Ultimo capodanno, L’

Nella palazzina “Le Isole” sulla Cassia, fuori Roma, si festeggia l’ultima notte dell’anno fra personaggi di varia natura, casi umani, figure patetiche e volgari, fino all’apoteosi finale. Tentativo poco riuscito di ritrarre niente meno che il declino dell’umanità, fornendone invece uno spaccato estremo e grottesco che mal si adopera all’intento. Tratto dal romanzo L’ultimo capodanno dell’umanità di Niccolò Ammaniti, qui anche sceneggiatore assieme al regista, viene ricordato per il “flop” che seguì l’uscita nelle sale.

Un affare di cuore

Una donna sulla trentina, poliomelitica sin dall’età di nove anni, vive quasi come una reclusa, passando i giorni a comporre e registrare canzoni con l’aiuto di un amico. Ma un avvocato, incontrato casualmente, rimane affascinato dalla poverina e se ne innamora. Discreta pellicola sentimentale realizzata per la televisione. Buona l’interpretazione di Natalie Wood – che ritornò in televisione do po 18 anni – , all’epoca moglie (per la seconda volta) di Robert Wagner, l’altro protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Unico testimone

Il piccolo Danny assiste casualmente all’omicidio di un uomo a opera del nuovo marito di sua madre. Nessuno gli crede tranne il padre (John Travolta), fresco di divorzio. Alla fine chi gli aveva dato del visionario dovrà ricredersi. È un raro caso di suspense al contrario, fino alla fine si pensa che stia per accadere un qualsiasi colpo di scena che giustifichi 90 minuti di prevedibili banalità, ma arrivano i titoli di coda. L’assassino, Vince Vaughn (Swingers), non convince più di tanto, ma fa il suo dovere, mentre Travolta sfodera tutta la gamma dei suoi sorrisi più ebeti che gli hanno regalato la sua seconda giovinezza in Pulp Fiction, qui però c’entrano pochino. Steve Buscemi si aggira per lo schermo incredulo, forse chiedendosi dove è capitato. Il regista Harold Becker (Malice, City Hall) è specializzato in thriller, ma questo film sembra proprio tra i meno riusciti, forse anche a causa dei notevoli buchi nella sceneggiatura, che ne minano ancor più la credibilità. Sul tema del testimone ragazzino, poco credibile per via della giovane età, non c’era poi ancora molto da dire dopo Witness e Il cliente, e in effetti Unico testimone finisce per attorcigliarsi un po’ su stesso, sfiorando blandamente le tematiche del divorzio e dell’affidamento dei figli. Non maggiore la fantasia dei distributori italiani che sono ormai convinti che un thriller debba per forza avere il titolo formato da un aggettivo e un sostantivo: sarà anche una scelta che mira ad un target di pubblico ben definito, ma che noia! (ezio genghini)

Una bella grinta

Un giovane e ambizioso industriale bolognese progetta un grandioso stabilimento che lo costringe a indebitarsi fino al collo. Mentre è sull’orlo della rovina finanziaria, l’uomo viene a sapere che la consorte lo tradisce con uno studente. Buona prova di Renato Salvatori, passato definitivamente al registro drammatico dopo gli ottimi esiti di
Rocco e i suoi fratelli
di Luchino Visconti.
(andrea tagliacozzo)

Una lama nel buio

Sam Rice, psichiatra, indaga per proprio conto sull’assassinio di uno dei suoi pazienti. Strada facendo, s’innamora dell’ex amante della vittima, Brooke, che potrebbe risultare tra i principali sospettati. Un omaggio non troppo riuscito ad Alfred Hitchcock da parte dell’autore di Kramer contro Kramer . Qualche buon momento di tensione e un cast di prim’ordine, ma la sceneggiatura ha troppi buchi per poter funzionare. (andrea tagliacozzo)

Ultima frontiera, L’

Innocua storia di un attempato camionista (Fonda) che prova a fare un perfetto viaggio transcontinentale prima che il suo camion vada restituito; il suo carico è un’intera casa di prostitute sfrattate. Qualche simpatica vignetta. Originariamente intitolato The Last of the Cowboys, con una durata di 106 minuti. Co-prodotto da Susan Sarandon.

