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L’ultima alba

Nigeria. Infuria la guerra civile e il tenente di vascello A.K. Waters e la sua squadra vengono incaricati di trarre in salvo Lena Kendricks, un medico americano impegnato in una missione cattolica. La dottoressa si rifiuta di lasciare il villaggio, a meno che i soldati statunitensi non portino con sé anche i suoi abitanti, permettendo loro di raggiungere il confine con il Camerun e scampare alla feroce pulizia etnica messa in atto dai ribelli dopo aver sterminato la famiglia reale. Waters accetta la richiesta della sua connazionale; inizia così una lunga e faticosissima marcia, durante la quale non mancheranno gli scontri con i paramilitari nigeriani. Perché tanto accanimento da parte di questi ultimi nei confronti di un piccolo gruppo di profughi? Presto Waters e i suoi uomini scopriranno che al suo interno si nasconde l’unico sopravvissuto fra i figli del re.

Già regista di
Training Day,
Antoine Fuqua ambienta la sua nuova pellicola in una terra dilaniata dalla guerra civile, dalla pulizia etnica e dai contrasti religiosi. «Volevo fare un film – racconta – che mostrasse che ci sono uomini e donne nel mondo militare che ci danno la possibilità di prendere tranquillamente il nostro caffè la mattina, mentre loro sono da qualche parte a lottare e a morire mentre noi non ne conosciamo neanche i nomi». Questi uomini e queste donne naturalmente sono americani, impegnati a mantenere la pace e pronti a morire a migliaia di chilometri da casa. Chissà se George W. Bush ha visto questo film. Sicuramente gli sarebbe piaciuto, visto che gli ideali espressi dai suoi protagonisti sono gli stessi proclamati dal Presidente americano. Il pubblico italiano invece rimarrà probabilmente deluso da una storia scontata nel suo svolgimento, con un Bruce Willis ormai incapace di scrollarsi di dosso i panni del «duro a morire» e una Monica Bellucci che si ostina a volersi doppiare nonostante risultati tutt’altro che eccelsi.
Salvate il soldato Ryan,
dichiarato modello di riferimento per Fuqua, è lontano anni luce.
(maurizio zoja)