Biutiful

Protagonista della storia Uxbal, un eroe tragico padre di due bambini dei quali si prende cura al posto della moglie, mentalmente instabile.

Uxbal lotta contro una realtà corrotta e un destino che lavora contro di lui.

Quando scopre di avere un male incurabile, sente il pericolo della morte e comincia a temere per il futuro dei suoi figli, destinati a crescere da soli.

Babel

Quattro storie concatenate, con al centro il rapporto tra genitori e figli, ma anche temi ancor più universali come la comunicazione nel terzo millennio, le ansie e le paure indotte dalla società frenetica e globalizzata, questo è Babel, premiato a Cannes 2006 per la regia di Alejandro González Iñárritu (Amores Perros21 grammi). Una coppia americana in crisi, in viaggio in Marocco (interpretata da Brad Pitt e Cate Blanchett) deve fronteggiare un grave imprevisto; i loro due figli piccoli, rimasti a casa con la tata messicana, vivono con lei un’avventura che parte bene ma presto di complica; una ragazza giapponese sordomuta, rimasta da poco orfana per il suicidio della madre, cerca di colmare il vuoto che l’opprime adescando giovani sconosciuti.

Amores perros

Nella caotica capitale messicana tre diverse vicende si «scontrano» a un incrocio stradale: un giovane in fuga con il suo pit-bull da combattimento ormai esangue; una modella promettente e il suo cagnolino scomparso; un vecchio misterioso, curatore di cani e castigatore degli uomini. I film d’esordio nascondono sempre un rischio: l’autore, per troppa generosità, cerca di dire tutto in una volta rasentando così l’afasia. Iñárritu, per fortuna, evita l’errore e
Amores perros
conserva una linea di fondo unitaria. Tra alti (il secondo episodio organizza molto efficacemente lo spazio in funzione drammatica) e bassi (il primo frammento, con il suo stile da videoclip, è ai limiti della sopportazione), il regista mette in scena un mondo estremamente composito. Non facciamoci ingannare, però: la struttura a racconti intrecciati non riduce per niente la sensazione di una realtà sfaccettata, nella quale estetiche differenti – così come personaggi diversi – passeggiano sullo stesso marciapiede. Iñárritu non appare come un manipolatore di realtà: piuttosto dà l’impressione di essere un sapiente costruttore di architetture urbane. Senza dubbio
Amores perros
contiene troppe idee differenti; tuttavia, più che il suo gusto per la satira o la sua passione per la velocità del digitale, colpisce soprattutto la capacità di cogliere fugaci brandelli di verità. In un film che racconta molte storie, ciò che convince maggiormente sono i momenti morti: le passeggiate del vecchio killer lungo le vie di una città che sembra tutta periferia o i silenzi in cui sprofonda la giovane modella orribilmente mutilata. Se sul talento di Iñárritu non c’è alcun dubbio, forse possiamo sperare di aver scoperto anche un animo attento alle piccole illuminazioni della vita.
(carlo chatrian)

21 Grammi

Paul Rivers è un professore di matematica, cardiopatico, cui resta solo un mese di vita. Sua moglie vuole un figlio da lui, e vuole ricorrere all’inseminazione artificiale. Cristina Peck è moglie e mamma con un bravo marito Michael e due bellissime bambine, anche se in gioventù non deve essere stata una santa. E poi c’è Jack Jordan, un balordo che ha fatto dentro e fuori dalla galera e che è diventato un integralista cattolico (altro che islamici…) al limite del ridicolo. Tre vite, tre famiglie, tre storie. Che fatalmente si intrecciano. Perché il balordo sul suo furgoncino con la scritta «Jesus loves you» prende a tutta velocità una curva, investe il marito e le bambine di Cristina e li uccide. Il cuore di Michael viene donato a Paul che sopravvive. E sarà proprio lui ad andare a cercare Cristina per saperne di più su chi gli ha ridato la vita. I due finiranno uno tra le braccia dell’altra, mentre lo sconclusionato Jack…

Alejandro González Iñárritu è l’acclamato autore messicano di
Amores Perros
(1999) che affronta anche questa volta la vita e i suoi tristi casi. Al centro della vicenda, un incidente automobilistico che stronca la vita a tre persone, la illumina a un’altra, la stravolge a una terza. Queste tre vite (moltiplicate poi per i vari componenti delle tre famiglie) si frantumano come nell’andamento, frammentario e spezzato, del film che procede per quadri, per flash back senza alcuna linearità temporale (e con qualche fastidio per lo spettatore). Nella provincia americana più anonima e più normale (all’inizio il film doveva essere ambientato in Messico) con le villette a schiera, l’oratorio, il furgoncino molto Usa, i motel… Iñárritu mette insieme tanti temi scottanti: i trapianti (ma niente a che e vedere con le emozioni trasmesse da Almodovar), gli incidenti stradali, il fanatismo religioso (irritante ai limiti della sopportazione), l’inseminazione artificiale, la disoccupazione… La morte. Ecco in questo film dal ritmo sostenuto (quasi tutte le riprese sono state fatte con una cinepresa a spalla per accentuare nelle intenzioni degli autori l’atmosfera di tensione e l’immediatezza) manca l’emozione, manca il coinvolgimento. Si guardano tragedie inenarrabili (una mamma che perde le sue bambine, un uomo rantolante che sa di avere le ore contate…) e si rimane freddi. Forse perché le tragedie sono un po’ troppe. E anche l’amore è disperato. Le vie d’uscita – quasi tutte – sono bloccate. Ma è la filosofia di Iñárritu: «Questo film – ha dichiarato – medita su alcune difficoltà della vita: la perdita, l’assuefazione, l’amore, la colpa, la coincidenza, la vendetta, l’obbligo, la fede, la speranza e la redenzione. Mi piacciono i personaggi sfaccettati e contraddittori, come sono io e come, credo, sono tutti gli esseri umani che conosco. Nessuno è semplicemente buono o cattivo. Tutti noi galleggiamo in un immenso universo di circostanze, mi piace mostrare la debolezza e la forza dei miei personaggi, senza giudicarli, perché solo allora essi riescono a rivelare la propria condizione umana».
21 Grammi
è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003: Sean Penn per la sua interpretazione si è aggiudicato la Coppa Volpi come miglior attore. E davvero Penn è strepitoso riuscendo a passare, in modo assolutamente convincente, dalla parte del marito annoiato a quella del moribondo, dell’uomo fragile e disperato a quello dell’amante forte e protettivo. Bravi anche Naomi Watts
(Mulholland Drive, The Ring)
e Benicio Del Toro (Oscar per
Traffic).
Il titolo merita una spiegazione. quei 21 grammi sarebbero il peso che un essere umano perde nel momento del trapasso. Il peso dell’anima, insomma. «Il peso di cinque nichelini uno sopra l’altro. Il peso di un colibrì. Il peso di una barretta di cioccolata…».
(d.c.i)