Una pallottola per Roy

Dal romanzo «High Sierra» di William R. Burnett. Un rapinatore, che sta scontando una lunga detenzione, viene graziato e riacquista inaspettatamente la libertà. Riunitosi con la vecchia banda, l’uomo organizza un colpo ai danni di un albergo di lusso; il bottino gli servirà per far curare la ragazza di cui è innamorato. Con questo straordinario gangster-movie, veloce ed entusiasmante, Humphrey Bogart, fino ad allora apprezzato solo in ruoli di secondo piano, ottenne la definitiva consacrazione. Del film vennero girati due remake: Gli amanti della città sepolta del 1949, versione western diretta dallo stesso Walsh, e Tutto finì all’alba del 1955. (andrea tagliacozzo)

Una giovane vedova

Nel tentativo di alleviare il dolore per la prematura scomparsa del marito, caduto in guerra, una giovane lascia la sua abitazione di campagna, densa di ricordi, per trasferirsi momentaneamente a New York, presso un’amica. Durante il viaggio, la ragazza riceve una corte pressante da parte di un aviatore. Melodramma piuttosto convenzionale che la Russell, bella ma un po’ modesta come attrice drammatica, non riesce a riscattare.
(andrea tagliacozzo)

Ultima notte a Warlock

Gli abitanti di Warlock, per scongiurare le scorrerie di una banda di cowboy, ingaggiano il pistolero Clay Blaisdell e il suo amico Tom Morgan. I due riescono nel loro intento, ma danno il via a una spirale di violenza senza fine. Un piccolo classico del genere western, nobilitato dalla presenza di un trio di eccellenti protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Ultima scelta di Max, L’

Piacevole storia di un brillante dodicenne (Zylberman) che cresce in una cittadina canadese nei primi anni Sessanta, preso tra i suoi sogni e desideri e i valori tradizionali della sua famiglia ebrea. Nonostante un finale che è un pretesto, questa piccola e intelligente commedia drammatica è perfetta per i più giovani.

Uomini al passo

Il soldato statunitense Charlie atterra in un campo di correzione della Germania Est, l’unico bianco in mezzo a un gruppo di prigionieri di colore; il conflitto comunque è incentrato sul direttore Martin, che lentamente crolla a pezzi. L’impresa familiare degli Sheen è troppo elaborata e insignificante, con una sola scena irresistibile: i compagni di prigionia marciano con cadenza sincopata nella loro interpretazione di Chain Gang di Sam Cooke. Il Fatso Judson di Ernie Borgnine in Da qui all’eternità avrebbe permesso tutto ciò?

Uncle Joe Shannon

Svenevole film autoindulgente (scritto da Young): descrive il rapporto altalenante tra un trombettista e un ragazzo che cerca di resistere al suo “fascino”. Molti delle persone che hanno collaborato alla realizzazione del film avevano già lavorato a Rocky e speravano di replicarne il successo. Maynard Ferguson doppia le esecuzioni di Young.

Uomo senza passato, L’

La storia, raccontata con intelligenza, di un uomo affetto da psicosi traumatica (Krüger) che trova un modo per comunicare con il mondo attraverso un’orfana abbandonata (Gozzi), con esiti tragici. Realizzazione splendida, che vinse l’Oscar come miglior film straniero. Franscope.

Underworld: La ribellione dei Lycans

Più di mille anni prima degli eventi descritti nell’Underworld originale, nacquero due razze di esseri sovrannaturali da un figlio di origine immortale, Alexander Corvinus. I vampiri, sorti dalla stirpe di Markus, sono diventati degli eleganti, aristocratici e affascinanti succhiatori di sangue. I licantropi, della stirpe di William, sono delle bestie selvagge, senza nessuna traccia di umanità e un appetito insaziabile per la violenza. I Vampiri hanno preso il controllo della regione, le terre selvagge in quella che ora è l’Ungheria occidentale, grazie alla loro superiorità in intelligenza, potenza e abilità politiche. Ma anche loro temono i licantropi che, nonostante non siano in grado di organizzarsi e di mostrare grandi doti di raziocinio, possiedono un’immensa forza selvaggia.

E poi un’altra anomalia genetica ha spostato nuovamente l’ago della bilancia, quando una licantropa femmina, prigioniera dei vampiri, ha fatto nascere un bambino apparentemente umano. Si trattava di Lucian (Michael Sheen), il primo Lycan, nato schiavo nella dimora di Viktor (Bill Nighy), il potentissimo leader dei vampiri. A differenza della stirpe di William, quella dei licantropi originali, questo Lycan era in grado di assumere forma umana o bestiale a proprio piacimento. Il sangue di Lucian è stato utilizzato per creare una nuova gamma di schiavi, sfruttati dai vampiri come operai e guardie nel corso del giorno e che non si trasformavano grazie ai collari lunari appuntiti che avevano attorno al collo. Il destino dei Lycans sembra segnato ma Lucian li guiderà verso la libertà e la conquista del potere.

