La locandiera

Riduzione cinematografica dell’omonima commedia di Carlo Goldoni, riscritta da Lucia Drudy Demby assieme a Leo Benvenuti e Piero De Bernardi (gli sceneggiatori della serie Fantozzi). La bella Mirandolina, proprietaria di una locanda, è contesa tra due nobili: uno ricco, l’altro spiantato. Ma anche Fabrizio, il suo cameriere, è innamorato di lei. Per certi versi dignitoso – anche grazie a un cast di tutto rispetto – ma inutile e lontano dallo spirito dell’originale. (andrea tagliacozzo)

Il bisbetico domato

In seguito a un guasto alla propria automobile, la bella e giovane Lisa è costretta a fermarsi in un pasino nei pressi di Voghera. Qui s’innamora di Elia, un facoltoso agricoltore noto per la sua misoginia. Sedurlo è un’impresa, ma la giovane è pronta a tutto. Filmetto inutile (botteghino a parte), praticamente indistinguibile dagli altri confezionati su misura per il molleggiato dalla premiata ditta Castellano & Pipolo. Insopportabile la Muti. Celentano ha carisma, ma non basta a farne un attore.
(andrea tagliacozzo)

Urlatori alla sbarra

Alcuni giovani, appassionati di musica leggera, vorrebbero allestire un grande spettacolo. Non riuscendo a raccogliere i fondi necessari, i ragazzi si servono dell’aiuto di un senatore per ottenere il permesso di cantare in televisione. L’esile trama è solo un pretesto per le esibizioni canore dei protagonisti. Il regista Lucio Fulci in seguito diventerà un maestro dell’horror all’italiana.
(andrea tagliacozzo)

Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì

Ambizioso, ma fallimentare progetto cinematografico scritto, diretto, montato e interpretato da Adriano Celentano. Il molleggiato veste i panni di un predicatore canterino venuto a salvare l’umanità dalla droga e dal dominio dei mass-media, oltre che dalle sordide manovre del Maligno, rappresentato da un bieco commerciante orientale. Una predica lunga un film… e un film decisamente troppo lungo: il cantante sarà pure carismatico, ma quasi tre ore di un pasticcio senza capo né coda sono ardue anche per il più disponibile dei suoi fedeli. (andrea tagliacozzo)

Serafino

Il film narra le avventure di Serafino, un giovane e scanzonato pastore abruzzese. Questi, congedato anzi tempo dal servizio militare per insufficienza mentale, passa da un alcova all’altra alla ricerca della libertà assoluta. Indubbiamente un episodio minore della filmografia di Germi, superficiale e raffazzonato, in cui paradossalmente è proprio Celentano una delle poche note positive.
(andrea tagliacozzo)

Sing Sing

Film diviso in due episodi: nel primo, un meccanico romano (Enrico Montesano), convinto d’essere il figlio della regina d’Inghilterra, si reca a Londra deciso ad incontrare la sovrana; nel secondo, un poliziotto (Adriano Celentano) è incaricato di difendere una pornostar dalle insane attenzioni di un maniaco omicida. Il solito film a formula doppia, tanto in voga all’inizio degli anni Ottanta. Grandi incassi, ma modesti risultati.
(andrea tagliacozzo)

Lui è peggio di me

Leonardo e Luciano, amici per la pelle, gestiscono un autonoleggio di macchine d’epoca. Mentre il primo, in qualità di autista, sta accompagnando una graziosa sposina al matrimonio, ha un improvviso colpo di fulmine e s’innamora della ragazza. Secondo film del regista Oldoini che, sempre nell’84, aveva debuttato dietro alla macchina da presa con
Cuori della tormenta
. Realizzato sulla base di una sceneggiatura inconsistente, trita e ritrita nelle sue prevedibili trovate comiche, cucita alla bell’e meglio sulle doti dei due interpreti. L’accoppiata Celentano-Pozzetto, comunque, aveva funzionato molto meglio in
Ecco noi per esempio
.
(andrea tagliacozzo)

Bingo Bongo

Sfuggito a un disastro aereo, un neonato viene allevato dalle scimmie. Diversi anni dopo, una spedizione scientifica cattura il selvaggio e lo porta a Milano per studiarne il comportamento. Una volta arrivati in città, l’uomo-scimmia riesce a fuggire. Favola ecologica a dir poco scontata (la morale è fin troppo chiara), tipico prodotto confezionato su misura per Celentano.
(andrea tagliacozzo)

Segni particolari: bellissimo

Lo scrittore quarantenne Mattia (Adriano Celentano), donnaiolo impenitente, non vuole sentire parlare di matrimonio. Per evitare che a qualcuna delle sue numerose corteggiatrici venga l’idea di condurlo all’altare, fa passare una ragazza (Federico Moro) per sua figlia. Ma sarà proprio quest’ultima a farlo capitolare. Una delle prove più opache del
molleggiato
. Non che le altre fossero memorabili, ma almeno un sorriso lo strappavano.
(andrea tagliacozzo)

Il monaco di Monza

Nel Seicento, un povero ciabattino, travestitosi da monaco per sfamare la sua numerosa famiglia, trova ospitalità presso il castello di un perfido marchese. La cognata del nobile, tenuta da questi prigioniera, chiede aiuto al finto ecclesiasta che si dà un gran da fare per liberare la donna. Gli ormai invecchiati Totò e Macario si danno invece un gran da fare per reggere in piedi questa sgangherata commedia, lasciata quasi completamente all’improvvisazione dei protagonisti. Si ride, comunque, anche grazie all’apporto non indifferente di Nino Taranto nei panni del marchese.
(andrea tagliacozzo)

Di che segno sei

Film a episodi, nel tipico stile della commedia all’italiana, affidato più che altro al consumato mestiere degli attori. Nel primo, un pilota cerca di abituarsi all’idea che deve cambiare sesso; nel secondo, una ballerina cerca un partner per una gara di ballo; il terzo descrive la giornata di Basilio, muratore pendolare; nel quarto, un attempato gorilla deve guardare le spalle al facoltoso commendator Bravetta. Esemplare quest’ultimo episodio, in cui Sordi rispolvera il personaggio di Nando Moriconi: divertentissimo vent’anni prima in
Un americano a Roma
, quasi patetico qui. Segno di un genere che stava ormai tramontando ed era ormai paurosamente a corto d’idee.
(andrea tagliacozzo)