L’oro di MacKenna

Lo sceriffo MacKenna viene a sapere da un vecchio saggio indiano dell’esistenza di una montagna fatta tutta d’oro. Al diffondersi della notizia, schiere di avventurieri cercano di impossessarsi del tesoro. Primo fra tutti, un terribile e spietato bandito messicano. Il film, originariamente girato in Cinerama, ha un ottimo cast, un buon impianto spettacolare e un’azzeccata colonna sonora composta da Quincy Jones. Troppo poco, comunque, per riscattare una sceneggiatura che sfiora più volte il ridicolo.
(andrea tagliacozzo)

Holocaust 2000

Un industriale vuole costruire una centrale termonucleare in un paese del Terzo Mondo, ma trova la tenace opposizione di diverse persone che, una dopo l’altra, vengono eliminate in circostanze misteriose. L’uomo a poco a poco si convince che il suo progetto è voluto dal Maligno. Mediocre pellicola demoniaca sul filone de
Il presagio,
uscito l’anno precedente. Si salva a malapena il grande Kirk Douglas.
(andrea tagliacozzo)

I cannoni di Navarone

In Grecia, durante la seconda guerra mondiale, a un commando alleato viene affidato il difficile compito di attaccare e distruggere una batteria di cannoni tedesca piazzata su un’isoletta, all’imbocco di uno stretto. Spettacolare film bellico tratto dall’omonimo romanzo di Alistair MacLean, ben costruito intorno a un cast d’eccezione. Grande successo di pubblico, tutto sommato ampiamente meritato. Premio Oscar 1961 per gli effetti speciali e due nominations per il film e per la sceneggiatura non originale (di Carl Foreman).
(andrea tagliacozzo)

Il ladro

Uno dei rari flop (in termini commerciali) del maestro del brivido. A causa di una incredibile somiglianza, un mite e onesto orchestrale viene ingiustamente accusato di aver compiuto una rapina. Arrestato e riconosciuto da più di un testimone, il musicista fatica a dimostrare la propria innocenza, mentre le persone che potrebbero aiutarlo sembrano diventate introvabili. Da un articolo apparso sulla rivista Life, uno dei film più disperati e angoscianti del regista, che si serve dei suoi marchi di fabbrica (come la soggettiva) per far calare lo spettatore nei panni del protagonista (esemplare, in questo senso, la sequenza in cui si ritrova per la prima volta in una cella). Assolutamente perfetto, nel suo ruolo, Henry Fonda, rappresentante ideale dell’uomo medio che si ritrova a vivere un’avventura da incubo dalla quale ne uscirà per sempre segnato.
(andrea tagliacozzo)

Incompreso

Adattamento, attualizzato, dall’omonimo romanzo di Florence Montgomery. Il console britannico a Firenze, rimasto improvvisamente vedovo, si trova impreparato a risolvere i problemi dei due figli, Milo di quattro anni e Andrea di otto. A soffrirne è soprattutto il maggiore, che si chiude sempre più in se stesso. Comencini ha tratto il meglio da questo potenziale polpettone melodrammatico, riuscendo a commuovere e coinvolgere lo spettatore senza necessariamente ricorrere all’uso di scene madri.
(andrea tagliacozzo)

La leggenda del santo bevitore

A Parigi, un giovane barbone alcolizzato che vive d’espedienti si vede offrire in prestito duecento franchi da uno sconosciuto. Il senzatetto s’impegna a restituire il denaro, come pattuito, nella chiesa di Santa Maria di Battignolles. Tratto da un racconto di Joseph Roth, un film indubbiamente raffinato nelle immagini, ma eccessivamente rarefatto nelle atmosfere e troppo lento (decisamente troppo, anche per un autore come Olmi) nel ritmo. Leone d’oro al Festival di Venezia. (andrea tagliacozzo)