Un uomo, una donna e una banca

Film non necessario ma inoffensivo su un colpo in banca da 4 millioni di dollari, con buone performance dei tre protagonisti. Magicovsky non è molto affascinante nei panni di un suicida maniaco della panna montata, ma quanti aspiranti suicidi maniaci della panna montata simpatici conoscete?

Ultimo combattimento di Chen, L’

Lee morì durante la produzione di questo thriller sul karate. Sei anni dopo Clouse radunò il cast sopravvissuto e con l’uso di controfigure completò il film. Tutto fila lisco fino all’ultima incredibile mezz’ora, in cui Lee combatte contro ogni cattivo uno dopo l’altro, in una delle scene di lotta più esplosive mai realizzate. Panavision.

Un anno vissuto pericolosamente

Nel 1965, un giornalista australiano è inviato a Giakarta, in Indonesia. Rovesciato il governo del presidente Sukarno, il potere cade nelle mani di Suharto, rappresentante dei generali di destra e il giornalista, pur di conoscere la travagliata realtà sociale e politica del Paese, mette più volte in pericolo la propria vita. Vigoroso dramma politico, ricco di ritmo e di tensione. Peter Weir riesce a ricreare il periodo e gli eventi con incredibile meticolosità, con un occhio allo spettacolo e un altro al punto di vista personale dei suoi protagonisti. Linda Hunt, che nel film interpreta i panni maschili di un fotografo nano, vinse un meritato Oscar come miglior attrice non protagonista. (andrea tagliacozzo)

Una bruna indiavolata!

Un giovanotto, avendo vinto una grossa somma al gioco, lascia la natia Torrazze, un paesino vicino Cremona, e si reca a Roma con l’intenzione di darsi alla bella vita. Ma giunto nella capitale, il poveretto viene derubato del portafogli con tutto il denaro. Scatenata commedia, incentrata quasi totalmente sul brio e sulla bellezza di Silvana Pampanini. Uno dei primi film di Ugo Tognazzi, all’epoca ventinovenne. (andrea tagliacozzo)

Up in Central Park

Deludente versione cinematografica di un famoso musical di Broadway ( con molte canzoni in meno rispetto l’originale) in cui una ragazza irlandese, all’inizio del secolo, è a New York per aiutare a rivelare le macchinazioni disoneste del boss Tweed (Price) a Tammany Hall.

Ultimo gigolo, L’

Un romanziere fallito, con una moglie e un figlio che lo amano, è così disperato che accetta l’offerta di uno sconosciuto di lavorare per il suo servizio di scorta. Rimane così coinvolto da una bella donna e, in maniera inattesa, da suo marito, un burbero scrittore, vincitore del Pulitzer, che si avvicina alla morte. Fiaba molto accattivante che crea un mondo tutto suo, e ha abbastanza materiale per tenerlo in piedi (incluse le intense e sincere interpretazioni), e farsi perdonare i difetti. Garcia ha anche co-prodotto.

Un ragazzo… tre ragazze

Su una spiaggia della Bretagna, un ragazzo, mentre aspetta la fidanzata, flirta con altre due ragazze. Nel terzo dei “racconti delle stagioni” Rohmer ci presenta ancora un gioco fatto di menzogne, ma anche il dilemma di una scelta in cui il caso e il disincanto hanno un ruolo determinante.

Ultima battuta, L’

Film ben scritto e con un cast azzeccato su alcuni aspiranti cabarettisti, incentrato su un giovane insolente (Hanks) che ha del vero talento ma anche la tendenza ad allontanare le persone, e su una casalinga e mamma (Field) che si sente portata a diventare una comica. La seria sceneggiatura di Seltzer è compassionevole e credibile e fa in modo di evitare cliché e risposte facili. Field e (specialmente) Hanks sono ottimi; l’attore diventato regista Rydell è perfetto nella parte dell’ipocrita proprietario del night-club/imprenditore. Anche il regista Paul Mazursky compare nella scena d’apertura.

Ultima risata, L’

Classico del cinema muto, interamente “raccontato” dalla macchina da presa, senza didascalie. Jannings è l’orgoglioso portiere di un lussuoso hotel che viene improvvisamente retrocesso: il film descrive la sua completa e devastante umiliazione. Brillanti riprese del pioniere della fotografia Karl Freund, con un’interpretazione magistrale di Jannings. Rifatto, sempre in Germania, nel 1955.