Anything Else

Jerry Falk, un aspirante scrittore che tira avanti stendendo copioni per cabarettisti notturni, attraversa un grave momento di crisi. L’incapacità di imporsi è alla base dei suoi problemi e dei suoi fallimenti professionali, questi ultimi dovuti in parte al comportamento da cialtrone del suo agente, Harvey. Anche il rapporto con una nuova compagna, Amanda, inizia all’insegna della vigliacchieria e risente delle sue frustrazioni. La ragazza inoltre scarica sul neo fidanzato tutti i suoi problemi e le sue insicurezze, costringendolo a vivere con la madre Paula, alcolista e cocainomane. Un giorno Jerry incontra casualmente David Dobel, uno scrittore sessantenne che sembra aver superato le sue nevrosi. I due diventano amici e, attraverso l’aiuto e i consigli del collega più anziano, Jerry riuscirà a capire la vera causa dei suoi problemi e a prendere la vita così com’è.
Ancora una volta Woody Allen ha portato un suo film a un grande festival europeo. Dopo Hollywood Ending a Cannes, Anything Else a Venezia. Presentato fuori concorso all’apertura della Mostra, ha conquistato pubblico e critica a riprova dell’ineusaribile creatività del regista. La pellicola costituisce una svolta nelle tematiche affrontate dell’autore newyorkese. Si assiste, infatti, al chiaro tentativo di passare simbolicamente il testimone a una non ben definita prole artistica rappresentata qui da Jason Biggs (già protagonista di American Pie) e Christina Ricci. I temi tipici del regista ci sono tutti: il jazz, Manhattan, l’amore per il cinema, la paura della morte, gli analisti incapaci e le nevrosi sessuali. Questa volta però non è Allen a portarli sulla scena ma un attore di quarant’anni più giovane che rappresenta in qualche modo il suo alter ego. Il regista diventa così spettatore delle sue ansie tipiche, incarnando una figura paterna e una guida spirituale per l’inesperto ragazzo. Battute al vetriolo e citazioni colte fanno del personaggio di David una figura irresistibile intepretata da un Allen in forma smagliante. Insomma, un cambio di prospettiva che vorrebbe concentrare l’attenzione sulle dinamiche della coppia Biggs/Ricci, ma che invece accentua ancora di più le abilità e la simpatia del vecchio personaggio alleniano. Di qui, la constatazione che il tentativo di rinnovamento sia in parte fallito. Ma nulla di tutto ciò pregiudica il risultato finale. La pellicola è un evidente saggio di bravura e di stile (sequenze multiple e ammiccamenti allo spettatore compresi) soprattutto per coloro che hanno amato il filone delle commedie serie/romantiche (da Io e Annie a Manhattan). Unica nota stonata nel coro, una Christina Ricci meno energica del solito, quasi ridimensionata. La battuta più memorabile del film? «Ti masturbi? Io preferisco fare sesso. Ieri sera mi sono messo su una cosetta a tre: io, Marilyn Monroe e Sophia Loren. Credo, tra l’altro, che fosse la prima volta che le due grandi attrici apparissero insieme». (emilia de bartolomeis)