La casa sulle nuvole

Il lungometraggio narra la vicenda di Michele e Lorenzo Raggi, due fratelli che vivono da soli in una grande casa alle porte di Roma. Un giorno apprendono che la casa in cui abitano è stata venduta dal legittimo proprietario, il loro padre Dario Raggi, di cui non ricevono più notizie da dodici anni. Partono così alla volta del Marocco, decisi a riprendersi la loro casa, e inconsapevolmente, la loro vita.

Nero bifamiliare

Marina (Claudia Gerini) e Vittorio (Luca Lionello) vogliono dare una svolta alla loro vita comprando una villetta in un elegante comprensorio. Marina è raggiante, le rose crescono nel giardino, la cameretta dei bambini è pronta, Vittorio vuole lasciare il lavoro di assicuratore per lanciarsi in una promettente attività multimediale. Qualcosa però minaccia il loro perfetto idillio: una misteriosa coppia di vicini di casa…

Alla rivoluzione sulla 2 cavalli

Tratto dal romanzo omonimo di Marco Ferrari, il film di Maurizio Sciarra, premiato al Festival di Locarno, racconta la storia di Marco e Victor, due amici venticinquenni che, insieme a Claire (ex fidanzata di Victor), iniziano un viaggio sulla mitica Citroen 2 Cavalli. A Lisbona, il giorno prima della partenza (24 aprile 1974), si è compiuta la Rivoluzione dei Garofani che ha messo fine a una delle più lunghe dittature d’Europa. Tre paesi da attraversare: Francia, Spagna e Portogallo, accompagnati dalla colonna sonora delle canzoni degli anni Settanta e tante citazioni tratte da film celebri come
Il leone a sette teste
di Rocha e
Easy Rider
. Un road movie piacevole, di certo non originale.
(andrea amato)

Le conseguenze dell’amore

Titta Di Girolamo
(Toni Servillo)
è un uomo laconico, solo e misterioso. Da otto anni vive nel bell’albergo di un’anonima cittadina della Svizzera italiana. Passa le giornate al bar, fumando e annotando propositi per il futuro in un block notes, attirando la curiosità della barista
(Olivia Magnani).
La sera, gioca a carte con una coppia di attempati nobilotti rovinati dal gioco e passa le notti insonne, ad ascoltare i vicini di stanza. Otto anni così, assorbito in un’atroce e metodica ripetizione che lo ha inaridito: paga puntuale ogni primo del mese, da 24 anni si fa di eroina una volta a settimana, e una volta l’anno si fa sostituire tutto il sangue. Fa anche altro: ogni tanto porta in una banca valigie con milioni di dollari che fa contare a mano dai dipendenti perché «non vuole smettere di avere fiducia negli uomini». Nulla sembra incrinare l’edificio cinico del suo ordine. Ma il Caso opera le sue rivoluzioni con i fatti più semplici, come la replica piccata della barista che lui ignora e non saluta da due anni.

Così, per un uomo che si è autoesiliato dal mondo (perché tanto «fuori non c’è niente»), privo d’immaginazione e alieno ai cedimenti emotivi (perché teme le conseguenze dell’amore), per il suo effimero equilibrio con cui protegge un segreto inconfessabile, l’incontro con una ragazza ordinaria – che nulla ha da offrirgli se non la remota possibilità di un amore improbabile (che lui non sa costruire e prova a comprare con una decappottabile di lusso) – rappresenta un detonatore dalle conseguenze tragiche. Tragiche perché la vita di Titta non gli appartiene più: dieci anni prima era un commercialista che investiva in borsa, e dopo una transazione sfortunata per Cosa Nostra è stato confinato in quel limbo a riciclare il loro denaro sporco, perdendo la famiglia e il futuro.Tragiche perché Titta è un idealista timido ma coerente che vuole riappropriarsi della sua vita: sfida Cosa Nostra per fuggire con la barista, e quando lei non verrà (un altro tranello innocente del Caso), poiché non crede alla sfortuna («è un’invenzione dei falliti e dei poveri») si erge a beffardo riparatore di torti (omaggia i nobili decaduti dei milioni che aveva sottratto ai mafiosi per rifarsi una vita con la ragazza) e trova il coraggio di andare incontro a una morte rocambolesca.

In un mondo in cui non ci sono eroi e morali, il riciclatore, che vive in una terra di mezzo (non si può dire che sia un drogato ma ha a che fare con la droga, non è un mafioso ma la fiancheggia), non può salvare nessuno e nemmeno se stesso se non, forse, morendo addirittura per vecchi e desueti ideali come l’amore e l’amicizia perenne (commovente la speranza finale che il suo amico d’infanzia, tecnico dei piloni della luce in Trentino, ogni tanto si immalinconisca pensando a lui).

Una storia pura e lineare, costruita come un teorema geometrico, che (r)innova la fiducia nell’amore malgrado le sue imprevedibili conseguenze. Fluida la regia di Sorrentino (abile con poco a rendere il senso di attesa nel vuoto) e strepitoso Servillo, che sa offrire il ritratto di un perdente tremendamente umano nel suo orgoglio. Da vedere.

(salvatore vitellino)