Senza pietà

Primo di tre film consecutivi che Carla Del Poggio girerà con Lattuada tra il ’48 e il ’50. Dopo aver lasciato i genitori, la giovane e sprovveduta Angela va a Livorno in cerca del fratello. Arrestata alla stazione per non avere pagato il biglietto del treno, la ragazza riesce fortunosamente a fuggire e s’imbatte in Jerry, sergente nero dell’esercito americano. Un film cupo e pessimista, diretto con eleganza ma anche crudo realismo dal regista. Scritto, tra gli altri, da Federico Fellini. La colonna sonora porta la firma di Nino Rota.
(andrea tagliacozzo)

Il mafioso

Un siciliano trapiantato a Milano torna al paese natio per le vacanze assieme alla bella moglie milanese e alle figlie. L’uomo viene costretto dalla mafia, alla quale è a malincuore legato, a partire in gran segreto per gli Stati Uniti per compiere un omicidio. Eccellente la regia di Alberto Lattuada che riesce a dare una ricca e inquietante descrizione della Sicilia senza ricorrere a troppo abusati luoghi comuni. A dir poco straordinario Alberto Sordi nei panni di un personaggio totalmente distante dai suoi precedenti.
(andrea tagliacozzo)

Fräulein Doktor

Fraulein Doktor è una giovane donna che, nel corso della prima guerra mondiale, agisce come agente segreto per conto della Germania. Per eliminarla, il controspionaggio inglese assolda un suo collega, Meyer. Fraulein Doktor scampa alla morte grazie all’intervento del servizio segreto tedesco che fa pervenire agli inglesi la notizia della morte della donna. Una spanna al di sopra degli altri film del genere spionistico, anche grazie all’attenta regia di Lattuada, abile nel tratteggiare il complesso profilo psicologico della protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Guendalina

In Versilia, durante una vacanza estiva caratterizzate dalle liti dei genitori, Guendalina, che parteggia per il padre, amoreggia con il giovane Oberdan. Uno dei migliori film di Lattuada, capace di dipingere con molta poesia i turbamenti del primo amore. All’epoca, rese molto popolare la sconosciuta ma bellissima Jacqueline Sassard.
(andrea tagliacozzo)

Don Giovanni in Sicilia

Nonostante il titolo e nonostante Brancati la Sicilia c’entra poco; e solo nella prima parte, come fondale dell’erotismo. Semmai è proprio il confronto tra l’erotismo di Lattuada e quello di Brancati a essere interessante. Ma il cuore del film è la seconda parte, quando Giovanni Percolla si trasferisce a Milano e Lattuada utilizza questo punto di vista estraneo e sensuale per raccontare il cambiamento del boom. Le scene della partita a bocce, o del giro di Milano in auto, sono esemplari in questo senso. La contrapposizione Nord/Sud sarà magari un po’ facile e il grottesco potrà prendere la mano, ma il film possiede una sua mollezza, un suo sguardo strabico sul mutamento degli spazi e dei tempi dell’Italia, un suo erotismo profondo e quasi stendhaliano che ne fanno un piccolo gioiello da riscoprire. Lando Buzzanca è perfetto nel ruolo.
(emiliano morreale)

Il mulino del Po

Da un romanzo di Riccardo Bacchelli, la tragica storia di Berta Scarcerni e di Urbino in un periodo agitato e di trasformazione della società italiana: una ricca fanciulla, fidanzata ad un benestante contadino, finisce in miseria. Mandato a monte il matrimonio, va a lavorare presso gli zii dell’ex innamorato. Buona la regia di Lattuada, anche se solo a tratti riesce a rendere con grande efficacia sul grande schermo le pagine del romanzo, adattato dallo stesso Bacchelli con il regista, Mario Bonfantini, Sergio Romano, Carlo Musso, Luigi Comencini, Federico Fellini e Tullio Pinelli.
(andrea tagliacozzo)

Miss Italia

Durante il concorso di Miss Italia, un giornalista decide di fare un inchiesta per conoscere i motivi che hanno spinto le cinque finaliste a partecipare. Tra queste c’è una modesta sartina che il padre ha iscritto al concorso a sua insaputa. Un reperto archeologico interessante – specie per la presenza di una giovane e bellissima Lollobrigida – ma di dubbia qualità. Di Constance Dowling, una delle protagoniste, s’innamorò all’epoca del film lo scrittore Cesare Pavese, suicida poco più tardi.
(andrea tagliacozzo)

La mandragola

Per conquistare la bellissima Lucrezia, sposa a un ingenuo notaio, Callimaco assicura di poterla guarire dalla sterilità somministrandole la mandragola. Ma c’è un problema: il primo che giacerà con una donna che ha assunto la mandragola, ne morirà… Più che un parente del
Brancaleone
, lo si direbbe un progenitore delle
Ubalde
, se non fosse che la sopraffina eleganza registica di Lattuada – qui davvero al suo massimo – lo consegna a tutt’altro livello. Lattuada, insieme al più morboso Bertolucci, è forse l’unico vero regista erotico del nostro cinema. Qui l’opulento corpo della Schiaffino è alluso e velato, agito metonimicamente (fianchi e ombelico che sostituiscono una visione d’insieme sempre negata) in una maliziosa gara con la macchina da presa. Il film mantiene il fondo di nera cupezza della commedia di Machiavelli, trasformandola semmai in una sorta di malinconia (evidente soprattutto nel personaggio di fra’ Timoteo, interpretato da uno spettrale Totò pre-Pasolini che sembra disegnato da Goya o da Daumier). E la curiosità sta proprio – come sempre negli adattamenti di Lattuada – nel contrasto tra il testo (in questo caso, tra la sua misoginia/misantropia) e il basso continuo dello sguardo sensuale del regista.
(emiliano morreale)

L’amore in città

Il titolo dice tutto di questo film a episodi, cronaca neorealista in sei parti — girate in stile documentaristico — su vari aspetti dell’amore a Roma. Pensato per essere la prima edizione di una rivista cinematografica chiamata Lo spettatore. Originariamente durava 110 minuti. L’episodio diretto da Lizzani sulla prostituzione fu tagliato dall’edizione distribuita all’estero.