Non c’è più niente da fare

I Perseveranti (compagnia teatrale composta da una commessa della COOP, un avvocato, due pensionati, un disoccupato, un’ impiegata postale, una proprietaria di tintoria, uno studente e un falegname artigiano) sono afflitti durante il giorno da mille problemi e solo la sera, nel loro teatrino, raggiungono la felicità. Il padrone del teatrino dove provano. Un cavillo legale permetterebbe ai Perseveranti di spuntarla, ma c’è una condizione: devono mettere in scena lo spettacolo che stanno provando.

4-4-2 – Il gioco più bello del mondo

Film a episodi sullo sport nazionale italiano, il calcio o come amano chiamarlo in molti, il pallone. Una pellicola che racconta molti aspetti di questo bellissimo sport attraverso le esperienze, non dei grandi campioni, ma della gente comune che con il calcio ha ancora un rapporto genuino

La solitudine dei numeri primi

Dal romanzo premio Strega di Paolo Giordano. I numeri primi sono divisibili soltanto per uno e per se stessi. Sono numeri solitari e incomprensibili agli altri. Alice e Mattia sono entrambi “primi”, entrambi perseguitati da tragedie che li hanno segnati nell’infanzia: un incidente sugli sci per Alice, che le ha causato un difetto a una gamba, la perdita della sorella gemella per Mattia. Quando, da adolescenti, s’incontrano nei corridoi di scuola, riconoscono il proprio dolore l’uno nell’altra. Crescendo, i loro destini s’intrecciano in un’amicizia speciale, finché Mattia, laureatosi in fisica, non decide di accettare un posto di lavoro all’estero. I due si separano per molti anni e sarà una sequenza di eventi a ricongiungerli, per riportare in superficie una quantità di emozioni mai confessate e costringere Alice e Mattia ad affrontare la domanda delle loro esistenze: due numeri primi potranno mai trovare un modo per essere insieme?

Il papà di Giovanna

Nella Bologna del 1938, Michele casali è disperato: la figlia Giovanna, ancora adolescente, uccide per gelosia la sua migliore amica. Nell’ambiente borghese in cui vivono, l’omicidio genera scandalo e incredulità. La ragazza riesce ad evitare il carcere, venendo dichiarata insana di mente, ma non può evitare il ricovero in un manicomio a Reggio Emilia, dove resta fino ai 24 anni, fino al 1945. Durante quegli anni, solo il padre si prende cura di lei, trasferendosi a Reggio e lasciando il posto di insegnante in un liceo di Bologna.

Pupi Avati resta fedele al suo stile tradizionalmente realista, a un cinema pacato e lineare dove l’accento è messo sulle psicologie e l’attenzione per chi sta negli ultimi ranghi, con una misura e un pudore che da tempo non gli riconoscevamo più. Se si esclude la sbavatura della scena in cui Greggio viene fucilato dai partigiani, più debitrice delle polemiche revisioniste che di una vera necessità narrativa, il film cancella la facile mitologia sui perdenti e scava dentro un rapporto tutt’altro che scontato, servendosi al meglio della bravura di Orlando (Coppa Volpi a Venezia) e della Rohrwacher.

Sorelle mai

Sara Mai (Donatella Finocchiaro) è un’attrice e vive a Milano, cercando di affermarsi, mentre sua figlia, la piccola Elena (Elena Bellocchio), passa gran parte del tempo nella casa di famiglia a Bobbio, dove è accudita dalle due anziane zie (le sorelle Letizia e Maria Luisa Bellocchio).
A Bobbio torna spesso anche il fratello di Sara, Giorgio (Pier Giorgio Bellocchio), sempre più inquieto e incerto sul proprio futuro. Giorgio e le due zie sono ormai la famiglia di Elena, finché un giorno, dopo aver ottenuto una parte importante, Sara decide di portare la figlia con sé a Milano, e trasferirsi in una casa più grande.
A questo scopo, torna a Bobbio per formalizzare la vendita della sua parte della casa, trovando in Giorgio un alleato prezioso, malgrado i rapporti difficili intercorsi in passato tra i due.
Gli anni passano, Elena cresce e si ritrova di nuovo a vivere con le zie, che ospitano anche una giovane professoressa di liceo (Alba Rohrwacher) che, travolta dalla sua angoscia d’amore, durante gli scrutini finali, per “assenza” rischia di far bocciare un suo studente. Anche Giorgio fa ritorno a Bobbio, in fuga dai debiti e inseguito da due personaggi loschi: stavolta sarà la sorella ad aiutarlo. La famiglia al completo si riunisce infine sulla riva del Trebbia per assistere a una rappresentazione ideata dall’amico Gianni (Gianni Schicchi Gabrieli), che, vestito in frac, si immerge nelle acque dell’antico fiume del paese dove tutti i personaggi sono nati e dove hanno trascorso la loro prima giovinezza…

L’uomo che verrà

Siamo nell’inverno del 1943: una coppia di contadini vive alle pendici di Monte Sole. La figlia, Martina, ha perso anni addietro un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. In un periodo in cui la guerra si avvicina e la vita diventa sempre più difficile, la mamma rimane nuovamente incinta e Martina vive nell’attesa del bambino che nascerà. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il bambino viene alla luce e contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, passato alla storia come la strage di Marzabotto.