Sottozero

Per guadagnare il denaro necessario all’acquisto di un bar, Luigi, meccanico di Trevignano, decide di andare a lavorare in una piattaforma petrolifera situata nei mari del Nord. Ma essendo l’unico italiano del gruppo e non conoscendo alcuna lingua straniera, è la solitudine, più del freddo, del mare e del vento, a tormentarlo fin dall’inizio. Un Jerry Calà più misurato del solito in una commedia scritta da Rodolfo Sonego (sceneggiatore abituale di Alberto Sordi). Con non poche sbavature, ma dignitosa.
(andrea tagliacozzo)

Sul lago dorato

Gli anziani coniugi Norman ed Ethel Thayer lasciano la città per ritirarsi nella loro casa di campagna, sulle rive del Lago Dorato. In occasione dell’ottantesimo compleanno di Norman, i due vengono raggiunti dalla figlia Chelsea, con la quale il padre non ha mai avuto buoni rapporti. La donna è accompagnata dal nuovo fidanzato e dal giovane figlio di questi. Dalla commedia di Ernest Thompson (autore anche della sceneggiatura, che vinse l’Oscar), una storia che tende decisamente al mieloso, ma confezionata in maniera quasi impeccabile, in perfetto stile Hollywood. Anche Henry Fonda e Katharine Hepburn si aggiudicarono l’Oscar: il primo in precedenza ne aveva vinto solo uno (per giunta alla carriera), mentre per la seconda si trattava della quarta statuetta su dodici nomination.
(andrea tagliacozzo)

Testa rossa

June Allyson, Dick Powell, David Wayne, Cecil Kellaway, Ray Collins, Robert Keith, Marvin Kaplan. Serie di sfacciate scenette comiche in cui un avvocato candidato a sindaco (Powell) testa coinvolto con la coraggiosa e idealista figlia del custode di uno zoo (Allyson) durante una controversa campagna elettorale. A quest’epoca Powell e la Allyson erano marito e moglie nella vita reale. Spring Byington presta la voce alla madre del personaggio della Allyson.

Moro no Brasil

Trascinante. E scusate la banalità, visto che si tratta di un documentario sulle radici della musica brasiliana. Realizzato dal produttore-regista finlandese Mika Kaurismäki, fratello del più noto Aki
(L’uomo senza passato, Juha, Ho affittato un killer),
la pellicola echeggia nella struttura
Buena Vista Social Club
di Wenders. In fondo, però, che male c’è a ripercorre una strada, se è una buona strada? E il finnico Mika, coi suoi pelazzi albini che spuntano dalla t-shirt e la chioma biondissima, si trova davvero a suo agio sia quando si reca all’incontro con la tribù degli indios
Fulni-ô,
una delle tante tribù native ora ridotte a poche centinaia di persone, sia quando lascia che la sua videocamera venga «frullata» dalla sarabanda dei colori, della facce, delle teste che si agitano vorticosamente in una festa di paese nel Pernambuco profondo, il cuore povero e contadino del Brasile, lì dove però è nata la cultura del
forrò,
del
frevo,
del
maracatu,
le radici della
samba.

È un universo che si esprime danzando il Brasile di Miki: arzillissimi sette-ottuagenari passano volentieri il testimone a giovani musicisti che vanno alla riscoperta delle radici del ritmo, quell’incontro fecondo, ma non voluto e perciò doloroso, delle culture indios con quelle africane e portoghesi. Lì dove il
maracatu
indigeno si incontra/scontra col
candomblé,
figlio dell’oppressione operata dai latifondisti sugli schiavi africani, cui era negato il permesso di venerare i loro
orixas
(divinità ancestrali) ad eccezione delle feste, che per i padroni erano solo espressioni animalesche. Invece si innalzavano preghiere.

Il viaggio del vichingo termina nelle
favela
Mangueira di Rio, dove il miracolo della samba si materializza ancora una volta nei ritmi bastardi e trascinanti dei Funk’n lata, dove il rombo dei tamburi dell’amatissima scuola di samba erompono dalle finestre spalancate e travolgono tutto: le fogne a cielo aperto, i trafficanti di coca, la miseria nera, la fame. Torna, torna sempre questo ruolo salvifico della musica, questo tocco miracoloso che fa di un povero affamato e senza istruzione un idolo da venerare nelle edicole improvvisate agli angoli dei vicoli. A Mika tutto ciò è piaciuto, tanto da spingerlo ad aprire un locale dove si suona di tutto, trecento giorni all’anno. La gelida Finlandia può attendere. Il film, distribuito da Sharada, sarà nelle sale dal 12 maggio.

