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Fbi: protezione testimoni

Bastano due star in gran forma e un soggetto divertente per fare un buon film? Probabilmente no. Specialmente se a dirigere il tutto è un regista mediocre e con scarso senso del ritmo come Jonathan Lynn. Ma nonostante i difetti, i punti morti e qualche particolare di dubbio gusto (come la recitazione caricata all’eccesso di Rosanna Arquette) si ride comunque di brutto in
Fbi: protezione testimoni
. Merito soprattutto dell’autoironico Bruce Willis, che si prende allegramente gioco della sua immagine di «duro», e della verve di Matthew Perry, un autentico ciclone che attraversa lo schermo con l’energia di un personaggio dei cartoni animati. Willis conferma di avere un gran talento per la commedia (come aveva recentemente dimostrato nel delizioso
Storia di noi due
), ma anche ai confini della parodia il suo carisma ne esce intatto e più solido che mai. Va a suo merito anche il fatto di lasciare grande spazio al suo più giovane collega, un Matthew Perry davvero scatenato, a suo agio con la comicità quasi esclusivamente fisica impostagli dal ruolo (da ammirare come riesce a cavarsela in situazioni comiche abusate, come quando urta in pieno viso una porta a vetri). Discreto anche il cast di contorno, dove spiccano il gigantesco Michael Clarke Duncan e la statuaria Natasha Henstridge. Certo, se dietro la macchina da presa avesse agito un regista del calibro di Harold Ramis il film sarebbe stato ben altra cosa. Una sorta di
Terapia e pallottole
al cubo.
(andrea tagliacozzo)

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