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Millions

Damian Cunningham è un bambino a dir poco particolare: il suo forte senso religioso lo porta a prendere a esempio le vite dei santi della chiesa cattolica, di cui vorrebbe ripercorrere le orme. Suo fratello Anthony, di poco più grande, vive invece in modo molto più materialista, preso com’è da tutti i più classici problemi della primissima adolescenza. I due, appena trasferitisi con il padre in un piccolo sobborgo della campagna inglese dopo la morte della madre, vedono le loro vite cambiare all’improvviso, quando Damian trova per caso una borsa stracolma di denaro: quasi trecentomila sterline. I piccoli Cunningham si trovano però nella necessità di spendere questi soldi il prima possibile, prima che l’Inghilterra entri nell’euro; precisamente, i bambini hanno solo dodici giorni, prima che le sterline diventino carta straccia. Quello che Damian e Anthony non sanno è che quelle banconote sono il frutto di una rapina, e che i ladri le stanno cercando…
Danny Boyle è un regista particolare, che ama girare pellicole di generi profondamente diversi. Impossibile non rilevare il netto salto tematico e stilistico fra quest’ultimo film e il suo primo successo, Trainspotting : tanto era sporco e cattivo quello, così è pulito e perbene questo, a partire dai protagonisti, due bambini che non sfigurerebbero in una pubblicità del Mulino Bianco. 
La sceneggiatura è opera dell’autore del romanzo da cui il film è tratto, Frank Cottrell Boyce, a cui non difettano certo idee interessanti e piuttosto divertenti: su tutte le visioni mistiche del piccolo Damian, che si ritrova spesso a dialogare con i santi della storia della chiesa, da Francesco D’Assisi a San Giuseppe, e viene addirittura aiutato materialmente da un bonario e saggio San Pietro. I santi sono poi presentati in una veste piuttosto moderna e anticonformista: Santa Chiara, ad esempio,  fuma platealmente un enorme spinello mentre parla con Damian, e quando quest’ultimo le chiede se si può fumare in paradiso, lei gli risponde: «ognuno può fare ciò che più gli piace, in Paradiso». Forse è blasfema, ma è una delle battute migliori del film.
Millions non contiene, comunque, particolari denunce contro il materialismo del mondo moderno o la mancanza di spiritualità della nostra società. Né, al di là della rappresentazione dei santi, ha particolari caratteristiche che possano disturbare il pubblico cattolico; anzi, Dio è il vero deus ex-machina (per quanto questa affermazione possa apparire ridicola) della vicenda, tutta giocata su accadimenti casuali che sembrano preordinati da una volontà superiore.  Boyle ha fatto un film che può piacere a tutti, carino e solare. Fin troppo. Se la parte iniziale è godibile anche per lo spettatore smaliziato (o cinico?), a mano a mano che la storia prosegue il tutto diventa sempre più melenso. Se avete lo stomaco abbastanza forte per reggere tutta questa zuccherosità, apprezzerete tutte le qualità che il film indubitabilmente possiede. A patto che sappiate scavare a fondo nella melassa in cui è annegato. (michele serra)

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