventa un pugile da strada professionista per aiutare la cognata che versa in gravi difficoltà economiche. Un discreto veicolo d’azione costruito su misura per l’aitante Van Damme. Discutibilissimo e prevedibile, però ha i suoi estimatori e, a suo modo, funziona.
(andrea tagliacozzo)

What Women Want

Il pubblicitario di successo Nick Marshall, divorziato e ora scapolo impenitente, maschilista e donnaiolo, trova sulla strada della promozione la rampante Darcy Maguire, assoldata per riconvertire l’agenzia al punto di vista femminile. Ma, causa un incidente elettrico, Nick acquisisce come per miracolo la dote di leggere nelle menti delle donne: in questo modo recupera il terreno perduto e soprattutto tiene testa alla capace Darcy. Lo spunto del film non è male, quasi da commedia sofisticata, e se fossimo stati nella Hollywood degli anni Quaranta probabilmente sarebbe stato affidato a Howard Hawks, magari a Frank Capra, meglio ancora se a Preston Sturges, e ne sarebbe venuta fuori una commedia pungente e deliziosa. Tant’è: negli anni 2000 il soggetto finisce invece nelle mani di Nancy Meyers, che non trova niente di meglio da fare che buttare tutto sulla farsa di grana grossa, in alcuni casi decisamente pesante, diretta senza grazia né stile. E per giunta lunga più di due ore. A salvarsi sono solo le canzoni di Frank Sinatra e Sammy Davis jr., e una sequenza in cui Mel Gibson balla da solo come un novello Fred Astaire. Un attore del suo calibro e della sua ironia avrebbe meritato di più.
(andrea tagliacozzo)

Nine Months – Imprevisti d’amore

Farsesca storia di una coppia la cui beata relazione quinquennale viene sorpresa alle spalle da una gravidanza inaspettata, che lui non riesce proprio ad affrontare. Questa patinata produzione hollywoodiana cerca di accostare il fascino fanciullesco di Grant alla radiosa bellezza della Moore, mentre Arnold aggiunge un roboante supporto comico, ma una totale prevedibilità e un’ingenua stupidità la inaridiscono. Un paio di scene con Williams nei panni di un nevrastenico ostetrico russo che parla sempre a sproposito sono senz’altro la cosa migliore. Basato sul film francese Nove mesi (1994). Panavision.