Il mostro è in tavola… barone Frankenstein

Nel 1973 il regista di
Flesh
e
Trash-I rifiuti di New York
girò in Italia due horror che uscirono col marchio di Andy Warhol, e che da noi vennero firmati da Anthony M. Dawson alias Antonio Margheriti. Per la prima volta escono in italiano in versione integrale, sotto il nome di Morrissey e col doppiaggio rifatto (almeno il
Frankenstein
, che era stato il più manomesso). L’idea era quella di riscrivere i miti dell’horror in bilico tra parodia splatter e revisionismo culturale. Il barone folle (Kier), in questo caso, è un serbo incestuoso ossessionato dal mito della razza perfetta, che vuole fare accoppiare le sue due creature (lei è Dalila Di Lazzaro, esordiente e sempre nuda). La versione originale era in 3-D, per evidenziare gli effettacci grandguignoleschi (che pare siano opera esclusiva di Margheriti). Certi passaggi necrofiliaci sulla bellezza degli organi interni sembrano avere ispirato Cronenberg, anche se nel complesso il film è più monocorde e meno divertente del
Dracula
.
(alberto pezzotta)

My Hustler

Assoldato per un week-end da un intellettuale, il marchettaro Paul subisce indifferente le avances di una ragazza e ascolta i consigli di un suo collega più scafato. Girato in due sole bobine (una sulla spiaggia, una nel bagno), con la collaborazione di Chuck Wein (sceneggiatore e direttore degli attori) e di Paul Morrissey (produttore esecutivo), è uno dei primi film di Warhol ad avere successo presso il pubblico chic newyorkese. Una commedia morale sull’avidità messa in scena con un occhio apparentemente svagato e indifferente, che nella prima parte si concede zoommate vertiginose e panoramiche imprevedibili, e nella seconda si rinchiude in uno spazio claustrofobico. Spassosi i dialoghi e resa bene l’interazione tra i personaggi, anche se tutto rimane monco e buttato lì, secondo l’estetica warholiana dell’improvvisazione e della casualità. Discutibile, in ogni caso, il doppiaggio di Mario Zonta. (alberto pezzotta)

Factory Girl

La ragazza della Factory di Andy Warhol è Edie Sedgwick, una ragazza della East Coast di origini nobilissime, ricca, bella, forse ingenua perché generosa, morta a soli ventotto anni per troppa voglia di vivere. Lasciata la tradizionale Ivy League di Cambridge, Massachussets, approda a New York in quella che sta diventando la corte di uno dei più controversi, amati e conosciuti artisti del Ventesimo Secolo e ne diventa il centro dell’attenzione. Icona pop, icona della moda, soggetto di canzoni celebri dei Velvet Underground, influenza ancora oggi lo stile con quell’atteggiamento originale e genuino che la rese amata e invidiata dall’intero panorama della cultura e contro cultura di un’epoca irripetibile.