(enzo fragassi)

Gunga Din

La storia d’avventura/action hollywoodiana per eccellenza, vagamente ispirata alla celebre poesia di Rudyard Kipling, su tre commilitoni in India nel XIX secolo che combattono il selvaggio culto Tugs quando non sono impegnati a fare baldoria e cacciarsi nei guai. Sarà l’addetto alle scorte d’acqua (Jaffe) a salvarli tutti nell’emozionante scena clou. Splendida avventura comica il cui soggetto è accreditato a Ben Hecht e Charles MacArthur (che basarono le relazioni tra i personaggi principali sul medesimo binomio connubio/rivalità usato nel film Prima pagina); sceneggiato da Joel Sayre e Fred Guiol. Per anni la maggior parte delle stampe duravano 96 minuti, finché la pellicola non fu restaurata in archivio. Girato on location a Lone Pine in California. Esiste anche in versione colorizzata. Rifatto col titolo Tre contro tutti.

Mano nera, La

Se riuscite a vedere Kelly nei panni di un immigrato italiano nella New York del 1908, allora riuscirete ad arrivare alla fine del film: ha dei tratti un po’ naïf, ma tutto sommato è divertente. La trama vede il protagonista in cerca di vendetta: suo padre è stato ucciso dalla Mano Nera, potente organizzazione criminale italiana che opera in terra americana.

Mosche da bar

Colorato, realistico sguardo nella vita dentro e fuori un bar di quartiere a Long Island, New York, in cui un fallito perenne (Buscemi) interagisce con svariati membri della famiglia e habitué del bicchiere. Notevole debutto alla regia e alla sceneggiatura del caratterista Buscemi, che ha occhio e orecchio e dà vita a una ricca galleria di personaggi.

Spia e lascia spiare

Leggera parodia di James Bond con Nielsen nei panni dell’agente WD-40, che si scontra con il super criminale Generale Rancor (Griffith). Una lunga serie di gag (che prendono in giro tutti, da Mamma, ho perso l’aereo a True Lies

Jakob il bugiardo

In un ghetto polacco nel 1944, un malinconico vedovo fa nascere speranze nei suoi compagni in città dopo aver sentito per caso un servizio ottimistico guerra da una radio nazista. In breve viene assediato per avere altre “informazioni radio” che lui è obbligato a inventare. Modesto film da un romanzo di Jurek Becker ha avuto solo un modesto successo, sebbene Robin Williams (anche co-produttore esecutivo) faccia del suo meglio. Müller-Stahl era anche presente nella versione del 1974.

Santa sangre — Sangue santo

La storia grottesca di un cabarettista il cui spettacolo consiste nell’interpretare le braccia della madre, priva degli arti; ed è anche un assassino involontario. Realizzato con colori lussureggianti e con scenografie oniriche, al film manca la carica intellettuale delle precedenti opere di Jodorowsky. Girato in inglese.

Le farò da padre

Un uomo d’affari senza scrupoli si fa finanziare un progetto edilizio da una ricca vedova. La donna pretende, in garanzia, che l’uomo sposi la figlia ritardata mentale, cosa che lui accetta di buon grado… fino a trovarsi in balia di una passione travolgente per la giovane. Una pellicola azzardata sul valore del sesso e dell’amore, al di fuori delle convenzioni.

Constant Gardener, The

In seguito all’omicidio della moglie avvenuto in Kenya, un mite diplomatico inglese inizia a indagare sulla sua vita e sulle battaglie da lei condotte. Verrà così a conoscenza dei tentativi del governo keniota di mettere a tacere uno scandalo nel quale è coinvolta un’importante casa farmaceutica, che è solita a sfruttare il disperato bisogno di cure mediche degli africani. La fervida trasposizione cinematografica del romanzo (basato su una storia vera) di John Le Carré (adattato da Jeffrey Caine) riesce a mantenersi in equilibrio tra il dramma di denuncia e la storia d’amore; Fiennes e la Weisz hanno un ottimo feeling. Oscar come miglior attrice non protagonista.

Mercanti di uomini

La polizia statunitense e quella messicana incaricano due agenti dei rispettivi paesi d’infiltrarsi in una organizzazione che ingaggia clandestinamente, sfruttandoli in modo ignobile, un gran numero di braccianti messicani in cerca di lavoro. Un buon film d’avventura diretto da un regista che comunque ha dato sempre il suo meglio nei western.
(andrea tagliacozzo)

Forbidden World

Prodotto da Roger Corman, questa scadente imitazione di Alien è il seguito (e usa lo stesso set) del suo Il pianeta del terrore e prende le scene di battaglia dal suo I magnifici sette dello spazio. Molto truculento, deboli gli effetti speciali. Conosciuto anche con il titolo Mutant.