Bianco, rosso e Verdone

Elezioni politiche, inizio anni Ottanta. Tre italiani debbono spostarsi dal proprio domicilio, per votare nel comune di residenza. Un asfissiante borghese con moglie e bambini; un sempliciotto petulante e timoroso, in compagnia della nonna; un meridionale emigrato in Germania, volgare, sprovveduto e abbandonato a se stesso. Il viaggio dei tre esemplari di «homo italicus» si trasformerà in umane catastrofi… Carlo Verdone è reduce dal successo straordinario di Un sacco bello (1980) e tenta la carta del riciclaggio di struttura e ideologia del primo film (cosa che rifarà ancora quindici anni dopo con Viaggi di nozze ). Perciò Bianco, rosso e Verdone mette due accenti nella stessa parola, e concilia l’istrionismo pervasivo del comico romano, il suo fregolismo sorprendente con una struttura a episodi, che consente la frammentazione del racconto e l’affermazione della macchietta. In questo, Verdone è l’ultimo esemplare di una schiatta comica di illustri natali – basti pensare a I Mostri -, ormai ingozzonita da matrimoni consanguinei e sperpero del proprio lignaggio in accoppiamenti televisivi. Ma alcune delle macchiette restano impresse nella memoria con l’incisività di un marchio. Su tutte, il burino emigrato, rapinato e vilipeso che viaggia ormai privo persino del parabrezza, pur di arrivare a votare. Metafora di un’Italia disseminata e scollegata, capace di trovare una propria imprevedibile unità nella partecipazione politica. Come ogni metafora: grande potere poetico, inesistente aderenza alla realtà fisica. (francesco pitassio)

In viaggio con papà

Film cucito su misura per la coppia inedita Sordi-Verdone, passato e presente della commedia all’italiana. Armando e Cristiano, padre e figlio, hanno due caratteri opposti: il primo è un inguaribile donnaiolo, il secondo è un impacciato e timido giovanottone. Mentre viaggiano insieme attraverso l’Italia delle vacanze estive, proveranno a conoscersi per la prima volta. Scarso ritmo e poche risate. Colpa di una sceneggiatura mediocre e di una regia ancor peggiore.
(andrea tagliacozzo)

Il punto rosso

Durante la campagna elettorale, le forze politiche sono alla ricerca spasmodica di candidati originali, in grado di attirare l’attenzione degli elettori, non importa se privi di idee e programmi. Riccardo Simeoni (Fabrizio Sabatucci) di mestiere fa il comico cabarettista. Perché non provare a “buttarsi in politica”? Detto fatto, grazie a un gruppo di amici, l’uomo allestisce la propria campagna elettorale, puntando non a stupire gli elettori …

Assisi Underground

Tratto dal romanzo dello stesso regista, «Assisi clandestina». Ad Assisi nel 1943, il vescovo tenta di salvare il maggior numero di ebrei dalle persecuzioni naziste. Chiama ad aiutarlo nell’impresa un giovane e coraggioso frate francescano che, con l’aiuto di un amico tipografo, fa stampare dei falsi documenti di riconoscimento. Cast d’esportazione (ma incolore) al servizio di una regia paratelevisiva (altrettanto incolore). Particina per Alessandra Mussolini.
(andrea tagliacozzo)

Borotalco

Sergio Benvenuti, imbranato rappresentante di enciclopedie musicali, contatta una sua più brava collega per imparare i rudimenti del mestiere. Quando la ragazza, che non l’ha mai visto, si presenta all’appuntamento, Sergio finge di essere un altro e si atteggia a playboy con l’intento di conquistarla. Terza regia di Carlo Verdone, ancora piuttosto inesperto, ma senza le pretese dei film successivi. L’attore confeziona una commedia gradevole, ma tutt’altro che originale. (andrea tagliacozzo)

Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni

Il 20 marzo 1994 la giornalista di RaiTre Ilaria Alpi e il cameraman triestino Miran Hrovatin vengono uccisi tra le vie di Mogadiscio. Il film di Ferdinando Vicentini Orgnani ricostruisce le ultime settimane delle due vittime, sulle tracce di un traffico di armi e rifiuti tossici che li porta dalla Jugoslavia alla Somalia. La Alpi aveva scoperto qualcosa di davvero grosso, uno scoop da fare tremare molta gente, molti delinquenti e molti potenti invischiati in affari loschi. Per questo i due giornalisti sono morti, per tappargli la bocca. Questo ci racconta il film Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni, interpretato alla grande da Giovanna Mezzogiorno e Rade Sherbedgia, nei ruoli delle vittime. Una ricostruzione fedele agli atti, alle testimonianze e ai racconti delle persone vicine a Ilaria Alpi. Il film, oltre alla sceneggiatura puntigliosa e ben scritta, è realizzato e confezionato molto bene. Splendide le musiche di Fresu e pulito e lineare il montaggio, nonostante i molti flashback che avrebbero potuto creare confusione. Un ritorno al cinema italiano d’autore e impegnato, non a caso il regista Vicentini Orgnani cita Francesco Rosi come punto di riferimento. Una pellicola da non perdere, per non dimenticare e per continuare a parlare di due vittime che volevano solo fare il loro lavoro e raccontare la verità. A qualcuno, però, questo dava fastidio. (andrea amato)

Sottozero

Per guadagnare il denaro necessario all’acquisto di un bar, Luigi, meccanico di Trevignano, decide di andare a lavorare in una piattaforma petrolifera situata nei mari del Nord. Ma essendo l’unico italiano del gruppo e non conoscendo alcuna lingua straniera, è la solitudine, più del freddo, del mare e del vento, a tormentarlo fin dall’inizio. Un Jerry Calà più misurato del solito in una commedia scritta da Rodolfo Sonego (sceneggiatore abituale di Alberto Sordi). Con non poche sbavature, ma dignitosa.
(andrea tagliacozzo)