La miliardaria

La Loren è una ricca ereditiera convinta che i soldi possano comprare tutto, finché non incontra Sellers, un medico indiano, per niente disposto a vendere il suoi principi, né tanto meno il suo amore. Sophia è splendida, ma come adattamento della commedia di G.B. Shaw il film risulta un po’ pesante. CinemaScope.

Paura in palcoscenico

Un’aspirante attrice copre involontariamente un omicida che tenta di scaricare il peso del proprio crimine sulla consorte, primadonna teatrale. Dopo una serie di peripezie, il colpevole verrà smascherato sulla scena.

Celebre soprattutto per il falso flashback da cui prende l’avvio,
Paura in palcoscenico
è un piccolo gioiello hitchcockiano, nonostante lo scarso amore che il regista e Truffaut gli portavano. Certo, il racconto è strutturato come una delle odiate trame alla Agatha Christie, e indubbiamente Jane Wyman non è un’interprete ideale né Richard Todd risulta convincente nella parte del villain. Tuttavia il film marca il ritorno dell’ingombrante cineasta nella natia Inghilterra, e
Paura in palcoscenico
emana proprio quell’atmosfera famigliare che caratterizzò i suoi film del periodo britannico. Il sarcasmo sornione di Marlene Dietrich non fa che esaltare questa confidenza: la sua maniera di trattare la Wyman è impareggiabile.
(francesco pitassio)