Starsky & Hutch

Figlio di una delle migliori donne poliziotto della storia di Bay City,
David Starsky
si dedica con zelo al suo lavoro di detective, sgommando per la città a bordo della sua fiammante Ford Gran Torino. Il suo collega
Ken Hutchinson
è dotato di un istinto eccezionale ma una personalità troppo rilassata e il desiderio di fare soldi con metodi al limite della legalità gli creano più di un problema. Il capitano della polizia decide che i due devono fare coppia fissa e durante il primo giorno di lavoro assieme un cadavere affiora sulla costa di Bay City…

Dopo le
Charlie’s Angels
e prima dei
cugini Duke
di
Hazzard,
anche alla coppia di poliziotti più famosa dei telefilm anni Settanta tocca passare per il grande schermo. Anche in questo caso, attori belli e dotati di autoironia sono stati chiamati a interpretare al cinema personaggi resi popolari dal piccolo schermo e totalmente sconosciuti al pubblico più giovane.
Ben Stiller e Owen Wilson,
già protagonisti del memorabile
I Tenenbaum,
se la cavano egregiamente contribuendo all’ottima riuscita di un film dalla sceneggiatura semplice ma efficacissima, ricca di trovate divertenti alcune delle quali sembrano prese direttamente dagli episodi di
Una pallottola spuntata,
serie di riferimento del genere comico-poliziesco. Un plauso meritano anche le scenografie che ricostruiscono un mondo
Seventies
talmente zeppo di luoghi comuni da risultare a tratti esilarante. Un film perfetto nel suo genere, che strappa più di una risata e anche una solitaria lacrimuccia allorché
Paul Michael Glaser e David Soul,
gli
Starsky&Hutch
originali, riempiono lo schermo con i loro fisici ormai bolsi per passare il testimone ai loro più giovani e affascinanti eredi.

(maurizio zoja)

Road Trip

Todd Phillips fa parte della nuova generazione di registi presunti indipendenti cresciuta con il
Sundance Festival
di Robert Redford, tutta gente che conosce bene le regole del mercato e aspira solo a ritagliarsi un posto al sole a Hollywood. Infatti non si può certo dire che
Road Trip
sia un film coraggioso: non è che una commedia sfrenata con tre collegiali – Josh, E.L. e Rubin – che ingaggiano una corsa in automobile da New York al Texas per intercettare una compromettente videocassetta spedita erroneamente alla fidanzata di Josh; nella registrazione ci sono le immagini del povero Josh che cede di fronte alle grazie dell’avvenente Beth. Prevedibili le gag (che però funzionano) e abbastanza sostenuti i tempi narrativi, scanditi da una struttura da road movie scanzonato. Ma per competere con il vecchio e insuperabile
Animal House
, modello di
Road Trip
, ci sarebbero voluti la genialità anarcoide – benché recentemente appannata – di John Landis e la carica primitiva di John Belushi, ingredienti indispensabili per una sana e non riconciliata trasgressione. La produzione esecutiva è di Ivan Reitman, che comunque di «zingarate» all’americana se ne intende.
(anton giulio mancino)

The Butterfly Effect

Soggetto a frequenti vuoti di memoria, Evan Treborn ha iniziato sin da ragazzino a tenere dei diari per fissare al meglio i suoi ricordi. Ripercorrendo, ormai adulto, un episodio particolarmente traumatico della sua infanzia, scopre una tecnica che gli permette di tornare indietro nel tempo e modificare il suo passato. Scoprirà ben presto che ogni cambiamento che decide di apportare a quanto già accaduto è destinato a influenzare, e non poco, anche il suo futuro, fino a rischiare di distruggere la sua stessa vita.
«Cambia una cosa. Cambia tutto», recita il sottotitolo originale del film, tradotto in italiano in un più esplicativo «ci sono cose che non devono essere cambiate». Il «butterfly effect» di cui raccontano gli esordienti Eric Bress e J.Mackye Gruber, già sceneggiatori del mediocre Final Destination 2, è il principio, suggestivo ma indimostrabile, secondo cui un battito d’ali di farfalla può causare cataclismi a migliaia di chilometri di distanza. Applicandolo alla vita di un tormentato giovane (Ashton Kutcher, noto ai più per aver preso il posto di Bruce Willis nel cuore di Demi Moore) hanno confezionato un’opera prima potenzialmente interessante ma in realtà tutt’altro che riuscita a causa di una sceneggiatura poco convincente. Troppi buchi, troppi luoghi comuni, nonostante l’indubbio fascino esercitato dai viaggi nel tempo del protagonista, interpretato da tre attori diversi (Kutcher e due ragazzini di sette e tredici anni) a seconda del periodo in cui la scena è ambientata. Non tutto è da buttare, a partire dall’idea di partenza, ma “The Butterfly Effect” non è certo il miglior thriller psicologico prodotto negli ultimi anni dal cinema americano. Pur lontano dal capolavoro, Memento di Christopher Nolan (2000) gli è decisamente superiore. (maurizio zoja)

Just Friends – Solo amici

New Jersey. Chris Brander e Jamie Palamino sono due grandi amici. Lui è un teenager grassoccio o impacciato mentre lei è la bellissima cheerleader della scuola. Chris ne è follemente innamorato e la notte della maturità trova il coraggio di esternare i suoi sentimenti. Jamie però gli vuole molto bene, ma come un fratello. Chris si sente umiliato e deluso e decide di troncare definitivamente la loro amicizia. Trascorsi dieci anni, Chris che è diventato un affascinante e rampante produttore musicale, fa ritorno al proprio paese d’origine e incontra di nuovo Jamie.