Atto di forza

Da un racconto di Philip K. Dick (l’autore di Blade Runner). In una Chicago del futuro, un operaio ha flebili ricordi di una esistenza precedente. Sbarcato su Marte, l’uomo scopre di essere un agente segreto e di dover portare a termine una difficile missione. Una trama a dir poco intricata, non sempre facile da seguire, non diminuisce comunque l’impatto visivo del film, davvero notevole. Perfetto, nel ruolo, il granitico Schwarzy. Sharone Stone, qui in un ruolo di secondo piano, tornerà in veste da protagonista nel successivo film di Verhoeven, Basic Instinct. (andrea tagliacozzo)

Il sesto giorno

Adam Gibson è un uomo come tanti altri, con tanto di famiglia a carico, un passato nell’aeronautica militare, una serie di decorazioni e una piccola società che noleggia elicotteri. Tutto filerebbe liscio se Adam non dovesse improvvisamente fare i conti con un perfetto sosia che si è inserito nella sua vita. Quando scopre che il suo «doppio» altro non è che un clone illegale messo in circolazione da un miliardario senza scrupoli a capo della Replacement Technologies, Gibson torna all’azione che gli è più congeniale, eliminando uno dopo l’altro avversari riproducibili all’infinito. Due Schwarzy al prezzo di uno. Sembrerebbe allettante l’offerta de Il sesto giorno, se un film del genere non l’avessimo già visto troppe volte (
Atto di forza, Terminator e Terminator 2
, solo per citare i film con Schwarzenegger. E naturalmente
Screamers
e
Face/Off
). Peccato che in questa operazione di stanco riciclaggio si sia fatto coinvolgere un regista (e soprattutto ex montatore) un tempo bravo come Roger Spottiswoode (
Sotto tiro
e
Sulle tracce dell’assassino
, ma anche uno dei tanti 007 dell’ultima generazione,
Il domani non muore mai
), che ha evidentemente deciso di dedicarsi al reparto confezioni. Il vero guaio è che Il sesto giorno non lascia a desiderare solo in fatto di originalità, ma anche per quel che concerne il ritmo e la concatenazione degli eventi. Insomma, è noioso, pasticciato e banale.

Il tema della clonazione, qui, è ben lontano dall’insinuare autentiche inquietudini identitarie: serve solo a dare spessore a un banalissimo intrigo avventuroso che in fondo potrebbe persino prescindere dalla fantascienza, dalle preoccupazioni legate alla biogenetica e persino dall’impiego massiccio e sprecato di tecnologia avanzata e computer graphic. Sulla clonazione, dopotutto, continuiamo a preferire
Jurassic Park
e
Mi sdoppio in quattro
, mentre in materia di futuro, nonostante qualche ostentazione colta (il protagonista si chiama Gibson, come il più noto autore di letteratura cyberpunk), occorrerà puntare su formule più austere e – possibilmente – meno movimentate. Magari senza scomodare Philip K. Dick e David Cronenberg. Al pur simpatico Arnold Schwarzenegger, impegnatissimo a riciclarsi, consigliamo invece di usare più il cervello dei muscoli o delle macchine da guerra. Quanto a Spottiswoode…
(anton giulio mancino)

Predator

Il coriaceo maggiore Dutch Schaefer, a capo di un gruppo di mercenari, viene assoldato dalla CIA per recuperare un politico statunitense, catturato in un Paese dell’America centrale da alcuni guerriglieri. Ma giunto sul luogo, si trova imprevedibilmente ad affrontare uno strano essere venuto dallo spazio. Un actioner spettacolare e ironico confezionato ad arte da John McTiernan. Il regista l’anno seguente, sempre con la produzione di Joel Silver, realizzerà il suo film migliore: l’adrenalinico
Trappola di cristallo
.
(andrea tagliacozzo)

