Un mondo a parte

Nel 1963, in Sudafrica, Gus e Diana Roth, giornalisti bianchi, si battono contro l’apartheid. Quando lui è costretto a fuggire e lei viene arrestata, i figli della coppia, tra i quali la tredicenne Molly, rimangono con la nonna. Esordio alla regia di un grande direttore della fotografia (due volte premio Oscar, nell’84 con
Urla del silenzio
e nell’86 con
Mission
), capace di realizzare un film non banale e tutt’altro che retorico, commovente e (almeno apparentemente) sincero. Le tre protagoniste – Barbara Hershey, Jodhi May e Linda Mvusi – vinsero il premio ex aequo per la migliore interpretazione al Festival di Cannes 1988.
(andrea tagliacozzo)

Il colore della libertà – Goodbye Bafana

La famiglia del sergente Gregory si trasferisce sull’isola di Robben Island al seguito del capofamiglia, una guardia carceraria a cui è stato affidato il compito di dirigere la censura sulla posta e sulle conversazioni dei detenuti politici. Il militare conosce la lingua xhosa e può capire cosa dicono i prigionieri del carcere dell’isola, e in particolare cosa dice, o trama, il loro leader Nelson Mandela. Si prospetta un’ottima opportunità di carriera perché l’incarico è delicato e prestigioso: siamo nel 1968 e il Sudafrica governato da Botha fronteggia in maniera sempre più aspra la lotta contro l’apartheid condotta dall’African National Congress: riuscire a farsi apprezzare dai superiori significherebbe una promozione a maresciallo, e magari anche a tenente. La moglie di Gregory, Gloria, è ambiziosa e spregiudicata e preme sul marito perché non perda l’occasione della vita. Il loro razzismo, la loro profonda ignoranza, la propaganda del regime che fa passare Mandela per un comunista e un terrorista, formano il ritratto di una tipica famiglia di Afrikaner che sostiene un regime spietato, ma l’incontro e la conoscenza con una delle persone più lucide e intelligenti della recente storia dell’umanità li renderà più aperti, sensibili e consapevoli.