Slevin – Patto criminale

Fine anni Settanta. Tutto comincia con un cavallo. O meglio, con una scommessa su di un cavallo. Il giovane Max (Scott Gibson), stanco di lavorare per quattro soldi con una moglie e un figlio da mantenere, riceve da uno zio una soffiata vincente su una corsa ippica: decide così di puntare ventimila dollari, tutti i suoi risparmi, sul settimo cavallo della decima corsa. Purtroppo le sue speranze di soldi facili si schiantano come il cuore del malcapitato cavallo (drogato) che stramazza a terra a pochi metri dall’arrivo. Max torna dal figlio Harry (Oliver Davis) che lo attende in macchina all’esterno dell’ippodromo ma, arrivato al parcheggio, non trova né lui né la macchina: spuntano due uomini che lo avvicinano e gli ricordano il debito che ha appena contratto con loro, visto che Doc (Nicholas Rice), l’allibratore a cui si era rivolto, gli ha girato la sua giocata. I due portano Max in un luogo abbandonato e lo massacrano, assoldando nel frattempo un killer che elimini anche sua moglie: una punizione esemplare per chi non paga tutto e subito. Questa, però, è una storia vecchia di vent’anni. Oggi un giovane (Josh Hartnett) si trova in un appartamento di New York che non è casa sua. Si chiama Slevin e nessuno, tranne il misterioso sicario Goodkat (Bruce Willis), sa che il ragazzo ha un piano ben preciso.
La recensione
Prendi due gangster, una scommessa su un cavallo, un killer spietato, un ragazzo «nel posto sbagliato al momento sbagliatissimo» a New York, farcisci il tutto con una sceneggiatura stile I soli