Commando

L’aspirante dittatore di un Paese del Centro America rapisce la figlia di un ex colonnello statunitense per costringere quest’ultimo ad aiutarlo nella sua ascesa al potere. Ma l’ex militare, armato di tutto punto, scatena una vera e propria guerra contro il sudamericano. L’ironica e divertente sceneggiatura di Steven E. Souza – in seguito autore dei copioni di
Trappola di cristallo
e del sottovalutato
Hudson Hawk
– rende gustoso un film altrimenti insopportabile, diretto con mano pesante dal non eccelso Mark L. Lester. La produzione è di Joel Silver, lo stesso dei film summenzionati, della serie
Arma letale
e di The Matrix.
(andrea tagliacozzo)

Un poliziotto alle elementari

Per rintracciare l’ex moglie e il figlioletto di un trafficante di droga, nascosti in una cittadina di provincia sotto falso nome, il poliziotto John Kimble si finge maestro d’asilo. Proprio quando Kimble è riuscito a individuare sia la donna che il bambino, ai quali si è nel frattempo affezionato, il criminale piomba in città deciso a riprendersi il figlio. Dopo
I gemelli
dell’88, il regista di Ivan Reitman torna a usare, con alterni risultati, il colosso Arnold Schwarzenegger in un ruolo comico. A tratti divertente, ma per avere un grande Schwarzy sul versante della commedia bisognerà aspettare quattro anni e il
True Lies
di James Cameron.
(andrea tagliacozzo)

Yado

Pellicola avventurosa ispirata ai personaggi creati da Robert E. Howard (autore di «Conan il barbaro»). La regina Gedren conquista il potere con la violenza. La principessa Sonja, scampata a uno dei numerosi eccidi perpetrati dalla sovrana, decide di vendicarsi. Nell’impresa, la donna ha al suo fianco un intrepido e robusto guerriero, Yado. Diretto con mestiere, ma sulla base di una sceneggiatura ai limiti dell’idiozia. Il confronto con il
Conan il barbaro
di John Milius (interpretato dallo stesso Arnold Schwarzenegger tre anni prima) è addirittura improponibile. Schwarzy è poco più che una guest star di lusso, anche se è stato furbescamente trasformato in protagonista dalla distribuzione italiana, che ha cambiato il titolo originale da
Red Sonja
in
Yado
.
(andrea tagliacozzo)

