Satin Rouge

Lilia è una vedova tunisina. È ancora giovane (ma non giovanissima), un po’ trascurata, quasi rassegnata. Fa la sartina in casa e lavora a maglia golf assolutamente fuori moda. Parla con la fotografia del marito morto. E ha una figlia adolescente, Salma, forte e ribelle. Proprio perché sospetta amicizie pericolose della ragazza finisce sulle tracce di un musicista in un cabaret. Ovvero in una bettola dove di notte le donne si esibiscono nella danza del ventre in un ambientino niente affatto raffinato. Fa amicizia con una delle ballerine. E la vita in quel cabaret, che all’inizio rifugge come il peccato, sotto sotto la attira e la conquista… La vita (doppia) di una donna islamica, vedova, non ricca, in una società patriarcale e, per usare un eufemismo, chiusa. Eppure questa donna ritrosa e apparentemente insicura, spaventata e apparentemente moralista, si scopre bella, sensuale, piacente, decisa, addirittura passionale. Scopre la gioia di un paio di scarpe col tacco, del proprio corpo, del sesso… Scoperte (per sé e per gli altri) lente, divertenti, inaspettate. È la liberazione di una donna islamica vista dalla giovane regista tunisina, Raja Amari, al suo primo lungometraggio. Brava la protagonista,Hiam Abbass, che si lascia trasportare dalla danza e dalla musica verso una nuova vita. (d.c.)