Le fate ignoranti

Antonia, felicemente sposata, dopo la morte accidentale del marito scopre che questi la tradiva. La seconda sorpresa è che, per sette anni, il compagno fisso del consorte era stato un uomo. Antonia scopre così una sorta di famiglia gay, vi si ambienta e arriva sul punto di innamorarsi dell’ex amante di suo marito…

Lo spunto non è originalissimo, per la verità, né gli sviluppi sono imprevedibili. Özpetek ha però una sua sobrietà di messinscena, riesce a non essere televisivo, tenta un film «medio» e anche un po’ buonista mettendosi in ascolto dei personaggi, lasciando spazio alle atmosfere e alle sfumature. La comune gay è piuttosto rosea, anche se ognuno dei caratteri conserva, chi più chi meno, un proprio spessore o un proprio interesse. La Buy ce la mette tutta; Accorsi per la verità pure, ma non ce la fa e rimane statico e forzato, specie quando la vicenda si dirige verso il melodramma con l’aiuto delle belle musiche di Andrea Guerra. C’è qualche scivolone (qualche momento più da commedia, la scena in cui si accenna «Gracias a la vida»); un po’ narciso e demagogico il finale, che alterna brani di backstage e riprese del Gay Pride. Ma è uno di quei film che sembrano sapere di cosa parlano, e non è poco.
(emiliano morreale)

Mozzarella Stories

La prima commedia malavitosa a base di caglio! Nel regno delle mozzarelle Ciccio DOP è il signore assoluto. Dopo anni di dominio incontrastato si trova ad affrontare una crisi senza precedenti che lo vede precipitare in una guerra di mercato contro dei misteriosi imprenditori cinesi che hanno invaso improvvisamente supermercati e ristoranti con una mozzarella di ottima qualità ma a metà prezzo!

Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni

Il 20 marzo 1994 la giornalista di RaiTre Ilaria Alpi e il cameraman triestino Miran Hrovatin vengono uccisi tra le vie di Mogadiscio. Il film di Ferdinando Vicentini Orgnani ricostruisce le ultime settimane delle due vittime, sulle tracce di un traffico di armi e rifiuti tossici che li porta dalla Jugoslavia alla Somalia. La Alpi aveva scoperto qualcosa di davvero grosso, uno scoop da fare tremare molta gente, molti delinquenti e molti potenti invischiati in affari loschi. Per questo i due giornalisti sono morti, per tappargli la bocca. Questo ci racconta il film Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni, interpretato alla grande da Giovanna Mezzogiorno e Rade Sherbedgia, nei ruoli delle vittime. Una ricostruzione fedele agli atti, alle testimonianze e ai racconti delle persone vicine a Ilaria Alpi. Il film, oltre alla sceneggiatura puntigliosa e ben scritta, è realizzato e confezionato molto bene. Splendide le musiche di Fresu e pulito e lineare il montaggio, nonostante i molti flashback che avrebbero potuto creare confusione. Un ritorno al cinema italiano d’autore e impegnato, non a caso il regista Vicentini Orgnani cita Francesco Rosi come punto di riferimento. Una pellicola da non perdere, per non dimenticare e per continuare a parlare di due vittime che volevano solo fare il loro lavoro e raccontare la verità. A qualcuno, però, questo dava fastidio. (andrea amato)

La tigre e la neve

Attilio De Giovanni è un poeta. Padre di due figlie adolescenti, insegna letteratura all’università, dove viene inutilmente concupito da una collega. Il suo cuore batte infatti solo per Vittoria, che però sembra non volerne sapere di lui. La donna sta scrivendo la biografia di un poeta iracheno e, recatasi a Baghdad per ultimare il libro, resta coinvolta nello scoppio di una bomba ed entra in coma. Attilio riesce a raggiungerla ma si accorge ben presto che nell’ospedale mancano le medicine più comuni. Vittoria rischia di morire e il suo innamorato si prodiga in mille maniere per procurarle ciò di cui necessita. Finalmente la donna guarisce ma il suo salvatore nel frattempo è stato fatto prigioniero dall’esercito americano. Una volta liberato, torna a Roma e incontra l’amata, che non sa di dovergli la vita.
Fosse uscito al posto de La vita è bella, sarebbe impossibile non lodare Roberto Benigni e il suo nuovo film, soprattutto in virtù dei temi trattati. Ma dopo aver visto quel capolavoro il pubblico sa di cosa è capace il regista toscano e questo La tigre e la neve rischia di deludere non tanto lo zoccolo duro dei «benignani» quanto tutti gli altri, già messi a dura prova dal mezzo flop di Pinocchio.
Tra i punti forti della pellicola ci sono senz’altro il grande cuore del suo autore, raramente così sincero, e i suoi obiettivi («divertire e commuovere») entrambi raggiunti. Fra quelli deboli, una trama con qualche incoerenza di troppo (la provvidenziale bombola d’ossigeno trovata in un bazar agganciata a una muta da sub e altri colpi di fortuna a dir poco inverosimili) e attori non sfruttati a dovere (il personaggio di Jean Reno è assai poco sviluppato) oppure sottotono (la recitazione di Nicoletta Braschi a tratti fa pensare che il coma in cui versa per quasi tutto il film sia un espediente di Benigni per difenderla dalle critiche piovutele addosso dopo ogni film del marito). A lasciare perplessi è soprattutto la ripresa di temi già affrontati dal regista nel suo film migliore e qui affrontati con minore incisività.
Un film sull’amore («la forza più bella del mondo – dice il regista – la più eversiva e rivoluzionaria») che non porterà nuovo pubblico a innamorarsi di Benigni, limitandosi semmai a far sì che gli altri continuino a volergli bene. (maurizio zoja)