Non ci resta che piangere

Gli amici Saverio e Mario, rispettivamente maestro e bidello in una scuola elementare, si ritrovano inspiegabilmente proiettati a ritroso nel tempo, fino al lontano 1492. Un gran numero trovate (non tutte divertenti o di prima scelta) e due protagonisti in buona forma, ma in definitiva un film che non sta in piedi, minato da una sceneggiatura improvvisata ed episodica. Troisi e Benigni hanno scritto il copione assieme a Giuseppe Bertolucci (fratello del più noto Bernardo e regista per Benigni in Berlinguer ti voglio bene e TuttoBenigni ). (andrea tagliacozzo)

Ricordati di me

Una famiglia borghese come tante altre, in un quartiere residenziale romano. Padre, madre, figlio e figlia. Tutti che vogliono o volevano diventare qualcuno. Carlo (Fabrizio Bentivoglio), il padre, voleva essere uno scrittore e da anni ha il suo romanzo incompiuto, Giulia (Laura Morante), la madre, era un’attrice, Paolo (Silvio Muccino), il primogenito, vorrebbe essere come i suoi amici, appartenere a un gruppo ed essere ricambiato da una sua compagna di liceo, molto più sveglia di lui. E poi c’è Valentina (Nicoletta Romanoff), la figlia, decisa a fare la showgirl, a tutti i costi. La lucida determinazione della piccola di casa risveglia tutti i sogni degli altri componenti della famiglia. Carlo incontra una sua vecchia fiamma (Monica Bellucci), che lo galvanizza, Giulia riprende a fare teatro e pensa di innamorarsi del regista, Paolo fa una festa per essere accettato dagli altri e Valentina, a tappe serrate, arriva in televisione. E ora che cosa succederà? Dopo il grande successo de
L’ultimo bacio,
Gabriele Muccino ritorna sul grande schermo con un film molto più complesso e scioccante: la famiglia è nuovamente sgretolata, i valori non esistono più, conta solo autoaffermarsi e ottenere riconoscibilità all’esterno. Di chi è la colpa? Del sistema, della televisione, di noi stessi… Uno spaccato verosimile, un film che ne contiene altri quattro, una prova matura di scrittura e regia, un ritorno al cinema di quarant’anni fa, un film onesto, anche in tutti i suoi limiti. La paura di essere normali, questa la fobia che attanaglia una famiglia normale come tante altre. E se bastasse solo ascoltarsi un po’ di più?
(andrea amato)

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ai protagonisti del film

Christine Cristina

Pochi conoscono il nome di Cristina da Pizzano. Eppure Cristina è stata una figura esemplare nella storia della letteratura.
Italiana, vissuta in Francia nel momento del passaggio dalla notte del Medioevo all’alba dell’Umanesimo, fu la prima donna a vivere soltanto grazie alla propria penna, cioè scrivendo e pubblicando opere poetiche.
Poeti si nasce o si diventa? Nel caso di Cristina fu precisamente una conquista. Ed è proprio la storia di questa conquista avventurosa che si vuole raccontare.
Da un’agiata condizione precipita nella miseria più nera, con due figli piccoli, nell’imperversare delle lotte tra Armagnacchi e Borgognoni. Cristina ha un solo imperativo: sopravvivere.
Costretta ad immergersi nella Parigi insidiosa dei derelitti schiacciati da guerre centenarie, Cristina dovrà risorgere dopo aver toccato il fondo, vincendo fame, paura e disperazione. Ci riuscirà per l’appunto grazie alla scoperta di un dono che portava dentro di sé senza saperlo: il talento poetico.

L’attenzione

Opera prima di Giovanni Soldati, figlio dello scrittore e regista Mario, tratta dal romanzo omonimo di Alberto Moravia. Sull’aereo che lo riporta a Roma, un giornalista si abbandona a strane fantasie, pensando di scrivere un libro sulla moglie. I rapporti con questa sono da tempo cessati, anche se lei, per tenerlo legato a sé, gli procura incontri con altre donne. Grandi ambizioni, scarsi risultati.
(andrea tagliacozzo)