Danni collaterali

Gordon Brewer è il capo dei pompieri di Los Angeles. Un brutto giorno il narcoterrorista Claudio «il lupo» Perrini piazza una bomba nel centro della città nella speranza di far saltare in aria Peter Brandt, il responsabile Cia per gli affari colombiani. Ovviamente Brandt si salva e a morire sono la moglie e il figlio di Brewer. L’uomo, superato lo shock iniziale, decide che non ha alcuna voglia di attendere che la giustizia faccia il suo corso e si reca in Colombia alla ricerca del… lupo. Se non fosse così mortalmente stupido, Danni collaterali potrebbe essere persino un film divertente. In un’epoca in cui le obiezioni ideologiche ai film sembrano essere un triste residuato di un’epoca contenutistica ormai tramontata, il film di Andrew Davis fa la figura dell’ultimo della classe che nonostante tutto s’impegna a morte pur di fare bella figura con i compagni di scuola. Davis, che non ne azzecca una dai tempi de Il fuggitivo e Schwarzy il cui poter d’acquisto al botteghino è calato drammaticamente, confezionano uno squadrato filmaccio reazionario in perfetto stile Golan&Globus . Cosa curiosa se si pensa che Davis è il regista di Nico , film estremamente critico nei confronti della politica estera americana (ma probabilmente il tutto era farina del sacco del solo Steven Seagal). In questo modo Schwarzy, in versione avventure nel mondo, s’imbarca per il suo Colombia tour, una specie di anticamera dell’inferno alle porte degli Usa, e bastona severamente narcoguerriglieri che loro uffici ostentano foto di Lenin e Che Guevara. Vabbeh che l’undici settembre è l’undici settembre, ma la licenza d’idiozia, proprio perché l’undici settembre è l’undici settembre, non dovrebbe essere concessa a nessuno. Non commetteremo l’ingenuità di ricordare a chi legge che la Cia ha trasformato il Sud America in un’immensa fossa comune e che il narcotraffico è servito soprattutto come valuta per combattere il comunismo nel mondo. Né ci permettiamo di indulgere sul razzismo con il quale sono tratteggiati tutti i non americani: sanguinari, velleitari, fanatici, violenti… (ma poi basti pensare che per interpretare un latinoamericano hanno chiamato Cliff Curtis, grandissimo caratterista, per carità, che però è neozelandese…). Anche perché tutti coloro che si permettono di ricordarle queste cose nel corso del film finiscono proprio male (l’idea di fondo è che il mondo è il terreno di gioco sul quale gli Usa garantiscono l’ordine mondiale: gli unici danni collaterali tollerabili sono quelli degli altri…). Con questo suo orribile charme desueto da film reaganiano anni Ottanta, con l’immancabile scena di tortura che fa tanto Rombo di tuono, Danni collaterali aspira anche a essere un film pedagogico (le mazzate che Schwarzy dispensa a quanti non si allineano al pensiero unico…). Tant’è vero che persino il massacro di civili del finale da parte della Cia finisce per assumere, dopo l’ultimo colpo di scena, una sua evidente legittimità. Insomma Danni collaterali potrebbe aspirare a essere un terrificante film guerrafondaio filobushiano se solo non fosse così… stupido. (giona a. nazzaro)

Codice Magnum

Deciso a vendicare la morte del figlio, ucciso da una potente organizzazione mafiosa, un agente dell’FBI chiede aiuto all’ex collega Mark Kaminski, radiato dal servizio per i suoi metodi sbrigativi. Allettato dalla prospettiva, una volta compiuta l’opera, d’essere riammesso nei ranghi dell’FBI, Kaminski accetta. Un film d’azione stupido e fracassone in cui Schwarzenegger – diventato una star grazie all’ottimo Terminator – tenta inutilmente di smorzare la violenza con l’ironia. (andrea tagliacozzo)

Danko

Il rude capitano Danko viene inviato a Chicago dal governo sovietico per catturare un trafficante di droga sfuggitogli in patria. Giunto a destinazione, riceve la collaborazione di un estroverso collega americano. Nettamente inferiore a molti altre realizzazioni di Walter Hill, ma pur sempre uno spettacolare e divertente film d’azione. Rimarrà famoso per essere stata la prima produzione americana ad avere avuto il permesso di girare alcune scene nelle Piazza Rossa di Mosca.
(andrea tagliacozzo)

True Lies

Schietto intrattenimento da parte del team Schwarzenegger/Cameron, con Arnold spia per un’agenzia governativa ipertecnologica supersegreta, che la moglie crede invece uno sfigato venditore di computer. Humour e azione in parti uguali: il film fa tutte le mosse giuste, fino a quando si impantana nella trama (e in uno smacco generale verso le donne) lungo il tragitto. Un finale avventato lo riporta sui binari, mentre la credibilità viene allegramente messa da parte. Cameron ha anche sceneggiato, ispirandosi al film francese La Totale. Una nomination per gli Effetti speciali. Super 35.

Conan il distruttore

Seguito di
Conan il barbaro
. Il prode Conan viene assoldato dalla regina Taramis per vegliare sulla nipote, Jenna, in procinto d’intraprendere un viaggio pieno di pericoli per recuperare un corno magico. Strada facendo, alla comitiva, scortata dal perfido capo delle guardie Bombaata, si uniscono il mago Akibò e la guerriera Zula. Poco o nulla a che spartire con il precedente film di Milius. Inutile.
(andrea tagliacozzo)