Il principe di Homburg

La critica salutò questo adattamento del capolavoro di Heinrich von Kleist come una rinascita di Bellocchio dopo il periodo psicanalitico segnato dal sodalizio con Massimo Fagioli. Qui il regista non compie affatto una lettura psicanalitica del testo, ma semmai torna indietro, a scoprire nel romanticismo le radici di inquietudini che poi saranno della psicanalisi (e nostre). Dopo aver prosciugato il testo (che è un classico/anticlassico, inconciliato e attratto dall’horror vacui come contraltare della giovinezza), fa pronunciare a un attore protagonista volutamente impacciato battute a velocità vertiginosa, come se fosse sperduto (anzi – letteralmente – sfuocato). I nobili temi del conflitto tra individuo e dovere e della responsabilità individuale non hanno nulla di moralistico; anzi si collocano in un ambito pre-morale, tra luci e ombre, tra potenze oscure come il Leviatano o come il Dio di Isacco. E tutto sfocia nelle agghiaccianti sequenze della guerra, che non si vede mai: basta un polverone in una radura, o alcune gigantesche ombre di cavalieri proiettate su una parete. (emiliano morreale)

Il fantasma dell’Opera

Ripresa di Argento in chiave sanguinolenta ed erotica del classico racconto, con Sands nei panni del misterioso fantasma che, in questa versione, viene abbandonato da bambino nelle fogne del teatro dell’Opéra e cresciuto da un’affettuosa famiglia di ratti! La figlia del regista interpreta la bellissima giovane cantante per la quale lui matura un’ossessione. Deludente per quanto ordinario e privo di immaginazione, con solo qualcuno dei tanto attesi sfavillanti colpi di scena tipici del regista.

Almost Blue – Quasi Blu

Tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Lucarelli. Una giovane detective della Uacv si reca a Bologna per indagare su un serial killer. L’unico ad avere indizi rivelatori è un non vedente che ne ha ascoltata la voce. Promettente prova per Infascelli, sebbene la sceneggiatura non regga il confronto con l’opera letteraria originale. Recitazione opinabile, ma colonna sonora ottima (un Elvis Costello in gran spolvero rifà Chet Baker, nel tema del film).

Prima che sia notte

Vita, morte e miracoli dello scrittore cubano Reynaldo Arenas, scomparso in esilio a New York nel 1990 dopo un’esistenza durante la quale ha dovuto fare i conti con la propria omosessualità, in un Paese in cui la dittatura di Castro certamente non apprezzava. I riconoscimenti veneziani (Gran Premio e interprete maschile) ricevuti da una giuria in evidente stato di decomposizione rasentano l’incredibile: l’operina di Schnabel è il santino di un martire alle prese con un mondo pazzo, che non rinuncia ad alcuna delle più trite convenzionalità delle agiografie cinematografiche. Della serie: «Guardate cosa deve sopportare un uomo che voglia esplicitare preferenze (sessuali, politiche e quant’altro) e intelligenza». Ne avevamo proprio bisogno… Il tanto osannato Javier Bardem è talmente concentrato in una recitazione perfetta da risultare spesso irritante; almeno Johnny Depp, nel doppio ruolo del travestito Bon Bon e del tenente del carcere Victor, è divertente. Se proprio si deve portare a casa qualcosa, è la musica di Carter Burwell, uno dei più sottovalutati compositori del cinema attuale (il ½ è per lui). Il resto è pura retorica, e nemmeno di quella sopportabile.
(pier maria bocchi)

Mare nero

Cominciato come indagine sull’omicidio di una giovane e bella studentessa dal passato sfuggente, il caso seguito da Luca (Lo Cascio), giovane e sensibile ispettore di polizia, finisce a poco a poco per coinvolgerlo anche sul lato personale. Seguendo il labile filo dell’indagine, che si trasforma in viaggio allucinato dove è impossibile distinguere realtà e fantasia, Luca finisce per coinvolgere anche Veronica (Anna Mouglalis), la sua fidanzata di origine francese, in un torbido giro di locali notturni dove si pratica lo scambio di coppia. Il film è stato presentato in concorso a Loca