Il principe di Homburg

La critica salutò questo adattamento del capolavoro di Heinrich von Kleist come una rinascita di Bellocchio dopo il periodo psicanalitico segnato dal sodalizio con Massimo Fagioli. Qui il regista non compie affatto una lettura psicanalitica del testo, ma semmai torna indietro, a scoprire nel romanticismo le radici di inquietudini che poi saranno della psicanalisi (e nostre). Dopo aver prosciugato il testo (che è un classico/anticlassico, inconciliato e attratto dall’horror vacui come contraltare della giovinezza), fa pronunciare a un attore protagonista volutamente impacciato battute a velocità vertiginosa, come se fosse sperduto (anzi – letteralmente – sfuocato). I nobili temi del conflitto tra individuo e dovere e della responsabilità individuale non hanno nulla di moralistico; anzi si collocano in un ambito pre-morale, tra luci e ombre, tra potenze oscure come il Leviatano o come il Dio di Isacco. E tutto sfocia nelle agghiaccianti sequenze della guerra, che non si vede mai: basta un polverone in una radura, o alcune gigantesche ombre di cavalieri proiettate su una parete. (emiliano morreale)

Il diavolo in corpo

Andrea, un liceale, s’innamora di una ragazza, Giulia, che ha visto solo di sfuggita. Quest’ultima, figlia di una vittima delle Brigate Rosse, è fidanzata con un brigatista pentito. In tribunale, durante il processo ad alcuni terroristi, la giovane si accorge della presenza dello studente. Uno dei film meno interessanti di Bellocchio che destò grande scalpore per un’esplicita scena di fellatio (prontamente censurata in televisione).
(andrea tagliacozzo)

Il sogno della farfalla

Massimo, un attore, ha deciso di non parlare più. Le persone a cui è caro si preoccupano, ma lui non reagisce. Incontra una giovane che conosce un linguaggio fatto di gesti e la sua strana crisi inizia a sbloccarsi. Una delle migliori pellicole del Bellocchio maturo: vette di lirismo delle immagini molto alte fanno da contrappunto alla difficoltà di una pellicola in cui è evidente il rifiuto dell’utilizzo del dialogo.

Diavolo in corpo

Bellocchio rigira e aggiorna il classico francese del 1946 nel suo percorso di studio della pazzia. L’olandese Detmers buca lo schermo con la sua straordinaria bellezza, divisa fra il fidanzato terrorista (De Torrebruna) e un bel giovanotto (Pitzalis). A quanto pare, si tratta del primo film destinato alla grande distribuzione in cui una rispettabile attrice è stata coinvolta in una scena di sesso esplicitamente pornografica. Disponibile in diverse versioni, più o meno censurate.