Domani accadrà

Verso la metà dell’Ottocento, Edo e Lupo, due butteri maremmani, tentano una rapina ma falliscono miseramente e si danno alla fuga. Vagabondano per le campagne della Toscana fino a quando i due arrivano alle porte di uno strano castello. Esordio alla regia di Daniele Lucchetti, non felicissimo, nonostante l’occhio vigile del produttore Nanni Moretti. Interessante, comunque, l’ambientazione della Maremma riletta quasi in chiave western.
(andrea tagliacozzo)

Il mio miglior nemico

Achille De Bellis (Carlo Verdone), sposato e con una figlia, licenzia un’inserviente perché sospettata di aver rubato un computer nell’albergo da lui diretto. Orfeo (Silvio Muccino), il figlio della donna, decide di vendicarsi. Pedina Achille e lo fotografa in compagnia dell’amante, distruggendo così la sua famiglia e la sua posizione professionale. Le cose si complicano quando la figlia di Achille, Cecilia, inizia una relazione con Orfeo e poi sparisce. I due «nemici» si alleano per trovarla… 

Faccione

Daniela, una ragazza paffutella ma vivace che lavora in una galleria d’arte, aspetta un bambino da Mubu, un musicista senegalese. Ma l’uomo, ignaro, si trova a Napoli per una scrittura. Intanto, la giovane ospita nel suo appartamento Michele, elettricista con aspirazioni d’attore. Poco riuscito ma tutto sommato dignitoso esordio di Christian De Sica dietro alla macchina da presa (in seguito farà sempre peggio), completamente al servizio di un’interprete modesta ma dotata di un’innata simpatia. (andrea tagliacozzo)

Nuovo cinema Paradiso

Nell’immediato secondo dopoguerra, in un piccolo centro abitato della Sicilia, il piccolo Salvatore, preso a benvolere da Alfredo, un anziano proiezionista, passa gran parte del suo tempo nell’unico cinema del paese. Quando il vecchio perde la vista in seguito a un incidente, il ragazzino prende il posto dell’uomo in cabina di proiezione. Un omaggio nostalgico al mondo del cinema e al modo con cui questo veniva fruito in un’epoca che sembra ormai remota, visto con gli occhi di un bambino. Indubbiamente ben confezionato sul piano puramente estetico-visivo, il film eccede furbescamente in sentimentalismi e stereotipi nostrani (che hanno fatto la fortuna della pellicola all’estero). Esistono due versioni del film: la prima, voluta da Tornatore, fu distribuita senza fortuna; la seconda, sensibilmente accorciata dal produttore Franco Cristaldi, riuscì a ottenere un grande successo che spianò la strada alla conquista (ampiamente immeritata) dell’Oscar come miglior film straniero.
(andrea tagliacozzo)