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Primo amore

Vicenza. Vittorio è un piccolo imprenditore nel campo dell’oreficeria e cerca una donna che corrisponda al suo ideale di femminilità. Attraverso un annuncio, o forse tramite una chat, incontra Sonia. Lei è dolce, simpatica, intelligente e lavora in un negozio del commercio equo e solidale. Ma pesa 57 chili. Troppi per lui, che racconta al suo psicoterapeuta di aver trovato «la testa ma non il corpo», mentre di solito succedeva il contrario. Decide allora di cercare di modellare il fisico della ragazza come fa con l’oro dei suoi gioielli e le chiede di dimagrire sottoponendosi a una rigida dieta, i cui progressi vengono continuamente controllati e registrati su una tabella. L’amore spinge Sonia ad accettare una situazione che porterà entrambi a perdere il contatto con la realtà.

Cosa porta un uomo a fare del male a colei che ama? È possibile una complicità fra vittima e carnefice? Perché esistono legami da cui, pur avendone la possibilità, l’elemento «debole» di una coppia non riesce a fuggire? Sono molte le domande poste dal nuovo film di Matteo Garrone, elogiatissimo autore de
L’imbalsamatore
nuovamente alle prese con un rapporto «malato» interpretato da due rivelazioni. Michela Cescon viene dal teatro, ha lavorato con Ronconi e soprattutto con Walter Malosti. Vitaliano Trevisan è uno scrittore il cui talento attoriale è stato intuito da Garrone durante una lettura a Sant’Arcangelo. Insieme mettono in scena un dramma ispirato a un fatto di cronaca già raccontato da Marco Mariolini in un libro crudamente intitolato
Il cacciatore di anoressiche.
Ambientata in una Vicenza votata al lavoro e alla famiglia, girata con eleganza formale ma anche con efficace realismo, la pellicola del regista romano racconta la storia del cambiamento di un corpo cui, per usare le parole del protagonista, non è seguito un cambiamento della testa. Durante le riprese la Cescon è dimagrita di 15 chili, sia pur sotto stretto controllo medico, non accontentandosi di interpretare un personaggio ma diventando essa stessa il suo personaggio. E Garrone si è trasferito per un anno a Vicenza, per studiarla dal di dentro e restituirne al pubblico i suoi abitanti e le loro storie. Quella di Vittorio e Sonia è brutta, ma molto ben raccontata.
(maurizio zoja)

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