Per qualche dollaro in più

Dopo l’imprevisto colossale successo di
Per un pugno di dollari
, Bob Robertson/Sergio Leone mette in cantiere una specie di clone, ma più consapevole ed esagitato. Supera qualche incertezza e qualche inibizione che limitavano il primo film, mostra uno stile già compiuto e si lancia in un barocco grottesco, folle ma come immobile. Battute proverbiali, tempi e spazi dilatati e contratti, musica geniale di Morricone. I personaggi sono mascheroni senza spessore, l’azione è un semplice rituale di morte, la dissacrazione del mito sconfina nel dileggio. A Clint Eastwood/Enrico Maria Salerno (rispettivamente corpo e voce del pistolero) vengono affiancati un nerissimo Lee Van Cleef e un Volonté al massimo del delirio. Un cult necrofilo, senza nostalgia. La rivincita del cinema italiano miserabile delle seconde visioni, che stringe in un abbraccio mortale la Hollywood classica.
(emiliano morreale)

Mezzo dollaro d’argento

In Messico, uno sceriffo di scorta a una diligenza, viene aiutato da un giovane pistolero, Johnny, a sostenere l’assalto di un bandito messicano. Il ragazzo, che sembra intenzionato a incontrare Ketchum, un noto fuorilegge, si stabilisce in una fattoria conquistando l’affetto della figlia del proprietario. Un mediocre western di serie B coprodotto dagli americani con la Spagna.
(andrea tagliacozzo)

Quien sabe?

Un interessante western all’italiana con risvolti politici. Nel Messico del 1917, durante la rivoluzione di Pancho Villa, un bounty killer americano riceve dal governo locale l’incarico di uccidere Elias, generale dei ribelli. Per poter avvicinare l’ufficiale, il sicario entra nella banda di El Chuncho, un ex rivoluzionario che fornisce armi agli insorti. Ottimo Gian Maria Volontè, già avvezzo al genere western grazie alla precedente collaborazione con Sergio Leone, con il quale aveva realizzato
Per un pugno di dollari
e
Per qualche dollaro in più
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(andrea tagliacozzo)