Final Destination

Il giovane Alex in partenza per Parigi, dopo alcuni presagi, «vede» (e noi con lui) il disastro in cui morirà con i suoi compagni di classe. Si precipita quindi fuori dall’aereo, salvandosi insieme alle cinque persone che, per vari motivi, lo hanno seguito. Ma (come spiega a metà film il solito nero sapiente sbucato da un saggio di Leslie Fiedler) la morte se li va a riprendere uno ad uno. Non si capisce però perché, anziché fulminarli, scelga dei complicatissimi incidenti a catena a cui manca solo il brevetto ACME di Wilcoyote. Il regista ha realizzato vari episodi di X-Files , ma qui siamo a metà strada tra le atmosfere di Il sesto senso e la dinamica narrativa dello slasher, costruita al rialzo sull’efferatezza degli omicidi. Beninteso, il film ogni tanto fa paura, giocando più sugli shock che sulla suspence; ma il procedere a ritroso dall’orrore della mutazione a quello degli incidenti domestici sfocia alla fine nella semplice iettatura. Non si può fare un film dell’orrore avendo come «cattivo» il semplice Caso. (emiliano morreale)