Non con un bang

Una famiglia che vive alle pendici del Vesuvio: madre, padre, Cesare, 26 anni, studente di Legge e Paola, adolescente inquieta. Il primogenito si fa vivo di tanto in tanto. Cesare deve dare l’ultimo esame, ma un malessere glielo impedisce. La famiglia precipita nel caos. Poi un amico porta la sua fidanzata, di cui Paolo si innamora…

Un’altra opera prima di un giovane regista, Mariano Lamberti, 34 anni, diploma in regia al Centro sperimentale di cinematografia, esperienza di documentarista e di cortometraggi. Ma Lamberti rischia grosso con il suo
Non con un bang
, confrontandosi con un dramma esistenziale difficile da raccontare quale è la depressione. Tratto da una sceneggiatura firmata dal regista insieme a Roberta Calandra e vincitrice nel ‘95 del Premio Qualità del Ministero per i beni e le attività culturali, è stata. realizzata nel ‘98 con una troupe composta per lo più da ex allievi della Scuola nazionale di cinema ed è stata presentata alla Mostra del cinema di Venezia del ‘99, nella sezione Nuovi Territori. Quella di Lamberti è una sfida artistica vinta, solo in parte, quando il tono drammatico si colora di elementi surreali e tragicomici, di inserti onirici, di insolite presenze come una tartaruga e una pianta carnivora; quando la trama sfugge all’ovvio, alla difficile rappresentazione del non detto. «Ho cercato di dare alla storia e al suo contenuto – spiega il regista – una forma lieve, con un’iconografia quasi da fiaba per adulti, come se i tremendi fantasmi d’angoscia e di morte del protagonista altro non nascondessero che desideri e trame infantili…».

Più che le cause sono gli effetti provocati da questo rifiuto di vivere del giovane e disorientato Cesare sull’ambiente di una famiglia medio borghese a interessare Lamberti. La «malattia» improvvisa di Cesare fa emergere un interno familiare nel quale convivono diverse solitudini: il padre autoritario Ermanno, la distratta e avvolgente madre, l’inquieta sorella adolescente non comunicano o fingono di comunicare. Chi cerca di parlare a loro con il suo silenzio, con la sua depressione è paradossalmente, per l’autore, proprio il protagonista Cesare. Al fondo c’è la speranza che il terribile viaggio interiore del giovane conosca un approdo finale di rinascita, di ritrovato e rinnovato senso della vita, dopo uno smarrimento tanto disperato.

Testimone della confusione, ormai sovrana nella famiglia Settembre, è il taciturno Vesuvio, che sovrasta la casa e i suoi abitanti e ne riflette i diversi stati d’animo, mutando colore, ora rosso, ora giallo, ora blu. Ma l’improvvisa eruzione è sempre in agguato.
(stefano stefanutto rosa)