Tredici variazioni sul tema

Un professore metodico e ordinato decide di cambiare vita grazie a una donna. Un giovane procuratore è stravolto da un incidente. Un manager invidioso e rancoroso decide deliberatamente di distruggere la vita di un gioviale collega. Una moglie deve affrontare l’adulterio del marito. Una giovane donna delle pulizie, sempre ottimista, cambia atteggiamento verso la vita. Cinque storie diverse, contemporanee, che s’intrecciano tra loro fino a formarne una unica. Un film su come le nostre azioni possano non solo cambiare la nostra vita, ma anche quella degli altri. Una narrazione temporale che viaggia dal presente, al passato, al futuro. Un film che invita a ponderare meglio le nostre decisioni e a immaginare le conseguenze di ogni nostra minima scelta o reazione, anche se apparentemente casuale. Come può essere un sorriso a uno sconosciuto. Bella prova di scrittura e di regia da parte di Jill Sprecher, aiutata nella sceneggiatura dalla sorella Karen. I cambi di ritmo, di tempo e di storia sono realizzati con molta leggerezza e l’uso della musica aiuta il percorso dello spettatore. Film corale in cui tutti sono protagonisti, tutti portano una storia.
(andrea amato)

Bossa nova

Romantica commedia degli equivoci che coinvolge una vedova/tutrice inglese che vive in Brasile (Irving), un uomo d’affari di successo che si invaghisce di lei (Fagundes) e una varietà di amici e parenti, le cui storie d’amore si incrociano con quelle dei protagonisti. Piacevole, con scenari attraenti, ma assolutamente ordinario. Super 35.

Traffic

Un giudice d’assalto incaricato dalla Casa Bianca intende sgominare il traffico di droga tra gli Stati Uniti e il Messico, ma deve rassegnarsi a occuparsi dei risvolti privati della questione quando scopre che sua figlia è una tossicodipendente. Il referente messicano del giudice si rivela essere al soldo di una grossa organizzazione locale; la moglie di un uomo d’affari americano scopre che il benessere nel quale vive è il frutto del traffico di stupefacenti e fa di tutto pur di conservarlo. Con Steven Soderbergh, tornato alla ribalta grazie al successo di
Out of Sight
e
Erin Brockovich
, il problema è sempre lo stesso. È un cineasta senza personalità né stile, ma che – alla stregua di Oliver Stone – si impegna a fondo per ostentarne uno, o anche più di uno come accade in
Traffic
. La cosa, naturalmente, può dare ai nervi; ciò malgrado in questo film, assai meno gratuito de L’inglese, funziona a sufficienza la scelta di intrecciare tre e più storie, dando allo spettatore la costante impressione di smarrire la bussola. O meglio, funziona finché il meccanismo non si logora e non diventa ripetitivo e accademico. Visivamente, il film al quale
Traffic
assomiglia maggiormente è
JFK
del sunnominato Stone, poiché l’obiettivo è un po’ quello di restituire un quadro frammentato e formicolante di un traffico che non può essere debellato negli Stati Uniti per la semplice ragione che l’economia del Paese prolifera proprio grazie al commercio illecito.

Soderbergh esibisce un massimalismo stilistico abbastanza estetizzante, con ciascun ramo del racconto connotato da una visualizzazione adeguata e artificiosa (tutta la vicenda ambientata in Messico, per esempio, ha un taglio documentaristico, con largo impiego della macchina a mano e una dominante cromatica giallo-ocra). Tuttavia rivela un discreto spessore creativo l’idea di elaborare un tessuto narrativo e iconografico «meticciato» e multiculturale, al cui interno l’immagine del caos rimanda alla varietà di razze, stili di vita e condizioni sociali coesistenti, e dove il «traffico» stesso diventa metafora delle relazioni umane, da esso inevitabilmente condizionate. E le sequenze situate nel ghetto afroamericano, come già in
Out of Sight
, forniscono un contrappunto fortemente antagonista all’upper class infida, corrotta o anche solo benpensante e integerrima. Troppo lungo? Troppo sconclusionato? Troppa carne al fuoco? Prendere o lasciare, questo è Steven Soderbergh: il quale, sedotto dalle lusinghe hollywoodiane, avrebbe potuto anche fare di molto peggio.
(anton giulio mancino)

Poliziotto speciale

Baldwin è fuori parte nel ruolo di Bo Dietl, rinnegato detective del dipartimento di polizia di New York degli anni Ottanta, che in questo ritrito resoconto iper-drammatizzato delle sue eroiche imprese — basato sul suo “romanzo autobiografico” — resiste agli odiosi federali che gli stanno addosso perché tiri fuori dal buco il suo migliore amico d’infanzia, ora divenuto un boss della mafia. Violenza e turpiloquio senza fine sono l’unica differenza tra questo film e un comunissimo episodio di una serie poliziesca tv.

Giorni di passione

Hopper offre una profonda interpretazione in un ruolo inconsueto: un insegnante/fattore di una cittadina del Midwest che continua a rinviare il matrimonio con la fidanzata (Irving), ma poi viene sedotto — non contro la sua volontà — da una vamp adolescente (Locane). La profusione di nudi può attirare l’attenzione. Basato sul romanzo di Jim Harrison. Barreto è il marito della Irving, e la Pointer è sua madre.

Micki e Maude

Un giornalista televisivo, felicemente sposato con una donna in carriera, non vuole rassegnarsi al fatto che la moglie, per mancanza di tempo, abbia rinunciato ad avere figli. Innamoratosi di una giovane violoncellista, l’uomo apprende con felice stupore che la ragazza aspetta un bambino. Qualche giorno dopo, lo sesso annuncio gli viene fatto dalla consorte. Uno dei migliori – ma anche più sottovalutati – film di Blake Edwards: tenero, delicato, ma anche terribilmente divertente. Merito, tra l’altro, del tour de force comico-sentimentale di Dudley Moore, cinque anni prima protagonista per Edwards del suo
10
.
(andrea tagliacozzo)

Carrie – Lo sguardo di Satana

Oppressa da una madre ossessiva e bigotta, Carrie è diventata una ragazza introversa e complessata, lo zimbello della scuola. La sensibile Sue, compagna di classe della giovane, convince il proprio ragazzo ad invitare Carrie, che non sa di essere in possesso di facoltà paranormali, alla festa di fine corso. Regia virtuosistica di Brian De Palma (da manuale l’uso estenuante del ralenti nella sequenza della festa), anche se la sceneggiatura, tratta dal libro di Stephen King, è tutt’altro che memorabile. Amy Irving, John Travolta e Nancy Allen torneranno, in film diversi, a lavorare con il regista (la Allen, nel ’79, diventerà addirittura sua moglie). (andrea tagliacozzo)

Fury

Sesto film del regista Brian De Palma, tratto dal romanzo omonimo di John Farris, autore anche della sceneggiatura. I servizi segreti americani decidono di utilizzare, a scopi militari, individui dotati di capacità extrasensoriali. Il giovane Robin, figlio di un ex agente federale, è uno di questi, ma rimane vittima di un rapimento. Un curioso horror d’azione diretto con sfoggio di grande tecnica da Brian De Palma. Ridondante, esagerato, ma divertente e ricco di pezzi di bravura da parte del regista e del direttore della fotografia, Richard H. Kline. Ottimo Kirk Douglas. (andrea tagliacozzo)

Fievel conquista il West

Decente sequel animato, dedicato ai più piccoli: stavolta seguiamo Fievel e la sua famiglia in un viaggio alla scoperta del West. Le canzoni sono mediocri e i personaggi poco ispirati, ma la voce originale di James Stewart è un ottimo valore aggiunto. Con due sequel, usciti solo in homevideo.